Ecco perché la gente di Cuvio si battè per l’autonomia

Dopo la lettera di un lettore, l'intervento dello storico locale Giorgio Roncari in merito alla divisione fra Cuvio e Cuveglio avvenuta negli anni '50

Avarie

Egregio direttore,

sono Giorgio Roncari, la disturbo perché mi ha stupito la lettera al suo quotidiano online “balilla, campanili e preti scissionisti” con la quale il giorno 17 luglio scorso, il sig. Emilio Vanoni ha voluto, in maniera che ritengo molto superficiale e faziosa, dire la sua in merito alla divisione e all’unione di Cuvio e le scrivo come cittadino di Cuvio dove sono nato nel 1952, ma soprattutto come storico avendoci speso mesi di ricerca per ricostruire l’intera vicenda in occasione del 50° d’autonomia, festeggiato peraltro anche a Cuveglio. Le assicuro sig. Direttore che non è mia intenzione proseguire questa polemica e questo sarà l’unico mio intervento.
“Sig. Vanoni, per sua stessa ammissione, ha scritto di cose che non conosce e, dicevano i latini, se dichiari la tua ignoranza, io ti giudico.
Le unioni di vari comuni in Italia, erano avvenute per imposizione fascista nella seconda metà degli anni Venti senza tenere conto di realtà sociali e tradizioni storiche dei vari comuni, era stato un procedimento d’imperio del Duce nella ‘fascistissima’ certezza che fosse la cosa migliore per governare.

Che invece ci fossero enormi difficoltà di aggregazione lo si vide da subito allorché scoppiarono proteste e prese di posizione in tutta la penisola ed anche nella nostra provincia. Lo si constatò meglio dopo la II Guerra Mondiale quando centinaia e centinaia di paesi in tutta la penisola cercarono, riuscendo in moltissimi casi, di tornare indipendenti e non credo che per tutti si trattasse solo di mero campanilismo. Nella sola provincia di Varese furono ben 26 i comuni che riottennero l’autonomia compresa la sua Induno, aggregata a Varese.

Per quanto riguarda Cuvio che fino al momento dell’unione con Cuveglio, Vergobbio, Duno e Cavona era stato sede di Pretura e capoluogo di Distretto, si ritrovò relegata a semplice frazione di un comune che si chiamava si Cuvio, ma che aveva l’epicentro politico ed economico a Canonica dove fu portato il municipio e ogni ufficio pubblico, dalle scuole, alla posta, al notaio e finanche il mercato. Di fronte a queste prevaricazioni la gente si ribellò. Una ventina di donne – gli uomini rischiavano fino al confino a opporsi – furono processate a Varese.

Nel dopoguerra la situazione andò peggiorando perché, col ritorno della democrazia, dopo vari screzi e ripicche reciproche, i consiglieri comunali delle frazioni si coalizzarono contro Cuvio, arrivando persino a nominare un sindaco diverso da quello concordato, Mascioni, solo perché era di Comacchio, frazione storica di Cuvio e quindi considerato cuviese. Era palese che tale maggioranza politico-campanilista facesse gli interessi economici e sociali delle altre frazioni e la politica cosa è se non economia e socialità.

Sig. Vanoni è questo, riassunto in maniera stringatissima, il motivo per cui la gente di Cuvio si batté per l’autonomia, per riavere una sua vitalità e una sua efficienza davanti a un persistente sopruso municipale che li umiliava, anche se lei le ritiene palle.

La storia che lei ha raccontato di litigi di preti è una favola che ha scovato nella sua memoria di bambino. È vero che dietro a moltissime delle istanze di divisione c’era un prete ma questo perché molti paesi erano anche parrocchia e, in epoca dove la Democrazia Cristiana governava, una tonaca che avesse contatti con deputati amici non faceva certo male.
Lei ha scomodato Papa Francesco per parlare dell’ottuso campanilismo dei cuviesi, però si ricordi che il Papa ha anche detto ‘se uno offende mia mamma io gli tiro un pugno’, e ha tirato in ballo anche l’Europa, peccato che nell’Europa Unita ci sia qualche politico che tutti i giorni dimostri il proprio sviscerato campanilismo di stato, tanto per ribadire che il campanilismo e il provincialismo sta a ogni latitudine.

In quanto all’opportunità di sanare la divisione poco nobile dei cuviesi per dimenticare i rancori del passato, come lei scrive, si dice che chi dimentica la propria storia è destinato a riviverla e credo che i cuviesi non hanno dimenticato quegli anni di soprusi. E poi si chieda il perché il comune di Cuveglio non ha nemmeno preso in considerazione di effettuare un sondaggio presso i suoi cittadini.
Mi permetta un’ultima cosa a riguardo della Balilla di suo padre che lei dice fosse l’unica auto del paese; assieme a Marilena Pancera, da lei nominata, ne abbiamo contate almeno nove.
Con cordialità anche a nome dei 404 NO… e venga ancora a Cuvio a sentire le campane suonare. Giorgio Roncari”

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 20 luglio 2017
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  1. Scritto da Gianluca Ribolzi

    Mah….se 80 anni dopo i Comuni fanno a gara per unificarsi in nome del risparmio e dell’efficenza forse forse il Duce non ci aveva visto poi così sbagliato, come del resto su molte altre situazioni. Fa ridere vedere che però ci sono ancora campanilisti convinti che in barba alle spese e ai servizi vogliono mantenere divisi microcomuni e frazioni…fosse io a Roma non farei avere fondi ai comuni sotto i 10 mila abitanti…vedi poi come si uniscono in fretta…e quanti consiglieri e sindaci in meno da pagare….

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