Il lungo sogno di Silvana, «da Roma arrivano per il nostro October Grap»

Dopo la notizia della chiusura dei due storici rifugi, un’attività che resiste al Lago Delio. “Dispiacere per Dumenza”

Avarie

C’è chi lo chiama downshifting, cioè la scelta di cambiare stile di vita col semplice – ma raro – obiettivo di rallentare, diminuire i ritmi. In una parola: tornare a vivere. Un po’ fa sorridere, per chi abita a Luino e decide di trasferirsi ad Armio per gestire un ristoro poco più sopra, al lago Delio.

Eppure Silvana Gambacci, oggi 69 anni, assieme al marito che ne ha 73, ben ventisei anni fa cominciò la sua avventura nelle valli dopo una vita passata nel fondovalle.
Ora vista da qui, la strada passata sembra tutta in discesa, e infatti lo è assaporando panorama e un cucchiaio di polenta che poi sono i veri ingredienti neppure troppo segreti del perché i clienti si spingono fin quassù.

Quindi viene da pensare che non tutto è perduto, dopo le notizie legate alle chiusure di due mete turistiche per gli appassionati della montagna, una delle quali proprio sulle montagne vicine, a Dumenza. L’altra più defilata – il rifugio San Martino – in Valcuvia: sempre in montagna, sempre problemi comuni: acqua, trasporti, intoppi burocratici e convenzioni che scadono.

«Anche noi abbiamo subito uno stop dell’attività per quasi un anno e mezzo per il rinnovo della convenzione, cui è seguita una ristrutturazione», spiega Silvana, che racconta come funzionano le cose qui sulle rive di questo bacino artificiale che si trova nel comune di Maccagno con Pino e Veddasca lungo una delle due strade che portano in Forcora. Lo stabile è di proprietà della Provincia, che di recente ha allungato l’accordo di gestione per parecchi anni, mentre i terreni nei dintorni sono di proprietà del Comune.

«Il nostro segreto? Adeguarci alla clientela. D’estate siamo aperti anche a cena. Da pasqua a ottobre tutti i giorni a pranzo. E il resto dell’anno sempre, nei fine settimana, altrimenti su prenotazione. Quindi cerchiamo di seguire le richieste, e le presenze di chi ci viene a trovare – continua Silvana – . Un altro elemento importante è la scelta dei fornitori: devi identificare quelli che sono disposti a venire fin quassù», racconta al telefono ridendo, «anche se in realtà la strada non è un impedimento, anche quando nevica è abbastanza pulita. Forse per il Luinese è più un ostacolo l’imbuto che si crea dopo l’uscita dell’autostrada, a Sesto Calende, che non i tornanti per raggiungerci».

Poi un altro elemento che ha fatto di questo posto una vera chicca sta in un appuntamento fisso, annuale, che dura l’intero mese di ottobre: non a caso si chiama October Grap. Il nome dice tutto: ogni weekend di ottobre degustazioni di grappe per ogni palato.

«Ci sono clienti che ci seguono dalla prima edizione – conclude l’esercente – . Quella di quest’anno è la ventiseiesima. Esistono gruppi che arrivano dal Piemonte, dalla Liguria e c’è una compagnia che tutti gli anni viene da Roma. In molti si portano la teda, si fanno la loro degustazione a passano la notte nel prato qui di fianco. In tanti anni mai un problema…solo qualche bella cantata fino a notte fonda».

di andrea.camurani@varesenews.it
Pubblicato il 05 ottobre 2018
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