Passione e coraggio, tre nuove vie aperte in val d’Ossola da un varesino

Durante l'estate 2015 Tommaso Salvadori, 37 anni, con vari compagni ha aperto tre nuove vie sulla cresta rocciosa che dalla Cima della Freghera (2726m) scende fino alla quota 2337

Freghera, la scalata di Tommaso Salvadori

Durante l’estate 2015 Tommaso Salvadori, 37 anni, cresciuto a Casale Litta e trasferitosi a Cazzago Brabbia per amore, padre di quasi tre figli (il terzo è atteso a giorni),  con vari compagni ha aperto tre nuove vie sulla cresta rocciosa che dalla Cima della Freghera (2726m) scende fino alla quota 2337. Appassionato di arrampicata sportiva fin da giovanissimo (fondò con alcuni amici il gruppo “Avanzi di cantiere”), iscritto al Cai, ci racconta la sua bella avventura estiva in val d’Ossola.

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Le prime esplorazioni su queste pareti risalgono alla fine degli anni 90′ con 3 vie classiche (dimenticate) mentre per vedere la prima moderna bisognerà aspettare il 2003…poi il silenzio. La roccia, come la definisce Alberto Paleari nel suo “Le più belle vie di roccia dell’Ossola dal I al V grado” è meravigliosa, forse la più bella della Val Formazza, il tutto in un ambiente di inesplorata bellezza.

Ho avuto la fortuna di sentire la storia di questa piccola Valle direttamente dai suoi primi esploratori, quando mossi i miei primi passi verticali, e nemmeno lontanamente immaginavo che avrebbe fatto parte della mia vita in maniera così forte e profonda.
E credo che nemmeno loro immaginassero che le loro vite si sarebbero intrecciate in un legame così intenso  con la montagna: Pietro Garanzina e Davide Broggi infatti divennero Guide Alpine, Luca Galbiati membro del Soccorso Alpino e Monica Gemelli accompagnatrice di Media Montagna.

Aprirono sulla quota 2337 due vie classiche, “Franz e Clara” e “Tra Passato e futuro”, con pochi chiodi e protezioni veloci data la conformazione della roccia, compatta ma fessurata, ma soprattutto con placche riccamente lavorate a “funghi”. Fu questo che mi colpì nel settembre del 2014 quando, dopo essere stato a una serata di Alberto Paleari dove presentava la sua ultima fatica letteraria sulle vie di roccia più belle dell’Ossola,  andai col mio collega Alby a ripetere una via moderna che parecchi anni dopo era stata aperta su quel triangolo roccioso perfetto, dalle navigate Guide Alpine Burlone-Giovanola, come dire, una garanzia alla qualità del luogo.

Inoltrandomi poi nella Valle, mi resi conto che tutta la costiera che terminava con la Cima della Freghera era di roccia ottima e per di più, in un ambiente grandioso e solitario, da sembrare lontano anni luce dai motori e dalle grida dei turisti alle Cascate del Toce. Non ci misi molto a decidere che sarei tornato ad aprire qualcosa e non immaginavo che durante l’estate 2015 sarei salito per sei volte in compagnia di diversi amici per completare e ripetere  tre vie, ognuna con un valore e un significato diverso.

Già salendo da Sotto Frua (non è il sentiero riportato dalla relazione perchè a mio avviso più duro però ancora percorribile) a piedi ci si immerge in un ambiente incontaminato e intatto, dove la natura fa da padrona.
I boschi di larici dopo quota 1900 lasciano spazio a una piccola distesa di pascolo che poi diventa pietraia che culmina a quota 2700 con la Bocchetta del Gallo che la collega alla Val Vannino.

Le tre Alpi: Freghera di sotto, di mezzo e superiore ormai in rovina.

Ai primi di giugno con Claudio entriamo nella Vallone ancora innevato. Nella mia testa, come in un vortice, passano i ricordi di mia nonna “Bee” che a gennaio se n’è andata, del mio terzo bimbo che a settembre nascerà, dell’essere lì con Claudio con il quale  non ho mai aperto nulla ma al quale devo forse tutto quello che ho imparato sulla scalata. A quel tarlo della sua via aperta 30 anni prima sul Pizzo Bianco e alla voglia ancora di mettersi in gioco e vedere la montagna, le salita, sempre con occhi diversi.

