Via Daniel, arriva Jefferson: ecco chi è il nuovo pivot di Varese
La Openjobmetis ha chiuso l'operazione che era nell'aria da alcuni giorni. Leonardo Piva della "Gazzetta di Mantova" ci racconta pregi e difetti del lungo americano

Alto, rapido, spesso spettacolare ma con qualche pecca nel gioco sui due lati del campo. Questo è – o almeno dovrebbe essere – Johndre Jefferson, pivot americano di 27 anni che sostituirà il deludente Ed Daniel nei ranghi della Openjobmetis. Prima dell’annuncio ufficiale della società biancorossa (il giocatore però è già a Varese e ha svolto un allenamento tattico con alcuni compagni) infatti, è arrivato quello della Pallacanestro Mantovana dove Jefferson ha giocato nell’ultima stagione e mezza, guadagnando sul campo la promozione in A2 Gold (la vecchia LegaDue) e facendosi largo anche nella seconda serie nazionale dove ha segnato 14,1 punti con 9,5 rimbalzi e 1,3 stoppate a partita.
Nell’ultimo periodo però il rapporto tra Jefferson e la Dinamica si è deteriorato, non tanto per il rendimento sul campo (con l’eccezione della partita giocata a Ferentino) quanto per una serie di gesti indisciplinati in settimana che hanno portato alla rottura e contribuito allo sfogo del presidente virgiliano Negri che in queste ore sta facendo il giro del web.
Al di là di ciò, e al di là delle statistiche che possono dire bugie o nascondere verità, abbiamo interpellato chi ha seguito da vicino le evoluzioni sul parquet di Jefferson in queste due stagioni: il giornalista Leonardo Piva, che scrive di basket sulla "Gazzetta di Mantova".
«Cominciamo dall’attacco – racconta Piva – perché Jefferson è prima di tutto un giocatore rapido e atletico nonostante sia molto alto: ama schiacciare ed è in grado di andare in contropiede, perché sa gestire la sua velocità. L’altro pregio evidente è la capacità di andare a rimbalzo, e in questo le cifre non mentono».
Dove invece Jefferson è carente? «Pur essendo un lungo, non ha gioco "spalle a canestro" in posizione di post basso (e cioé al limite dell’area sul fondo del campo ndr) e non è dotato di un buon tiro. Infatti preferisce la conclusione in appoggio o in schiacciata, e in questo è anche piuttosto bravo a sfruttare ogni piccolo varco che gli viene concesso. Da fuori però non tira praticamente mai, e anche da un raggio ridotto non ha una gran mano. L’altro problema emerso qui a Mantova è la scarsa capacità nel portare i blocchi, un aspetto su cui non è mai migliorato: non a caso gli esterni della Dinamica hanno atteso con ansia il rientro di Ryan Amoroso e sono ben più in sintonia con Wojciechowski, ben più abili a far partire l’azione».
Le perplessità dei tifosi di Varese su un pivot di 2,07 che pesa poco più di un quintale riguarda la tenuta in difesa in un campionato di categoria superiore qual è la Serie A. «La difesa non è il suo lato forte – prosegue Piva – però è una parte del gioco nella quale si applica: ha un buon senso per la stoppata e, come ho già detto, è abile a cercare e trovare il rimbalzo. In A2 Gold ha vinto quasi tutti i duelli, e il solo giocatore con cui ha faticato è stato Michele Maggioli che ha esperienza, stazza ma anche ottima tecnica».
Dal punto di vista disciplinare, Piva stesso è rimasto stupito delle manfrine recenti. «Johndre non è una testa calda: è un ragazzo piuttosto timido che è sempre stato disponibile nei confronti di tifosi e stampa e infatti il suo comportamento recente mi ha sorpreso. Forse è stato influenzato dai suoi agenti, o forse – essendo stato l’unico confermato dopo la promozione – ha pensato di essere stato l’unico artefice del passaggio di categoria. Comunque è soprattutto in settimana che è emerso questo comportamento, sul campo ha quasi sempre fatto il suo dovere».
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