Da Varese all’Australia, storia di Ivan e Sara: quarant’anni in due

Da uno scambio di battute sulla pagina Facebook di Varesenews nasce la narrazione di un'avventura. Partire a vent'anni per cercare lavoro: loro l'han fatto

Da Varese all'Australia, per allevare cavalli

Quella che vi proponiamo è una delle tante storie che parla dei nostri figli, dei ragazzi italiani.

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Lui è Ivan e ci ha mandato un messaggio sulla nostra pagina Facebook con una bellissima foto scattata in Australia. Noi gli abbiamo chiesto che cosa facesse lì ed è nata la conversazione che vi riportiamo.

Ivan ha 22 anni e Sara, la sua ragazza e compagna di avventure, 21. Ci vuole coraggio per fare scelte come queste e oggi in Italia sono molti i ragazzi che cercano fortuna all’estero. Torneranno? Chi lo sa. Ivan dice che ha nostalgia della pizza e…dell’acqua del rubinetto. Forse se avesse un lavoro qui, potrebbe anche pensarci.

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Magari non vale ma come varesino all’estero, visto che lavorare coi cavalli non è male, ma la foto è di stamattina: Hunter Valley – Australia!

Noi: ciao Ivan che ci fai in Australia. Ci racconti qualcosa?

Ivan: Volentieri. Tutto ha avuto inizio il 9 febbraio 2016. Pensavo già da qualche anno al fatto di voler partire per l’Australia finiti gli studi.

Ho parlato con la mia morosa e abbiamo capito che entrambi volevamo provare ad essere indipendenti, cosa quasi impossibile in Italia ormai senza un lavoro fisso (io ho 22 anni, la mia compagna ne ha 21) e così abbiamo cercato su internet le migliori destinazioni al mondo in cui andare per poter lavorare coi cavalli.

Cercando il lungo e il largo sono entrato in contatto con un ragazzo su facebook che era venuto nel mio attuale posto a lavorare sempre coi cavalli ma come veterinario. Presi i voli, passaporti, dollari australiani e tanta voglia d’esperienza siamo partiti. Arrivati a Brisbane abbiamo tentennato i primi tre o quattro giorni: le cose sono molto diverse dall’Italia, qua in 3 ore abbiamo fatto entrambi il conto bancario, la medicare (assicurazione che ti copre per i primi 6 mesi, già compresa con il visto) ed il TFN o Tax File Number.

Fatto tutto ciò ci siamo presi i primi giorni per adattarci al fuso orario:  abbiamo vissuto i primi giorni in un ostello con molti altri backspakers come noi, ognuno con la propria storia. Brisbane ci piaceva ma non era il posto che faceva per noi così cercando su gumtree (una specie di nostro subito.it) mi sono messo in contatto con una coppia di francesi che doveva vendere il loro Pajero 3000 v6 (auto improponibile in Italia tra bollo, assicurazione e benzina da pagare dato che fa i 7.5km/lt) e tra una trattativa e l’altra l’abbiamo comprato per 2800aud (circa 1800 euro ndr); la cosa bella è che la macchina è dotata di letto al posto dei sedili posteriori e del baule per poter campeggiare ovunque si possa campeggiare, ed in Australia è pieno di Camping point. Una volta avuta la macchina abbiamo preso tutte le nostre cose e siamo partiti cercando il primo campeggio utile nella zona in cui sarebbe stato più facile trovare lavoro nelle farm.

Siamo arrivati così a Stanthorpe, un delizioso paesino australiano, case basse e strade larghe su colline che sembrano non finire mai. Siamo andati all’harvest office job, ed in mezza giornata abbiamo trovato lavoro per 4/5 giorni  in un vigneto di una signora 76enne italiana in NSW al confine col Queensland, che aveva bisogno di aiuto per finire la stagione; la paga era a “bucket” cioè a cestelli riempiti di grappoli di uva (a cottimo).

Abbiamo lavorato 3 giorni e mezzo conoscendo 5 ragazzi tedeschi e 3 ragazze di Bolzano: come prima esperienza non è stata male, ma io e la mia morosa ci siamo chiesti “siamo già in New South Wales, perché non proviamo a cercar lavoro coi cavalli da subito?”

Detto fatto, la mattina dopo eravamo già bella rinomatissima Hunter Valley dopo 5 ore di viaggio:  arrivati in questo magnifico far west australiano abbiamo iniziato subito a cercare ed anche questa volta in mezza giornata abbiamo trovato il nostro primo lavoro coi cavalli (troppo bello per essere vero): di fatti dopo qualche giorno di ricerca e di domande nel campeggio in cui viviamo tutt’ora è saltato fuori che la nostra paga, seppur con alloggio fornito era davvero ridicola. Durante la nostra settimana lavorativa abbiamo girato altre scuderie e indovina un po’? Abbiano trovato un altro lavoro, in regola, con tanto di contratto, paga ottima e casa fornita direttamente dalla scuderia solo per me e la mia morosa.

Tutt’ora lavoriamo in questa scuderia, una tra le più rinomate di tutta Australia, con gente squisita che ci sta insegnando ogni giorno cose nuove, l’esperienza per ora mi sta soddisfacendo anche se ammetto che un po l’aria di casa mi manca, la pizza ma soprattutto l’acqua. Qua l’acqua ha un odore di cloro insopportabile e non è potabile quindi o la si compra al supermercato o si beve quella piovana (come fanno tutti).

Sono felice d’aver fatto questa scelta, anche se secondo la mia morosa era un po’ affrettata, perché finalmente abbiamo una casa, una stipendio migliore rispetto a quello che un 22enne normale ottiene in Italia e sono felice perché son certo che per entrambi ma soprattutto per la mia morosa che addestra e alleva cavalli da 15anni (da che era bimba) questa esperienza le servirà tantissimo.

Per ora “in breve” è tutto, in fin dei conti abbiamo solo comprato una macchina dormito in 11 posti diversi e cambiato 3 lavori. Abbiamo altri 11 mesi da scoprire e una vita da vivere

Ho davvero tante emozioni da raccontare.  Fa strano sapere che scrivo a voi dall’Australia quando passavo davanti la vostra redazione tutti i giorni per andare a lavoro visto che abitavo a Castronno

(ps. Buona notte a tutti: qua sono le 19.08, siano dieci ore avanti)

Ivan e Sara

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 13 marzo 2016
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Commenti

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  1. Scritto da Felice

    Azzo! Son l’unico ex-ragazzo che è riuscito a farsi un lavoro, una casa e una famiglia in Italia senza dovermi rintanare dietro la coperta del cervello in fuga!
    Cappero! Mi dovrebbero dare la medaglia al valor civile visto che sembra essere impresa ormai impossibile.
    Comunque sulla frase “Ivan dice che ha nostalgia della pizza e…dell’acqua del rubinetto” ho chiuso l’articolo…era troppo da “Cervello in fuga postato sul Fatto Quotidiano”

    1. Roberta Bertolini
      Scritto da Roberta Bertolini

      La risposta s’è l’è dato da sola, Felice: “ex ragazzo”, un tempo era moooooolto diverso (e comunque in questo caso nessuno ha parlato di “cervelli in fuga”)

  2. Scritto da Ledo

    Mah, a giudicare da certi commenti sembra che di cervelli in Italia ne siano rimasti davvero pochi…

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