Tumori infantili: giornata di studio all’Insubria

Specialisti da tutt'Italia si sono confrontati nell'aula magna universitaria. Ospite Mitchell Cairo, Member American Academy of Pediatrics, New York

Fondazione ascoli

Nell’aula magna Carlo Cattaneo dell’Università degli studi dell’Insubria si è svolto sul convegno Varese Update su linfoma non Hodgkin del bambino e dell’adolescente”. Una giornata di confronto scientifico organizzata da ASST Sette Laghi di Varese, in partnership con la Fondazione Giacomo Ascoli Onlus.

«Un convegno di nicchia voluto per permettere un confronto tra i massimi esperti su nuove e promettenti strategie terapeutiche nella logica di una rete in cui il centro AIEOP di Varese partecipa attivamente come spoke» ha spiegato Maddalena Marinoni, Responsabile scientifico del convegno e della S.S.D. Oncoematologia Pediatrica di Varese.

 Mitchell Cairo, Member American Academy of Pediatrics, New York, ha aperto il dibattito: «La terapia dei linfomi è in evoluzione e sarà sempre più personalizzata. Si avvarrà di nuovi farmaci che agiranno su bersagli cellulari specifici e sull’utilizzo della terapia tramite cellule geneticamente modificate e anticorpi monoclonali, che riconoscono le cellule tumorali e che riattivano il sistema immunitario contro di esse».

Le forme più aggressive si verificano nei bambini, e più nei maschi che nelle femmine: «Dai dati statistici – ha spiegato Silvia Uccella, Dirigente Medico S.C. Anatomia Patologica di Varese – risulta che l’incidenza della malattia è più diffusa nel nord-est d’Italia ed è in lieve crescita».

Il futuro sta negli “esosomi”, che si trovano in tutti i fluidi biologici. Sono vescicolette, delle dimensioni di un virus, scoperte trent’anni fa. Allora si pensava fossero spazzatura. « Dieci anni dopo” ha dichiarato  Lara Mussolin ricercatore Università Padova– i francesi hanno capito che dentro questi sacchetti c’è materiale genetico importante. Sono messaggeri che permettono a cellule diverse di comunicare».

Ma sono i Car T ad avviare la rivoluzione. Non esistono in natura, sono formati da un gene e da molecole co-stimolatorie. Le cellule del paziente vengono geneticamente modificate e diventano un farmaco vivente: « Sono davvero efficaci – ha affermato Andrea Biondi, professore Ordinario, Clinica Pediatrica Università degli Studi di Milano-Bicocca, Fondazione MBBM, Ospedale San Gerardo Monza – tanto che migliaia di case farmaceutiche oggi stanno investendo sui Car T. I costi di produzione e la tossicità sono aspetti limitanti. Unico sito di produzione industriale è attualmente negli Stati Uniti. Presto ci saranno siti anche in Europa».

I linfomi non Hodgkin “localizzati” rappresentano 1/3 dei linfomi. « Il nostro centro — ha affermato Elisabetta Schiavello – Dirigente Medico S.C. Oncologia Pediatrica, Fondazione IRCCS Istituto Tumori Milano “ha visto un’evoluzione dei trattamenti con riduzione degli effetti collaterali a lungo termine, sia per la fertilità sia per la funzionalità cardiaca. Dopo 9 settimane del nostro protocollo di chemioterapia, le guarigioni registrate sono pari al 96%».

Il Laboratorio Biologia Tumori Solidi, Università di Padova-Istituto di Ricerca Pediatrico Città della Speranza, ha sviluppato grossi studi di laboratorio, in collaborazione con Germania e Francia, che hanno portato a stabilire nuovi protocolli di cura internazionali, applicabili a partire dal 2019, anche in Italia. «Abbiamo ottenuto il 100% delle guarigioni per alcuni sottotipi di linfoma, come l’anaplastico» ha detto Marta Pillon, Dirigente Medico Clinica di Oncoematologia Pediatrica, Azienda Ospedaliero-Universitaria di Padova  e Coordinatrice nazionale del GdL Linfomi non Hodgkin AIEOP.

«Noi invece abbiamo creato i linfociti killer –  ha spiegato Patrizia Comoli, Direttore Tecnico-Cell Factory, Fondazione IRCSS Policlinico San Matteo Pavia – Estraiamo dal sangue del paziente linfociti e li addestriamo a riconoscere proteine virali presenti sulle cellule del linfoma. Le killer vengono reinfuse nel paziente e sono in grado di uccidere i linfomi nemici. La tecnica ha successo nell’80% dei casi, in quindici giorni».

 Il trapianto di midollo osseo è un’arma importante per trattare i pazienti che non hanno risposto alla chemioterapia. “Fino ad oggi” ha concluso Marco Zecca – Direttore S.C. Oncoematologia Pediatrica, Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo, Pavia, “molti pazienti non potevano fare il trapianto perché non avevano un donatore compatibile al 100%. Ora, grazie alle tecnologie innovative, si può fare il trapianto usando un genitore che è compatibile solo al 50%». 

Celebrare il ricordo di una persona puntando all’ambizioso obiettivo di salvarne altre: è lo scopo che si è prefissa la Fondazione Giacomo Ascoli, che finora ha erogato circa 50.000 euro all’anno ai centri di ricerca di Varese, Monza, Pavia e Padova per la ricerca scientifica in questo campo.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 14 dicembre 2018
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