Renzi: “Tagli per 20 miliardi e investimenti in ricerca e istruzione”

Il premier parla di riforma del lavoro, spending review e privatizzazioni. Sul lavoro il modello è quello tedesco e dei mini jobs, i contratti a tempo determinato flessibile. "All'Italia non servono facce corrucciate ma idee pesanti"

Nel giorno della presentazione della riforma della scuola, il Sole 24 Ore pubblica una lunga intervista del direttore Roberto Napoletano al premier Matteo Renzi. A emergere due diverse visioni politiche: da una parte il direttore del principale giornale economico italiano convinto del fatto che le priorità del paese siano le riforme economiche piuttosto che quelle istituzionali, dall’altra il presidente del Consiglio che non arretra di un millimetro su quanto fatto sin qui. 

Renzi mantiene la barra a dritta soprattutto su alcuni punti in cui Napoletano lo incalza. Sul lavoro il riferimento ribadito dal premier è quello tedesco, «non quello spagnolo». «Sulla riforma del lavoro – dice Renzi – si è fatto un primo accordo importante per decreto, abbiamo corretto un errore grave (il riferimento è alla riforma Fornero) e ci sono già i primi segnali di inversione di tendenza nell’utilizzo dei contratti a termine». Per quel che riguarda l’approvazione del Jobs Act e quindi il superamento dell’articolo 18, che sta già suscitando le prime frizioni in seno alla maggioranza, Renzi si dice fiducioso di una sua approvazione entro l’anno.

Sulla spending review, il premier corregge Napoletano, scettico sui tagli promessi dal governo Renzi (17 miliardi di euro). «I tagli non saranno 17 miliardi – risponde Renzi – ma 20, perché intendo liberare risorse da investire nei settori strategici come l’istruzione e la ricerca senza aumentare le tasse». E alle critiche del direttore che gli rimprovera i soli 3 miliardi di spesa tagliati sin ora, molti a carico degli enti locali, Renzi risponde di essersi «studiato il bilancio dello Stato, sono più di 800 miliardi di spesa pubblica e credo sia arrivato il momento di cambiare metodo. Lunedì incontrerò tutti i ministri con il ministro dell’Economia Padoan e valuterò con loro tagli del 3% per ciascun ministero». 

Sulla politica europea e sulla distanza che separa l’Italia e la Francia dalla politica dell’austerità tedesca, il premier lancia una stoccata ai giornali «su questi temi c’è più coinvergenza di quanto non si legga sui giornali. Noi teniamo fermo il 3% del deficit (il disavanzo fissato dalla Ue tra debito e pil) ma c’è una flessibilità possibile nelle tempistica del fiscal compact: se facciamo le riforme, potremo avere più tempo per il rientro del debito. Il punto decisivo è trovare il modo affinché l’impegno di Juncker sugli investimenti (300 miliardi di euro) promossi e promessi si traduca in realtà e le misure straordinarie di Draghi devono arrivare dall’economia reale». 

Renzi assicura poi di non prevedere una manovra correttiva e di non avere come priorità la privatizzazione di Eni ed Enel, «due società che hanno grandi potenzialità». Sulle critiche alla mancata riforma delle società partecipate, le cosidette municipalizzate, Renzi sostiene che per la materia sia necessario un «disegno organico», mentre per le bordate sul decreto "Sblocca Italia", considerato da più parti troppo leggero, il presidente del Consiglio difende quanto fatto sostenendo che 3,8 miliardi di investimenti «non mi sembrano pochi». 


Redazione VareseNews
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Pubblicato il 03 Settembre 2014
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