Nella brughiera ricompare il “gobbo maledetto”

Un gruppo di ricercatori per passione ha scoperto gli ultimi resti di un bombardiere silurante SM79, distrutto il giorno di Santo Stefano del 1944: una storia che ora rivive lungo la via Gaggio

Inghiottiti dal bosco, coperti dall’oblio di quasi sessant’anni, i resti del "gobbo maledetto" tornano alla luce a Lonate Pozzolo, come un fantasma di guerra, ritrovati in questa estate piovosa da un gruppo di giovani ricercatori per passione, Unex Project. Il "gobbo maledetto" non è un soldato, ma un aereo, distrutto a terra nell’aeroporto militare Campo della Promessa a Lonate: un trimotore SM79 costruito dalla Siai Marchetti, forse tra i velivoli divenuti più famosi durante la Seconda Guerra Mondiale. Ora i resti sono esposti nel "museo all’aperto" lungo la via Gaggio a Lonate Pozzolo.

«L’aereo di cui ci siamo occupati fu distrutto da un mitragliamento il 26 dicembre 1944» spiega Cristian Mazzucchelli, del gruppo Unex Project (qui il loro sito), che ha lavorato al recupero degli ultimi resti dell’aereo. L’SM79 era stato messo al riparo di un "paraschegge" (nella foto), uno dei 39 edificati dall’Aeronautica della Repubblica di Salò e dalla Todt: un alto terrapieno a forma di C, in grado di difendere i velivoli dalle schegge delle bombe o – almeno in parte – dai bombardamenti. «L’SM 79 aveva una struttura prevalentemente in legno e tela, che andò distrutta nell’incendio seguito al mitragliamento» continuano quelli di Unex. Altre parti "pregiate" – prime tra tutte i tre motori – furono recuperate dai militari, altre compromesse furono saccheggiate dalla popolazione locale, alle prese con il quarto anno di guerra e affamata di ogni cosa si potesse scambiare con cibo o altri beni di prima necessità. Pochi resti rimasero dentro all’area del paraschegge, man mano inghiottita dalla boscaglia e dall’oblio sull’episodio.

A distanza di poco meno di 60 anni, il gruppo Unex Project si è messo sulle tracce dell’aereo. Come spesso accade, si parte dalla memoria e dai racconti, ormai sbiaditi: «Le numerose testimonianze raccolte hanno confermato che durante la seconda guerra mondiale, nei pressi del Campo della Promessa a Lonate Pozzolo, l’SM79 era il modello di velivolo più diffuso». Dietro alla cabina di pilotaggio un mitragliere con un’arma da 13mm difendeva l’aereo: era quella la "gobba" che dà il nome al gobbo maledetto. Nacque bombardiere, ma divenne poi specializzato fin dal 1940 nelle missioni di siluramento, contro la flotta inglese: missioni pericolosissime, con gli aerei che sfioravano le onde avvicinandosi alle navi nemiche, in mezzo a tempeste di proiettili. Anche nei due anni della Repubblica Sociale Italiana – rimasta alleata della Germania dopo l’armistizio – gli aerei si levarono in volo per attaccare le navi inglesi e americane: il 25 dicembre 1944 gli Sm79 attaccarono un convoglio marittimo ad Ancona, affondando una nave da carico da 7000 tonnellate. Il giorno dopo, però, una formazione di cacciabombardieri americani Thunderbolt attaccò Lonate Pozzolo, distruggendo 12 (o secondo altre fonti 14) trimotori.

Tra questi c’era anche l’esemplare finito poi al centro delle indagini del Gruppo Unex, composto da Cristian Mazzucchelli, Daniele Pellizzaro, Elena Tamolli, Alex Briatico e Fulvio Sala: «Fulvio, il "senior" del nostro gruppo, abita proprio dietro al paraschegge in cui si diceva fosse l’aereo: quando sei mesi fa il paraschegge è stato sfalciato e disboscato, abbiamo iniziato la ricerca». Il gruppo UnEx ha setacciato la zona con i metal detector, ritrovando gli ultimi resti: «Tiranti e raccordi dell’aereo, ma anche bossoli delle mitragliatrici». Qualche chilo di metallo, che un membro del gruppo, Elena Tamolli (laureanda in chimica), ha ripulito accuratamente attraverso elettrolisi: i pezzi del "gobbo maledetto" sono stati donati al Gruppo Ricerca Storica Via Gaggio guidato da Ambrogio Milani e da metà agosto sono esposti in una cassetta (nella foto) lungo la celebre strada del Gaggio a Lonate, accanto a parti di aerei tedeschi, bombe da esercitazione in cemento e altri resti dell’aeroporto militare Campo della Promessa. Nel bosco passano centinaia di persone ogni fine settimana, ogni singolo pezzo esposto nel "museo all’aperto" è in grado di raccontare una storia. E i ragazzi di UnEx hanno raggiunto l’obbiettivo enunciato nel loro motto "Documentare per conservare, studiare per valorizzare".

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 27 agosto 2014
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