Considerazioni di un cittadino che non è un economista

L’Italia potrà sempre onorare i propri impegni economici e non può “Fallire”: riflessioni, perplessità e provocazioni su fatti, situazioni, paradigmi ed attori dello strano “Mondo dell’economia globale”

Bandiera italiana

Gentile redazione,

Nota introduttiva forse un poco scontata …
Tralasciando ogni commento sulle recenti iniziative del governo in tema di politica economica generale, sia per la novità dell’esecutivo sia per gli apparenti cambiamenti di linea e salvo verifiche in tempi brevi circa i risultati attesi, per anni e lustri i cittadini italiani hanno subito le vessazioni che i governi di c-dx + c-sx hanno imposto sulla scorta delle direttive impartite dalla Commissione Europea, dall’andamento dei titoli di stato sui mercati internazionali e, con ogni evidenza, da altri soggetti, più o meno misteriosi, che dettano legge o, comunque, sono in grado di influenzare
questi ultimi.

Inutile negare che l’Italia, pur essendo certamente un grande paese, non gode di grande stima in tema di gestione delle finanze pubbliche in quanto notoriamente spendacciona e maldestra nel destinare le pur notevoli risorse economiche prodotte, col vizio congenito di favorire “Amici ed amici degli … amici” a scapito di una generalizzata efficienza del cosiddetto “Sistema Paese”.

Quello italiano è un popolo eccezionale sotto moltissimi aspetti ma, dalla fine della “Prima repubblica”, ha via via sviluppato il difetto di non riuscire più a selezionare una classe dirigente adeguata che avesse come unico obiettivo quello di fare l’interesse generale della nazione ma, piuttosto, quello di ristretti gruppi di favoriti se non il proprio in via esclusiva. Ben diversamente hanno operato altre nazioni europee come, per esempio, la Gran Bretagna o la Germania che, pur con i loro difetti, hanno avuto una classe politica sempre intenta a fare gli interessi della nazione e
gli effetti, oggi, si vedono eccome.

Il risultato di questa consuetudine è un debito pubblico tra i più alti del mondo : circa 2340 miliardi di euro che in vecchie lire – tanto per rabbrividire un poco- farebbero quasi 4 milioni e 700 mila miliardi c.a. .
Faccio questo raffronto perché ricordo bene il mio povero papà quando, sul finire degli anni ‘80 il telegiornale annunciò che il debito pubblico aveva superato il milione di miliardi di lire. Quasi svenne (da buon bancario sapeva bene quanti soldi fossero) ripetendo, quasi avesse sentito male, con tono cupo e severissimo : “ un milione di miliardi, … questi disgraziati …, ci porteranno sul lastrico …”. I “Disgraziati” erano i rappresentanti della classe politica della prima Repubblica che sarebbero presto stati sostituiti dai nuovi politici, quelli che avrebbero ben fatto vedere come si
doveva dirigere il paese con rinnovata efficienza e velocità decisoria.

Li abbiamo poi visti, i nuovi fenomeni, nell’ultimo venticinquennio con il seguente risultato : se consideriamo 50 anni la durata della prima repubblica, la seconda è riuscita in circa la metà del tempo a quadruplicare il debito pubblico andando anche oltre il semplice prodotto, per non dire dell’incremento della povertà, con 5 milioni di famiglie povere nel 2017 contro 2,1 del 1995, non c’è male come performance!!

