Omicidio Macchi, ancora un colpo di scena: “Un ragazzo mi disse di aver ucciso Lidia”

La teste Paola Bonari ha raccontato la rivelazione che le fece un'amica mantovana, che poi ha confermato in aula: "Nel '90 uno studente mi disse di essere l'assassino di Lidia"

Le immagini del processo Lidia Macchi

Doveva essere l’udienza dei vetrini “spariti” e ritrovati, ma quella di martedì 19 dicembre rischia di essere ricordata come un momento chiave del processo Lidia Macchi.

A rivoltare le carte in tavola, con una testimonianza che sa molto di colpo di scena, sono le parole di Paola Bonari, l’amica d’infanzia di Lidia Macchi che il giorno in cui fu uccisa (il 5 gennaio 1987, ndr) era andata proprio da lei in ospedale per farle visita.

La donna ha riferito le parole di una sua vecchia amica, residente nel Mantovano, che dopo l’arresto di Binda le fece una rivelazione choc: al telefono raccontò alla Bonari che una persona, pochi anni dopo l’assassinio, riferì all’amica mantovana di essere l’autore materiale del delitto. La Bonari ha anche sottolineato che la conversazione tra in questione, tra l’altro, è stata intercettata dagli inquirenti.

L’amica in questione si chiama Daniela Rotelli e, subito dopo la dichiarazione in aula, è stata prelevata a Mantova e portata subito in Aula per essere ascoltata: ha confermato le parole della teste precedente, confermando quanto era stato detto in mattinata. Ha anche raccontato che in Università a Milano, a fine Anni ’80 o inizio Anni ’90, un ragazzo alto circa un metro e settanta, moro e con gli occhi scuri, del qualei non ricorda il cognome, ma che era conosciuto come “Lelio”, le disse di essere stato lui ad aver inferto le coltellate mortali a Lidia.

Daniela Rotelli ha anche detto di averne parlato con l’amica, ma di aver deciso di lasciar perdere poichè “Lelio” “era considerato uno spostato”, una persona poco affidabile, vicina al movimento di Comunione e Liberazione, ma non facente parte a tutti gli effetti di CL.

Amaro il commento del legale della famiglia Macchi, Daniele Pizzi: «Ritengo che testimonianze come quelle di oggi siano un vero e proprio oltraggio alla memoria di Lidia e che al tempo stesso debbano essere considerate per quello che sono: è, infatti, davvero incredibile che alcune persone tacciano per anni per poi venire in aula a dire le cose con il contagocce».

Per quanto riguarda la riesumazione del corpo, inoltre, il Gip Anna Giorgetti ha disposto l’incidente probatorio per l’8 gennaio con i periti che hanno analizzato i resti della povera Lidia rinvenendo 6 formazioni pilifere non appartenenti alla ragazza e alla sua cerchia familiare, però sprovvisti di bulbo e quindi difficilmente utili all’estrazione di un dna completo.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 19 dicembre 2017
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