Toghe varesine in giudizio contro l’ex collega

Uno dei primi casi in italia in cui l’Ordine degli avvocati si costituisce parte civile contro un’avvocatessa accusata di esercizio abusivo della professione

Avarie

Colpiti nell’onorabilità. Feriti per un esercizio indebito che mortifica chi svolge la professione secondo le regole della deontologia. Ma anche parti lese di una condotta che potrebbe leggersi come una “concorrenza sleale”: sono gli avvocati dell’Ordine di Varese che per la prima volta si costituiscono parte civile nei confronti di una ex collega.

Si tratta di una avvocatessa varesina oggi sessantenne che due anni fa già patteggiò due anni e un mese per una sfilza di reati in danni di alcuni clienti (truffa, patrocinio infedele, falso e appropriazione indebita).

Il processo bis a suo carico, che vede altre persone fisiche come “offese” – a cui deve sommarsi l’Ordine degli avvocati varesino – sta prendendo forma, e oggi, 9 ottobre si è celebrata l’udienza preliminare per altri fatti analoghi che la professionista è accusata di aver commesso fra il 2016 e il 2017 «ma con un capo d’imputazione in più: esercizio abusivo della professione, che si somma all’infedele patrocinio e alle truffe commesse a danno degli assistiti», specifica l’avvocato Fabrizio Piarulli, che rappresenta in giudizio l’Ordine degli avvocati di Varese.

Il punto è che l’ex professionista era stata colpita da una misura interdittiva dai giudici varesini per una durata di sei mesi, periodo entro il quale è accusata di aver continuato nella sua attività (fraudolenta, anche se la presunzione d’innocenza resta d’obbligo) di avvocato.

Ed è questo il casus belli che ha mandato su tutte le furie le toghe varesine.

«La nostra richiesta di costituzione di parte civile è stata ammessa, e siamo soddisfatti – spiega l’avvocato Piarulli – . E le motivazioni per le quali chiediamo un risarcimento sono due. Primo: la condotta dell’imputata ha, nei fatti, creato un’alterazione di scelta nei confronti degli avvocati, una sorta di concorrenza sleale creando, un danno patrimoniale. Poi vi è stato un danno all’immagine collettiva vissuta dagli avvocati del foro di Varese. In particolare il giudice aveva applicato una misura cautelare interdittiva nei confronti dell’avvocatessa accusata durante la pendenza di questa misura di aver esercitato un’attività di tipo stragiudiziale».

«Il danno quantificato dal consiglio dell’ordine degli avvocati per questo comportamento è di importo non inferiore a 20 mila euro – ha aggiunto il legale – . Abbiamo chiesto una provvisionale (quindi una somma immediatamente esecutiva in caso di sentenza favorevole all’Ordine) di 4000 euro. Anticipiamo sin d’ora che la somma sarà interamente devoluta in beneficenza».

Il procedimento è stato rinviato per la discussione al prossimo 11 dicembre alle ore 12.

La notizia degli avvocati varesini che vogliono rivalersi contro l’ex collega a giudizio per comportamenti “infedeli” è uno dei primi casi in Italia: l’unico procedimento analogo, ma solo per alcuni profili, è quello in atto nel foro di Siracusa.

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Pubblicato il 09 ottobre 2018
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