Veniamo, tuttavia, a concentrarci sulla tematica principale che desidero sviluppare tenendo ben presente che, in ogni caso, debiti ed interessi vanno onorati e che il nostro apparato produttivo è capace di generare un PIL che sfiora i 2.000 miliardi di dollari mantenendosi tra i primi 7/8 del mondo pur in un confronto impari per popolazione e/o dimensioni territoriali : Cina e India hanno territori immensi e, insieme, 1/3 della popolazione mondiale; USA e Russia territori sconfinati con smisurate risorse e una popolazione oltre 5 volte l’Italia i primi ed oltre il doppio la seconda;
Giappone e Germania, oltre ad una popolazione ben maggiore (rispettivamente il doppio e 20 milioni in più) in grado di spingere significativamente il rispettivo PIL, hanno territori più vasti : 80 e 60 mila Km2 c.a. ciascun paese (la Germania, per esempio ha, in più, un territorio come la Baviera che corrisponderebbe al lombardo-veneto + 10 mila Km2 ma “Tutti” con quei caratteri socio – economico – culturali !), la Francia ha una dimensione demografica simile ma il territorio è circa il doppio del nostro. Unico caso con cui confrontarsi per dimensioni e popolazione (ma non tenendo
conto dei rapporti Commonwealth – Gran Bretagna) è il Regno Unito pur superata ripetutamente sul finire della “Prima repubblica”. Di fatto l’Italia è un caso unico ed eccezionale di un paese relativamente piccolo e densamente popolato (72° per dimensioni territoriali e 60° per densità) che riesce a competere a livello mondiale (2° paese manifatturiero d’Europa e 7° nel mondo) sebbene con scarse risorse naturali (materie prime ed energetiche), in virtù delle proprie qualità creative, intellettuali ed imprenditoriali primeggiando in svariati settori tecnologico-scientifici ovvero della
scienza pura.

Perché, a mio modesto parere, l’Italia potrà sempre onorare i propri impegni economici e non può “Fallire”: riflessioni, perplessità e provocazioni su fatti, situazioni, paradigmi ed attori dello strano “Mondo dell’economia globale”.
Riserve auree, riserve monetarie, riserve intellettuali, di arte ed architetture : l’Italia detiene la terza riserva aurea del mondo con circa 2.450 tonnellate d’oro (dopo USA e Germania) ed escludendo il Fondo Monetario Internazionale (2.800 t. c.a.) cui, per altro, avrà certamente contribuito conferendone una quota, magari anche significativa come del resto alla BCE. Il commento generalizzato circa la capacità di garanzia di tale riserva indica, per lo più, un effetto modesto; Tuttavia sarebbe interessante valutarne l’efficacia nel caso (non impossibile) di un generale crollo
del sistema finanziario internazionale che tende a creare una ricchezza fittizia basata sulla mera speculazione (sulle monete, sui debiti sovrani, sulle materie prime, sulle previsioni delle produzioni agricole – addirittura su beni non ancora esistenti- , etc.) e su strumenti finanziari tanto artificiosi quanto adatti ad “Imbrogliare” persone per bene ovvero disinvolti quanto spericolati, Incoscienti amministratori pubblici, piuttosto che su un’economia reale che produca beni e servizi reali ed indirizzata in modo da consentire a tutti i popoli di raggiungere standard di vita dignitosi in
un contesto ambientale sicuro e salutare. L’Italia dispone inoltre di una riserva valutaria pari a circa 140 miliardi di dollari oltre a quanto conferito presso FMI, Banca Mondiale, riserve dell’euro zona e/o BCE nonché presso il “Fondo salva stati”.

L’Italia detiene la maggior parte del patrimonio artistico, archeologico, architettonico e culturale del mondo che, insieme al patrimonio naturale e paesaggistico, quello dei prodotti alimentari di base e quello eno gastronomico le conferiscono un potenziale economico turistico pari a N volte il contributo di circa 150 miliardi di euro al PIL del 2017. Considerato che il dato si riferisce essenzialmente alle principali e più note città / località turistiche significa che, con una opportuna organizzazione e spalmando l’offerta turistica omogeneamente sul tutto il territorio nazionale, moltiplicare N volte tale cifra sarebbe veramente alla portata. Aziende, PIL e quello “Strano” rapporto con lo Stato .
Stando a quanto è stato detto circa la recente crisi economica mondiale, in Italia sarebbero
“Defunte” alcune centinaia di migliaia di aziende (diciamo 500.000) eppure il PIL ha subito, “Solo una flessione di circa 10 punti.

