Binda resta in carcere, no al ricorso
Alla base della proroga disposta dal gip di Varese Anna Giorgetti c'era proprio la sussistenza del pericolo di inquinamento probatorio
Il Tribunale del Riesame di Milano ha respinto il ricorso presentato dai difensori di Stefano Binda, l’uomo accusato di omicidio volontario per la morte di Lidia Macchi, avvenuta il 5 gennaio del 1987. Binda è stato arrestato lo scorso 15 gennaio ma i suoi avvocati avevano presentato un ricorso contro la proroga della custodia cautelare, eccependo sulla insussistenza del pericolo di inquinamento delle prove.
Alla base della proroga disposta dal gip di Varese Anna Giorgetti c’era proprio la sussistenza del pericolo di inquinamento probatorio. Nelle scorse settimane la Cassazione aveva confermato il carcere per Binda, difeso dagli avvocati Sergio Martelli e Roberto Pasella. E’ prevista per oggi, mercoledì 25 maggio, nel corso di un’udienza davanti al gip di Varese Anna Giorgetti, la nomina di due nuovi periti, un genetista e un tossicologo,
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Decisione prevedibile, scontata e vergognosa. Ma bisogna capirli: non possono sconfessare il nulla probatorio su cui è basata l’accusa. Pericolo di inquinamento delle prove? Vadano a prendersela con gli inquirenti che le prove le avevano e le hanno distrutte. Perchè devono andare a molestare e a rovinare la vita di uno che non c’entra nulla?