Tra il pratone di Velate, il Vellone e la Punta di Mezzo

Una nuova puntata delle escursioni naturalistico-fotografiche del nostro lettore Teresio Colombo

Teresio Colombo escursione agosto 2017

Una nuova puntata delle escursioni naturalistico-fotografiche del nostro lettore Teresio Colombo

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Teresio Colombo escursione agosto 2017 4 di 17

 

IL PRATONE DI VELATE – IL VELLONE DALLA SORGENTE ALLA FERMATA DELLA FUNICOLARE – LA PUNTA DI MEZZO
La mattina del 20/8, in compagnia di mia moglie e della figlia Lidia si decide per una uscita che non comporti di stare molto in auto, unanime è la scelta del Poggio di Luvinate, arrivati al semaforo di Casciago si gira a destra si percorre la rotonda imboccando la strada in salita per fermarsi dopo neanche un chilometro al parcheggio delle auto. Una volta scesi dall’auto la scelta del percorso è quella del sentiero 10 dal Poggio sino a Velate, giro del pratone, visita del bosco e ritorno dal sentiero alto, il Luppolo ha già raggiunto i rami degli alberi sino ai 2 metri ma non porta ancora infiorescenze per il resto la vegetazione è la solita della piena estate i fiori si stanno progressivamente riducendo e i frutti che sono a terra sono in maggioranza ghiande in larga parte di quercia e di nocciolo queste ultime bucate dagli scoiattoli, dei funghi non vedo alcuna traccia neppure di quelli normalmente trascurati dai raccoglitori locali. Arrivati al pratone di Velate fotografo i Garofani dei Certosini (Dianthus carthusianorum) (01) una cariofillacea che è la prima volta che vedo in questa stagione; appare, carico di ricci in corso di maturazione, il Castagno comune (Castanea sativa) (02) la fagacea proveniente dall’Asia e presumibilmente importata in epoca romana e che fino al secolo scorso ci ha aiutati al superamento di gravi crisi alimentari; fatto un giro a verificare lo stato delle more, visitato il bosco privo di umidità, nessun segno di funghi decidiamo di tornare alla macchina.
Il martedì 22 nel primo pomeriggio esco per fare 4 passi, l’autobus della linea C mi trasporta fino al Vellone stazione di partenza della funicolare che in pochi minuti trasporta i passeggeri sul Monte Orona (Sacro Monte), sceso alla fermata la calura è tale da sconsigliare le salite per cui scelgo di scendere lungo il Vellone, non vedo alcuna indicazione ma seguo l’itinerario che una quindicina d’anni fa avevo utilizzato per una delle uscite domenicali delle Guardie Ecologiche di Varese. Fuori dalla stazione si percorre la strada a sinistra fino a raggiungere la strada asfaltata, si scende fino alla prima strada che si apre sulla sinistra la via è larga sino alla casa ad un centinaio di metri poi si restringe in un ridotto sentiero che porta alla fonte del Ceppo (03) posto romantico dove il fiume Vellone viene in superficie con continuità, ampio è lo spazio per fermarsi a godere dell’ombra degli abeti circostanti, dal balconcino si può ammirare la caduta dell’acqua appena arrivata in superficie, dopo una breve sosta continuo il percorso tracciato lungo il Vellone, all’uscita su strada asfaltata ancora senza indicazioni occorre risalire di una decina di metri quando il rientro della recinzione troviamo l’accesso della parte di sentiero che ci riporta a seguire il fiume con nuove sorgenti che ne aumentano la portata ed ecco su un sasso che argina lo scorrere del fiume comparire il Ciclamino delle Alpi (Cyclamen purpurascens) (04) la primulacea che ci segnala che l’estate sta per terminare; approfitto di questa sosta per riprendere uno scorcio del fiume (05); poco più avanti ad una ennesima sorgente le cui acque vengono incanalate prima di entrare in superficie vedo un Colchico d’autunno (Colchicum autumnalis) (06) di questa liliacea, altamente tossica, di cui è il primo fiore che mi è capitato di vedere quest’anno, la caratteristica del bulbo di questa pianta è di emettere il fiore a fine estate, le foglie alla fine dell’inverno e il frutto a fine primavera.

Mercoledì 23 approfittando del passaggio fornitomi da Giovanni che mi ha portato fino all’ingresso del parco dell’Osservatorio ho scelto come meta la Punta di mezzo, da dove mi hanno lasciato la strada più breve per arrivarci sia quella di percorrere il sentiero n° 1 sino alla deviazione per la Punta di mezzo. Percorsi pochi passi sul sentiero vedo alla mia destra ben 5 piantine di Borracina maggiore (Sedum telephium sub specie maximum) (07) è una crassulacea comune il cui sbocciare è quasi sempre coincidente con la stagione fungina i fiori non sono ancora dischiusi ma già si vede che origineranno un ombrello abbastanza ampio; prima di arrivare al pratone vedo alcuni cespugli di Genziana asclepiade (Gentiana asclepiadea) (08,09) una delle genzianacee più diffusa nel parco; al pratone ancora una volta devo constatare la presenza del Brugo (Calluna vulgaris) (10) la pianta del genere delle ericacee che solo raramente lo si trova sul suolo calcareo; anche il Morso del diavolo (Succisa pratensis) (11) la dipsacacea le cui foglie sono state per secoli utilizzate come depurativo tale da guarire ogni tipo di malattia, era riconosciuta pianta medicinale di tale potenza che il diavolo tentasse di eliminare parte del potere officinale morsicando il suo tubero che da allora rimase molto ridotto non modificando i poteri della pianta; più avanti trovo alcuni fiordalisi simili a molte varietà ma con diversità troppo grosse per una classificazione immediata lo fotografo e poi a casa esaminando la fotografia con le descrizioni del testo “La flora alpina” di D. Aeschimann e altri edito da Zanichelli (2004) mi sembra riconoscere il Fiordaliso delle Alpi (Centaurea uniflora) (12) in questo caso si tratterebbe di una composita segnalata presente oltre 20 anni fa ma che da allora manchino segnalazioni decennio non più segnalato; poco più in alto vedo la Cresta di gallo comune (Rhinanthus alectorolophus) (13)una scrofulariacea presente nella zona collinare; questi ritrovamenti mi invitano ad andare più in alto e trovare il sentiero per la costa arrivato, e percorsi una decina di metri, i miei sforzi sono ampiamente ripagati dalla vista di ben tre esemplari di Aconito antora (Aconitum anthora) (14) questa ranuncolacea, sempre più rara, è considerata meno tossica delle altre specie di aconiti ma veniva utilizzata come antidoto per gli avvelenamenti degli stessi. Soddisfatto per questo ritrovamento ma essendo diminuite di molto le forze residue decido che non vado alla ricerca di crassulacee ma opportunamente scendere con una certa lentezza che mi consente di vedere un esemplare di Cerretta comune (Serratula tinctoria) (15) e di Verga d’oro comune (Solidago virgaurea sub specie minuta) (16,17) le due specie, entrambe del genere delle composite sono comuni nella zona collinare.

Teresio Colombo
P.S.: sono pronti gli inventari di quanto pubblicato nel mese di agosto chi desiderasse averne copia gratuitamente potrà farne richiesta al solito indirizzo: colter@alice.it. Con la stessa modalità possono essere richiesti gli inventari dei mesi precedenti.

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 29 Agosto 2017
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