Ciò significa che un così grande numero di aziende di fatto non produceva il grosso del PIL anche se avevano certamente il grandissimo merito di dare lavoro (… e pagare i contributi …) ad una grande quantità di persone (diciamo 1,5 milioni se ammettessimo 3 persone in media per azienda) e questo ruolo andrebbe recuperato in ogni modo nonostante la limitatezza del PIL prodotto (ma oggi un tale punteggio – ancorché spalmato in 4 o 5 anni – non ci sarebbe politico che non si venderebbe la madre pur di accreditarselo come merito!).

Naturale, dunque, pensare che esista nel nostro paese uno “Zoccolo duro” di aziende che, di fatto, formano un PIL di circa 2000 miliardi di dollari e che abbiano tenuto e tengano testa ai mercati nonostante la tremenda tempesta economica mondiale e l’incapacità dello Stato italiano di trovare soluzioni efficaci per un consolidamento o un’espansione casalinga.

Personalmente ho maturato la convinzione che tali aziende si siano rese conto fin dal termine della “Prima Repubblica” e prontamente valutata la veloce globalizzazione dell’economia, di non poter contane in alcun modo su un “Sistema paese” ben governato (come, ad esempio, in Germania) dalle classi politiche che si sarebbero (solo figurativamente) alternate al potere e, perciò, si siano autonomamente equipaggiate per affrontare le nuove sfide internazionali vincendo il confronto e continuando a garantire un gettito economico di altissimo livello indipendentemente dalle scelte dei governi.

Avendo ben intuito che il passaggio alla “Seconda Repubblica” avrebbe solo incrementato la concertazione tra politici per consolidare i propri privilegi ed elargirne agli “Amici”, piuttosto che concertare in funzione della crescita dell’intero paese, dalle aziende già ben strutturate a quelle più deboli (che infatti non ce l’hanno fatta a sopravvivere) fino ai singoli cittadini, hanno utilmente concentrato le loro energie intellettuali, creative e manuali, quelle economiche insieme alla caparbietà e volontà assoluta di crescere anche in continenti lontani per imporsi nel nuovo modo globale e, così, garantire quella formazione di ricchezza che ha permesso e permette all’Italia di assicurare al suo popolo un decoroso livello di quei servizi primari (da tempo assunti come essenziali nei paesi economicamente avanzati) e, sempre personalmente, credo che ciò perdurerà in futuro nonostante non si profilino all’orizzonte novità determinanti sulla qualità delle classi politiche.

Insomma queste aziende continueranno a competere mondialmente elargendo allo stato l’ “Obolo” sempre più salato e l’Italia continuerà, comunque, a sopravvivere nonostante l’enorme debito pubblico ma con un costante incremento di genti che “il fango”, se così lo vogliamo definire, ce l’hanno, a seconda dello strato sociale, dalle caviglie al collo e con continui nuovi ingressi (nell’ “acquitrino”) da livelli socio – economici un tempo assolutamente in posizioni di sicurezza!

Non mi voglio addentrare, infine, nella spinosa questione del ruolo che le Agenzie di rating svolgono nell’ambito dei mercati mondiali o su temi tecnici come quello delle vendite allo scoperto di titoli di stato perché questo vuol essere un semplice articolo per esprimere alcuni pensieri personali, limito l’azione ma inevitabilmente resto a chiedermi, sul primo quesito, da chi siano finanziate queste società che dovrebbero essere assolutamente indipendenti e fuori da ogni possibile commercio di titoli (un arbitro normalmente non partecipa alla partita che dirige), se alle spalle non si trovino proprio quegli speculatori che possono anche far fallire uno stato, se ogni paese non abbia il diritto, a questo punto, di creare una propria società capace di “fare le pulci” alla concorrenza, mentre sull’ultima questione mi sembra così assurdo che si possano commerciare beni che non si possiedono da ritenere superfluo ogni commento in proposito.

Valerio Montonati Agronomo

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 06 marzo 2019
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