Cinque famiglie sinti entrano nelle case d’emergenza

La situazione delle famiglie è stata esaminata dai servizi sociali: cinque di loro, con bambini, sono entrate nella graduatoria ordinarie degli alloggi d'emergenza

via perugia gallarate case popolari

A distanza di due mesi quasi esatti dallo sgombero e a un mese dalla fine dell’accoglienza in albergo, trovano una sistemazione le prime famiglie sinti allontanate dal campo di via Lazzaretto. Cinque famiglie, per la precisione, assegnatarie di alloggi d’emergenza comunali, gestiti secondo apposita graduatoria con Aler (foto d’archivio, non si riferisce agli alloggi assegnati).

Se una famiglia aveva già avuto una casa popolare per adesione al bando, gli altri si sono barcamenati in questo mese con soluzioni provvisorie: ospiti di parenti, in altri campi, in alcuni casi comunque in camper itinerante.

Nel contempo, il Comune ha esaminato le condizioni dei nuclei familiari, pressoché tutti con minori o con anziani. Ecco perché sono entrati nelle graduatorie ordinarie (regolate da Legge regionale) per gli alloggi d’emergenza, che tengono appunto conto della presenza di minori e anziani, nonché – ovviamente – delle condizioni patrimoniali e di reddito, come avviene per ogni assegnazione: per ora entreranno negli alloggi una famiglia da 6 persone, due da 3, due da 5 persone. Cinque alloggi su diciassette disponibili verranno dunque occupati dalle persone sgomberate da via Lazzaretto.

«Venerdì il Comune incontrerà Aler, settimana prossima si faranno i contratti, entro quindici giorni ci sarà la consegna» spiega l’avvocato Pietro Romano, legale pro bono delle famiglie.
«Speriamo, per ora non sappiamo ancora niente» spiega uno degli assegnatari, che tra l’altro si trova in ospedale fuori Gallarate per ragione di salute (in questo mese ha vissuto in camper in un paese a una ventina di minuti dalla città). Le famiglie entrate nelle case sono appunto almeno in parte quelle più numerose, con più figli.

Romano fa anche un commento generale sull’esito dello sgombero: «Il sindaco precisò che non c’era nessuna mediazione: a distanza di un mese si vede che invece i casi sono stati esaminati e trattati come emergenza sul territorio. Non poteva che essere così: il sindaco, al di là dei proclami su Facebook, deve sottostare alle leggi, in questi caso alla legge regionale». Quanto alla dinamica dello sgombero, le famiglie porteranno la questione davanti al Tar, dopo che il tribunale ordinario ha dichiarato di non essere competente (pur con una lunga analisi che entra nel merito, vedi qui).

di roberto.morandi@varesenews.it
Pubblicato il 30 gennaio 2019
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