L’ambulatorio per i clandestini è un servizio da potenziare

Dal 2009, l'associazione "I colori del mondo" ha aperto un ambulatorio medico dedicato ai clandestini. In sei anni sono stati visitati 482 utenti provenienti da 40 paesi

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Un ambulatorio medico per irregolari e senza tetto. È gestito da medici e infermieri volontari al fine di assicurare il diritto alla salute sancito dalla nostra Costituzione ma anche per aiutare chi soffre ed è malato. Il bilancio di questi primi 6 anni di attività è stato tracciato questa mattina nella sede delle Acli di via Speri della Chiesa 9, lo stesso indirizzo dell’ambulatorio “progetto sanità di frontiera” aperto ogni martedì e venerdì dalle 18 alle 20 ( nr 329 0723770).

« L’ambulatorio nacque in un momento difficile – ha ricordato Ruffino Selmi, vice presidente Acli provinciale e portavoce del progetto – Era stato deciso l’obbligo per i medici di denunciare gli irregolari. Ci fu, però, un sostegno forte da parte di alcune associazioni che vollero proseguire questa attività e assicurare l’assistenza a quanti non venivano ricompresi nel servizio sanitario nazionale. Poi, nel 2011, un accordo con la Regione Lombardia ha permesso di avere un ricettario regionale e l’ambulatorio è diventato regolare e sottoposto ai controlli in ambito sanitario».

In questi 6 anni di attività sono passati 482 utenti provenienti da 40 paesi diversi. La nazionalità più rappresentata è l’Ucraina, seguita da Albania, Marocco, El Salvador e Bangladesh, ma ci sono stati pazienti dall’Asia, dal centro America, dal Sud America, dal Nord Africa, all’Africa subsahariana e dall’Europa extra UE. 

Nell’ambulatorio lavorano 8 medici, 10 infermiere, 4 psicologi, 1 fisioterapista e 15 volontari addetti all’accoglienza, all’accompagnamento e alle prenotazioni.

«Ora abbiamo raggiunto un’intesa con Asl e azienda ospedaliera a cui togliamo un buon numero di pazienti che altrimenti andrebbero a intasare il PS – ha spiegato il dottor Filippo Bianchetti , medico – Vorremmo arrivare a coinvolgere anche altre realtà nella provincia per non rimanere l’unica offerta di questo tipo. Ci sono regioni dove l’assistenza è garantita, in Lombardia avviene a macchia di leopardo. Solo a tutti i bambini è assicurato il pediatra di libera scelta».

Nell’ambulatorio si sentono esperienze di ogni genere, storie di vita spesso difficile: « Noi facciamo costantemente dei corsi di formazione per migliorare la nostra capacità di assistenza e accoglienza – ha spiegato ancora il dottor Bianchetti – è un’esperienza impegnativa e complicata da tanti fattori: dalla lingua, alla cultura, agli usi diversi. Qui da noi non è mai arrivato un cinese perché, certamente, avrà altri canali curativi. Per le donne abbiamo personale medico e infermieristico femminile. A volte riusciamo a intervenire tempestivamente e chiedere visite specialistiche che, poi, si rivelatenoeterminanti a salvare una vita. A volte ci capita di incontrare anche furbetti che non visitiamo. Sono passate persone con il tumore, o malattie neurodegenerative, pazienti in attesa di trapianto. Abbiamo assistito cittadini che hanno perso l’occupazione in seguito a incidente sul lavoro».

I medici segnalano, dunque, i casi che hanno bisogno di cure specifiche all’ospedale che rilascia una specie di permesso semestrale per ottenere assistenza.

Per far conoscere il servizio, sabato 7 marzo, nella sede varesina delle Acli si svolgerà una giornata di sensibilizzazione “Immigrazione e salute”. Avrà inizio alle 16.30 e vedrà la presentazione anche del progetto camper, l’idea di un ambulatorio itinerante per raggiungere più persone e promuovere così sia l’ambulatorio sia l’idea da replicare in altri territori. Dal 2009, l’associazione “I colori del mondo” ha aperto un ambulatorio medico dedicato ai clandestini. In sei anni sono stati visitati 482 utenti provenienti da 40 paesi

di alessandra.toni@varesenews.it
Pubblicato il 04 Marzo 2015
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