Uno scienziato varesino firma il più completo studio sulle piante

Il professor Cerabolini dell'Università dell'Insubria ha lavorato nell'equipe internazionale che ha realizzato il più completo studio sui vegetali esistenti

piante guerriere: mostra

Il più completo studio sui caratteri morfologici e funzionali delle piante è stato pubblicato on-line da Nature alla fine mese di dicembre 2015: www.nature.com/nature/journal/vaop/ncurrent/full/nature16489.html. 

Altezza delle piante, superficie delle foglie, peso dei semi, azoto contenuto nelle foglie, biomassa e densità di foglie e fusti sono stati analizzati da studiosi di 14 paesi coordinati dalla scienziata argentina Sandra Diaz, direttrice del Núcleo DiverSus all’Instituto Multidisciplinario de Biología Vegetal, Universidad Nacional de Córdoba.

Tra gli scienziati che hanno lavorato anche un botanico italiano, il professor Bruno E.L. Cerabolini dell’Università degli Studi dell’Insubria, lo stesso che ha collaborato all’allestimento della mostra aperta ai Musei civici di Varese e dedicata alle piante guerriere. Proprio domani, sabato 16 gennaio, al museo il docente terrà una conferenza dedicata al “carattere delle piante”

“The global Spectrum of plant form and function” ha trasformato le piante in numeri, indagando le caratteristiche (traits) di quasi un quarto delle piante esistenti sulla Terra – dalla minuscola Arabidopsis, utilizzata come organismo modello negli studi di genetica vegetale, alla maestosa sequoia, dal rovo al noce del Brasile, dalla canapa all’Araucaria, dalla ninfea alle acacie delle savane. Quello che è emerso è che gli aspetti fondamentali della forma e della funzione della piante, come ad esempio le dimensioni delle piante intere, delle foglie e dei semi, ma anche le proprietà fisiche e chimiche dei loro tessuti, tendono a combinarsi tra di loro secondo poche modalità comuni, selezionate dall’ambiente nel corso dell’evoluzione.

Bruno Cerabolini

«In pratica non esiste un numero di combinazioni infinito nel mondo vegetale – spiega Cerabolini – ad esempio, banalmente, una pianta di piccole dimensioni con dei semi enormi in natura non esiste, ci sono dei limiti biofisici che lo impediscono. Lo Spettro globale dei caratteri delle piante ci permette di vedere come ciascuna specie si colloca funzionalmente rispetto al resto del mondo vegetale, e di poter prevedere il suo comportamento all’interno degli ecosistemi».

Il ruolo dell’Università degli Studi dell’Insubria è stato quello di fornire dati accumulati nel corso di venti anni, in particolare quelli relativi al contenuto di azoto delle foglie, e soprattutto quello di procurare informazioni sulle piante acquatiche di laghi e fiumi «uno studio non semplice, quest’ultimo, proprio per le difficoltà legate alle misurazioni delle loro caratteristiche, sia in campo che in laboratorio» commenta Cerabolini. «Ora che possediamo un potente strumento di classificazione funzionale delle piante, bisogna subito rimettersi al lavoro, trasferendosi al livello degli ecosistemi. Solo così potremo avere una realistica valutazione dei servizi gratuitamente offerti dalle comunità vegetali come la capacità di produrre biomassa anche per altri organismi, uomo compreso, di depurare l’acqua e l’aria, di regolare il clima, e di offrire un ambiente esteticamente e culturalmente valido per il benessere umano» conclude il botanico.

di alessandra.toni@varesenews.it
Pubblicato il 14 gennaio 2016
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