Un dottorando dell’Insubria alla ricerca dell’antica Adulis

Anche l'Università dell'Insubria nella squadra impegnata nella ricostruzione dell'antica città rimasta sepolta sotto una coltre di fango

ricercatore paleopatologia omar de laurentis

Da circa un anno si scava in Eritrea per riportare alla luce l’antica città di Adulis, considerata la “Pompei Africana”. La ricerca era stata avviata nel 2008 dai fratelli varesini Angelo e Alfredo Castiglioni, famosi antropologi-archeologi.

Lo scorso anno, anche l’Università dell’Insubria è entrata a far parte della squadra di ricerca, grazie a una convenzione tra il Centro di ricerca in Osteoarcheologia e Paleopatologia dell’Ateneo, diretto da Ilaria Gorini e coordinato da Marta Licata, e il Ce.R.D.O. Centro Ricerche Deserto Orientale fondato dai Castiglioni.

Lo scoro 8 febbraio, il dottorando Omar Larentis è partito per Adulis dove ci rimarrà per circa un mese e parteciperà così al recupero e allo studio degli scheletri ritrovati nei dintorni dell’antica città. Omar Larentis è dottorando nel corso in Medicina Sperimentale e Medical Humanities dell’Università dell’Insubria. Inoltre, è membro dello staff del Centro di Ricerca in Osteoarcheologia e Paleopatologia e opera come bioarcheologo, antropologo fisico e paleopatologo. Il suo studio sarà focalizzato nella ricostruzione degli antichi riti di sepoltura ma anche per ridare un’identità agli scheletri, permettendo di conoscerne il sesso, l’età, le patologie di cui soffrivano e il cibo di cui si nutrivano.

Adulis era un ricchissimo porto del regno di Axum e nel VII secolo d.C. fu distrutta da un’alluvione che la coprì di una spessa coltre di fango. Solo a fine ‘800 che una spedizione del British Museum riportò alla luce una grande basilica cristiana. Nel ‘900 ci furono gli scavi dell’archeologo Roberto Paribeni. E poi il sito fu di nuovo abbandonato e coperto dalla sabbia, fino all’intervento dei fratelli Castiglioni. La loro ipotesi è che l’area dove sorge Adulis possa essere collegata con la Terra di Punt, citata nella Bibbia come la regione abitata dai discendenti di Cam, figlio di Noè.

Gli scavi, avviati da diversi anni, dureranno circa un mese: sono diretti dall’archeologa Serena Massa, dell’Università Cattolica di Milano. Finora è emerso solo l’1% di una città che copre circa 40 ettari e sono state trovate tre basiliche paleocristiane, testimonianza interessante perché Adulis era al di fuori dei confini dell’Impero romano. È stata ritrovata anche la Porta Occidentale della città, dove si trovava il leggendario Trono di Marmo di Adulis, oggi perduto.

La missione italiana è sostenuta dal Centro Ricerche sul Deserto Orientale (Ce.R.D.O.), fondato dagli stessi fratelli Castiglioni, dal Ministero degli Esteri italiano e da un gruppo privato. Il personale scientifico e le attrezzature tecniche sono a cura di: Politecnico di Milano, Università Cattolica, Università Orientale di Napoli, Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana e ora anche Università dell’Insubria di Varese.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 12 febbraio 2019
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