Mattoni al posto di fotocamere, in manette il truffatore del “pacco”
Un 36enne è stato arrestato per truffa e rapina per aver messo in piedi un vasto sistema per rifilare mattoni e succhi di frutta ad ignari acquirenti. E chi si rifiutava di pagare, veniva minacciato con un coltello
A seguito di serrate indagini, i militari del Nucleo operativo della Compagnia Carabinieri Gallaratese, hanno tratto in arresto l’autore della rapina avvenuta per strada in Gallarate lo scorso 19 settembre, un 36enne pluripregiudicato di origini napoletane specializzato in truffe e rapine ‘improprie’.
L’arrestato utilizzava il cosiddetto sistema del pacco: truffa ai danni del malcapitato di turno che, dopo avere contrattato l’acquisto di una fotocamera di ultima generazione a prezzo straconveniente, come per magia si ritrovava tra le mani un mattone. Nel caso che lo ha portato in cella, però, non era riuscito a raggirare la vittima prescelta e nella circostanza non aveva esitato a farsi consegnare i soldi mediante la minaccia di un coltello.
L’attività investigativa dei militari dell’Aliquota Operativa della Compagnia Carabinieri di Gallarate, concordata appieno dall’Autorità Giudiziaria Bustocca, è dunque sfociata nell’emissione di un provvedimento di cattura a carico del malvivente.
Il pregiudicato partenopeo (residente nel riminese) che agiva in tutto il nord Italia utilizzando autovetture fornite da prestanomi per sfuggire ad ogni tipo di controllo e per garantirsi l’assoluta impunità, servendosi anche di utenze telefoniche ‘fittizie’. Nonostante tutte queste sue accortezze è stato comunque rintracciato al termine di meticolosi e complessi accertamenti e analisi di ricostruzione delle tracce che lasciava spostandosi a mezzo delle auto di cortesia" di volta in volta utilizzate. Lo stesso è stato tradotto presso la Casa Circondariale di Busto Arsizio a disposizione del pubblico ministero Dr. Pasquale Addesso.
La sua identificazione da parte dei militari della Compagnia gallaratese ha permesso di accertare numerose truffe e rapine impunite commesse in tutta la Lombardia ed in altre regioni del nord Italia nel corso delle quali l’uomo riusciva, nella migliore delle ipotesi, a rifilare borselli contenenti succhi di frutta al posto di telefonini e videocamere di ultima generazione che utilizzava come esca, ricorrendo alle maniere ‘forti’ quando non riusciva a trarre in inganno le vittime prescelte.
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