03_Apertura_L1_Il_Sale

La giornata corre veloce, la via anche, corre proprio su quello spigolo che mi ero immaginato sulla quota 2337, tutto fila liscio senza intoppi senza ritardi, in maniera perfetta. La chiamiamo “Il sale della Terra”, nome liberamente tratto dal film documentario sulla vita del grande fotografo Sebastiao Salgado. A luglio il nevaio sotto la quota 2500 esposta a nord pare essersi parecchio assottigliato, così nel primo week and libero salgo con Jimmy e Marco e attacchiamo proprio al centro.

Con Marco, ormai amico di vecchia data, non ho mai aperto nulla e ci si vede troppo poco, anche se conservo dei bellissimi ricordi di giornate passate in Verdun e nel suo regno, Rocca la Meja…Con Jimmy vado a memoria. Anche qui procediamo senza troppi problemi su roccia molto bella e lavorata e arriviamo a metà pomeriggio in vista dell’uscita, ma in pochi minuti siamo sorpresi da un temporale che arriva dalla vicina Val Vannino, così in fretta e furia buttiamo le doppie tra fulmini e saette. Giunti alla base rispunta il sole!

Così pochi giorni dopo torno solo con Jimmy a concludere e sistemare la via. Salendo ci rendiamo conto di non essere i primi a scalare la  parete, troviamo più a sinistra, punti di sosta con chiodi e fix oltre a cordoni marci. Il suo nome “Invictus”, infatti, non deriva  dal “non vinta”, ma dall’intento di Jimmy di dedicarla a un amica che poco tempo prima aveva subito un grave infortunio in montagna. E’ il titolo di una poesia usata da Nelson Mandela per alleviare gli anni della sua prigione durante l’Apartheid

E arriviamo ad Agosto. Con Claudio dopo aver aperto e ripetuto “Il sale della Terra” ci eravamo ripromessi di aprire un’altra via questa volta però in compagnia del suo socio storico, Giampaolo “Eskimo”, come piace chiamarlo a me, anche se ormai prossimo alla sessantina, uno degli scalatori più grintosi che abbia mai conosciuto. Uno di quelli che non esiste un week end senza tirar tacche e se proprio succede è per un lavoro inderogabile o perchè il cielo proprio non lo permette!

Il suo grosso limite però sono gli avvicinamenti: dopo anni passati sulla fascia a mordere i polpacci agli avversari, le ginocchia lo hanno salutato e sono andate in pensione e così ora resta in piedi a iniezioni di acido ianuronico! Così dopo un lavoro diplomatico durato tutto l’inverno riusciamo a convincerlo, con la promessa di portare noi tutto il materiale e salendo al suo passo.

La via la considero la più riuscita, anche se il secondo tiro nettamente più difficile del resto scoraggerà gli aspiranti ripetitori, però i tiri sono uno più bello dell’altro passando dalle placche a funghi alle fessure micro e giganti ai muri verticali ai piccoli strapiombi. Scesi al parcheggio di La Frua, stesso parcheggio per ammirare la Cascate del Toce, restano ormai pochi turisti anche perchè inizia a cadere qualche goccia di pioggia. Eskimo mi guarda e mi dice: “Dopo una gionata così mi sembra di avere 30 anni di meno!”. Anche per questo la via si chiama “Elisir di giovinezza” e anche per questo poco dopo in un locale a Ponte faremo festa e poi anche a Fondovalle passando a trovare un amico. Morale, salito in auto mi sveglierò giunto praticamente a casa. Commento ironico di Claudio: “Di compagnia oggi”…

