Un impianto da dieci (Poretti) e lode allo “Spitz”

Il locale varesino si trova a poche centinaia di metri dal birrificio. «Proporre i prodotti locali per noi è naturale. E il concorso aiuta a conoscere la città»

#140annidiluppoli: Spitz

In pochi anni, lo Spitz di viale Valganna è riuscito a imporsi come uno dei locali più trendy di Varese: un po’ in stile industriale, un po’ tradizionale, rappresenta egregiamente il territorio in cui è nato e che vuole promuovere.

Un locale, infatti, che non è nato semplicemente per servire cibi e bevande, ma anche per fare da volano ai prodotti del Varesotto, tant’è che la sua funzione, inizialmente, era differente: «Questo luogo è stato aperto sulla scia di Expo 2015 come store della Rossi d’Angera – spiega Francesca Tallone – Doveva essere un temporary shop, ma il grande successo l’ha reso prima un punto vendita fisso, nel 2014, poi (nel 2016) nel locale che conoscete oggi. Un servizio con bar e ristorazione, e in entrambi i casi si utilizzano il più possibile i prodotti del territorio. Scegliere la birra è stato naturale, visto che il Birrificio Angelo Poretti ha sede a poche centinaia di metri da qui ed è coetanea alla Rossi d’Angera».

Saldamente dietro al bancone dal 24 novembre 2016, cioè da quando lo Spitz è aperto, è Natale Di Gioia, per gli amici “Noel”: da decenni una vera colonna dei locali varesini. «Mi “guadagno la pagnotta” con questo mestiere dal 1991 – spiega Di Gioia – La mia carriera si è svolta tra Varese e la Svizzera: in città per 5 anni ho avuto una caffetteria al tribunale, poi ho gestito il Conrad e il Plus Lounge. Il Bar Gajard (poi diventato John Bull Pub e infine Toby Jag Pub) è stato il primo progetto con mia moglie».

Il rapporto che lega lo Spitz al Birrificio Angelo Poretti è molto di più di quello che si crea normalmente tra un locale e il suo fornitore: «Quando lo show room Rossi d’Angera è diventato Spitz, non potevamo fare a meno di legarci all’altra storia importante varesina, quello della Poretti di Induno Olona: era la chiusa naturale del progetto – Parlando con Carlsberg Italia l’innamoramento è stato reciproco: il nostro progetto è stato adottato anche da loro e ci hanno aiutato moltissimo. Per esempio con l’installazione della spina a dieci uscite: non ne esistono molte altre da queste parti. In questo modo anche il Birrificio Angelo Poretti ha il suo show room a pochi passi dall’azienda, in un locale che lavora quotidianamente con il loro impianto».

Noel ci racconta anche qual è la birra più richiesta tra le sale di Spitz: «Da noi sono la 5 Luppoli e la 7 Luppoli – spiega – quest’ultima in particolare è apprezzata perché la ricetta varia con scadenza stagionale e ciò incuriosisce molto: è come cambiare sempre birra». 

#140annidiluppoli: Spitz

Natale poi ha, nei confronti del Birrificio Angelo Poretti, molti
ricordi “storici” «A 14 anni andavamo a sentire l’odore stordente di birra che si sentiva nei luoghi intorno allo stabilimento. Ma il ricordo più vivo risale a quando gestivo il bar Gajard. Quando servivo la birra a quello del furgone del pane, alle sei di mattina: mi chiedeva una bock, e io commentavo: “ma così presto?”. Non
dimenticherò mai la risposta: “Beh sono al lavoro da sei ore, ho già
mangiato pane e salame, questa è quasi la mia pausa pranzo».

Spitz è uno dei 60 locali che partecipano al gioco dei “passaporti” legato all’iniziativa #140annidiluppoli «Più che altro, abbiamo dato indicazioni su come fare: per alcuni sembra un vincolo non poter raccogliere i timbri solo nel locale a cui si è affezionati. Invece è un bel modo di scoprire la città: e in fondo un aperitivo, una pizza e un dopocena a Varese, permettono già di accumulare tre timbri in poche ore».

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Pubblicato il 22 Marzo 2018
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