Nuove assegnazioni di profughi, tocca a Ferno e Lonate
Confermato l'arrivo di nuovi richiedenti asilo nei due paesi. "Costretti a subire l'imposizione dal governo centrale"
Arrivano nuovi richiedenti asilo a Ferno e Lonate Pozzolo: la notizia era nell’aria da tempo ma soltanto qualche ora fa il Sindaco di Ferno Mauro Cerutti ha ricevuto la chiamata ufficiale da parte del Prefetto di Varese e ha potuto confermare quindi la novità. A Ferno arriveranno 17 richiedenti asilo per tramite della cooperativa che si è aggiudicata un appalto per la gestione di una cinquantina di migranti che saranno smistati tra Ferno e Lonate Pozzolo. Saranno principalmente donne e bambini.
Naturalmente, come pressoché in ogni altro caso, il sindaco non ha gradito l’assegnazione, evocando motivi di inadeguatezza: «Ho fatto presente al Prefetto tutte le mie perplessità in merito a questa decisione – spiega Cerutti – senza poter far nulla per sventare la circostanza. Del resto, di fronte a questa emergenza rispetto a cui lo Stato centrale non sta facendo nulla, anche il nostro paese si trova costretto a subire questa imposizione. Quello che abbiamo cercato di fare come Amministrazione – aggiunge il Sindaco Cerutti – è stato contenere il più possibile l’impatto sul nostro territorio, riuscendo se non altro a limitare notevolmente i migranti in arrivo, stabilito inizialmente nel numero di trenta».
Ferno e Lonate Pozzolo sono i due comuni del CUV che ancora non avevano avuto assegnazioni di migranti, a differenza ad esempio delle comunità corpose presenti a Samarate (dove la questione ha fatto molto discutere) o a Somma. Per quanto riguarda Ferno, i 17 profughi dovrebbero alloggiare in un’abitazione privata di via Garibaldi, appena ai margini del centro del paese.
Cerutti lamenta che il Comune viene informato a giochi fatti (gli accordi vengono presi tra Prefettura, proprietari di case, cooperative ed enti privati di gestione). Il sindaco di Ferno certo non getta la croce addosso ai migranti («sono spesso persone sfortunate in fuga da orribili guerre e da situazioni terribili») ma se la prende con lo Stato e il governo, chiedendo che si muova per «fermare questi sbarchi incontrollati». E richiama la questione delle risorse, che pure sono in gran parte stanziate dall’Unione Europea: «Da dove saltano fuori i soldi per far fronte a tutto questo? A fronte di migliaia di nostri concittadini che dopo aver perso il lavoro, la casa e la propria stabilità e sono costretti a vivere nell’indigenza».
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