Voglio chiudere ringraziando Alberto Paleari perchè senza quella sua serata e quella sua “dichiarazione d’amore” per le montagne dell’Ossola non avrei guardato le cose con gli stessi occhi. A volte abbiamo bisogno di sostegno di complicità abbiamo bisogno di motivazioni. Non ho avuto il coraggio di dirti caro Alberto, che quando ho iniziato a scalare sei stato uno dei miei riferimenti e che al posto di pranzare al Liceo, spendevo quelle 10 mila lire per Alp che conteneva anche la tua rubrica di storie fantastiche e di personaggi mitici. Senza poi parlare delle tue vie che ho ripetuto in tutti questi anni. E per questo non resto indifferente e rilancio il tuo grido di dolore su ciò che sta succedendo nelle “nostre Valli” nel silenzio più assordante: “…La Valle Antigorio è la più sfregiata, qui si continua a cavare il serizzo con mezzi sempre più moderni e devastanti. A Premia, davanti ai nuovi stabilimenti termali è stato fatto scempio, in pochi mesi, di un’immensa parete di gneiss, più avanti le vecchie cave di Foppiano sono state triplicate, quadruplicate, e i draghi avanzano, salgono le pendici delle montagne, sono arrivati in Val Formazza, bisogna fermarli. Bisogna fermarli: cittadini dell’Ossola, è a voi che mi rivolgo, se amate il vostro territorio e se volete lo sviluppo turistico della vostra Valle fermate le cave. La civiltà di un paese si misura da quanto i suoi cittadini hanno saputo conservarne la natura…”.

E mi permetto di aggiungere, senza se e senza ma!
Tommaso Salvadori

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Accesso:
Dalla Superstrada per il Sempione uscire a Crodo (Valli Antigorio-Formazza). Continuare sulla provinciale seguendo le indicazioni per le cascate del Toce. Giunti in località La Frua ( 1681m) sopra la cascata, si lascia l’auto nell’ampio parcheggio. 45 km da Domodossola.
Avvicinamento:
Proseguire sulla strada asfaltata per circa 50m fino ad incontrare una palina segnaletica per Alpe Freghera-Bocchetta del Gallo sulla sinistra.
Dopo un tratto pianeggiante, su un basamento in cemento armato si trova l’indicazione “Vannino”, e si inizia a salire con tratti nella boscaglia.
Dopo circa 30 min. si incontra una vecchia strada e si prosegue a sinistra con un lungo traverso in falso piano fino a giungere a dei rustici diroccati.
Si prosegue e in prossimità di una grossa depressione nel terreno tramite una ripida discesa si entra nel Vallone della Freghera.
Stare attenti in questo punto a non proseguire la discesa che porta All’Alpe Freghera di mezzo (Baita isolata tra grossi massi), ma procedere con un’ esile traccia sulla destra in falso piano che in breve conduce all’Alpe Freghera Superiore (2082m)
Non si vede l’alpe, che  in realtà non è altro che una singola baita riparata dietro dei massi, sulla sinistra della Valle e che si noterà salendo verso le pareti.
Poco dopo si abbandona il sentiero per la Bocchetta del Gallo puntando a sinistra  verso le evidenti pareti.
Seguendo gli ometti e salendo sempre verso sinistra si giunge alla Q.2337 (1.20 min), proseguendo a mezza costa tra prati e pietraie si giungerà alla Q. 2500 (1.45min).
Periodo:
Per Q. 2337 da giugno a Settembre, per la Q. 2500 da Luglio a settembre, si consiglia per quest’ ultima una picozza a inizio stagione per la presenza di un nevaio.
Acqua fino alla Alpe Freghera

Le Vie:

Q.2337 Parete Est
1. Via “Burlone-Giovanola” (G. Burlone, A. Giovanola 2003)
160m V max RS2 II
Corde da 60m 8 rinvii frieds fino al 2 Bd, Discesa in doppia sulla via o sul “Il Sale della Terra”
L1- Dall’attacco in centro parete salire a un diedro. Poi su belle placche piegare verso destra a un fix con catena, superare uno starpiombino e guadagnare la sosta. 35m V
L2- Verso destra salendo un muro fessurato e una successiva placca, uscire a destra in prossimità dello spigolo, ignorare una vecchia sosta, e raggiungere quella con un cordone. 45m V
L3- Verso sinistra su placche fessurate. 25m IV+
L4- Verso sinistra su placca facile fino a rimontare un muretto appigliato. 25m V-
L5- Verso destra sopra il muretto, e per rocce rotte fino alla cima. 30m IV

