Razzismo: spezziamo il circolo dell’odio e della violenza
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Gentile redazione,
Quanti di noi hanno mai visto il film “L’Odio” di M. Kassovitz? Un film del 1995, il cui protagonista non è altro che l’odio. Un odio cieco che chiama odio: una vita vissuta al limite e immersa nella violenza. Una vita che la voce narrante accosta ad un uomo che si butta da un palazzo di 50 piani. Ad ogni piano diceva: “fin qui tutto bene, fin qui tutto bene”. Ma il problema non è la caduta ma l’atterraggio. Cadendo non ti fai ancora del male. Bisogna prendere in considerazione allora l’atterraggio, è come si atterra che determina tutto.
Visti gli atti di intolleranza di questi giorni, forse alimentati da toni aggressivi che trasformano i migranti in nemici di guerra, la caduta non presuppone un atterraggio morbido. Bisogna tenere i nervi saldi, vigilare e isolare i predicatori del disprezzo, anche quelli che alimentano e giocano sull’odio razziale e che trasformano delinquenza in razzismo. Se vogliamo un mondo migliore e una società più giusta, abbiamo solo bisogno di rompere il circolo dell’odio e della violenza. Un confronto nato dal seme dell’odio, non potrà che terminare in odio, il rischio concreto è poi seguire il precetto dell’ “occhio per occhio,dente per dente”, con cui si verrà probabilmente ripagati dal ciclo della storia. Tempo al tempo.
Andrea Zirilli
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