2. Via “Il Sale della Terra” -A Bee- (T. Salvadori, C. Castiglione 06-06-2015)
160m 6a max (6a obbl.) RS3 II
Corde 60m 8 rinvii friends fino al 2 Bd, Discesa in doppia saltando S1.
L1- Dall’attacco all’estrema destra della parete si sale una facile placca fessurata fino a sostare a destra di un pilastro. 20m 5a 2 fix
L2- Seguire lo spigolo, ora più verticale su roccia lavorata ma con chiodatura  distanziata. Giunti sotto un tettino, traversare verso sinistra (fix non visibile e chiodatura obbligata) fino a guadagnare la sosta. 30m 6a 5 fix
L3- Ancora lungo lo spigolo  fino ad uscire su belle placche verso sinistra fino la sosta. 30m 5c 5 fix
L4- Piegare verso destra seguendo una fessura a quarzi, rimontare in placca e dopo una piccola cengia proseguire dritti piegando verso sinistra all’ uscita in vista della sosta. 30m 5c 3 fix
L5- Rimontare il piccolo strapiombo e per rocce rotte guadagnare la cima. 50m 5a 1fix
Nb. Uscita in comune con la via precedente

Q. 2500 Parete Nord

3. Via “Elisir di Giovinezza” (T. Salvadori, C. Castiglione, G. Tomasini 11-08-2015)
200m 6c max (6a obbl.) RS3 II
Corde 60m 10 rinvii friends fino al 3 Bd, Discesa in doppia sulla via.
L1- Si attacca una facile fessura che presenta un delicato passo d’uscita, proseguendo in placca si guadagna la sosta. 50m 5c 4 fix
L2- Piegare a destra verso un’impressionante lama staccata, rimontarla e proseguire su spigolo verticale con uscita in placca obbligata e chiodatura distanziata. Aggirare poi un pilastro verso destra sul quale si sosta. 30m 6c 7 fix
L3- Salire la fessura di destra con sasso incastrato, ristabilirsi su un terrazzino e affrontare il muretto finale su roccia lavorata. 50m 5c 3 fix
L4- Salire dritto su placca con ingresso delicato, poi più facile fino a vincere un tettino e per facile placca guadagnare la sosta. 50m 5c 7 fix
L5- Muretto iniziale non facile, poi per rocce rotte guadagnare la cresta sommitale. 20m 5c 2 fix

4. Via “Invictus” – A Eleonora- (T. Salvadori, J. Palermo, M. Bernini 06-07-2015)
210m 5c max (5c obbl) RS2 II
Corde 60m 10 rinvii friends fino al 2 Bd, Discesa in doppia sulla via.
L1- Facile fessura iniziale seguita da placca super lavorata con lama. 50m 5a 5 fix
L2- Dritti a proteggere la fessura, piegare leggermente a sinistra e per placca si guadagna la sosta.
L3- Delicato passo iniziale su vena di quarzo seguita da una splendida placca con chiodatura sportiva. 50m 5c 6 fix
L4- Dritti oltre la cengia su placca lavorata seguita da un piccolo muretto per guadagnare la sosta. 50m 5a 4 fix
L5- Rimontare e proteggere la fessura e uscire su muretto lavorato, poi per rocce rotte si sosta poco sotto la cima. 30m 4c 1 fix
Per entrambe le vie, camminando oltre l ‘ultima sosta,  in pochi minuti  si raggiunge la cima. Prestare attenzione, terreno con roccia friabile!

NB. In caso di emergenza abbiamo attrezzato una discesa più rapida evitando tutta la pietraia fatta in salita.
Dalla base delle parete scendere dritti faccia a valle fino a guadagnare il bordo di una fascia rocciosa che si segue verso destra fino a un grosso ometto.
Doppia da 60m, da evitare a inizio stagione per la presenza di un nevaio dove deposita.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 15 settembre 2015
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