Cottarelli e l’Europa, “ce ne vorrebbe di più”

Erano circa in 100 persone ad ascoltare l’economista Carlo Cottarelli all’aula magna dell’università dell’Insubria, ultimo atto del ciclo di incontri “Che cosa l’EUROPA fa per me?”

Cottarelli all'Insubria

Erano circa in 100 persone ad ascoltare l’economista Carlo Cottarelli all’aula magna dell’università dell’Insubria di Varese, ultimo atto del ciclo di incontri “Che cosa l’EUROPA fa per me?” ideato e diretto da Cristina Bellon, giornalista, collaboratrice de La Stampa-Tuttogreen, ed organizzato da CSA Client & Project Supervisors Association, con il patrocinio dell’Università degli Studi Insubria di Varese, della Provincia di Varese, del Comune di Varese, della Camera di Commercio di Varese, della Fondazione Giacomo Ascoli.

Cottarelli all'Insubria

Un incontro-dibattito, che – dopo i saluti del sindaco di Varese  – ha visto protagonisti, oltre a lui, anche Massimo Gaudina, rappresentante della Commissione Europea a Milano, e Luciano Fontana, direttore de “Il Corriere della Sera” che, tra pessimismi e momenti di speranza, ha chiarito il ruolo dell’Europa, al di là dei luoghi comuni, per lo più falsi, che circolano negli ultimi anni.

«Si descrive spesso l’Europa come un posto dove burocrati non eletti decidono sulle nostre teste, ma nonè vero quasi nulla- Spiega Gaudina – Innanzitutto,  non è vero che sono burocrati, tutti i vertici sono politici. Secondo,  non è vero che non sono eletti: sono proposti dai governi e votati dal parlamento europeo, il che significa che non c’è una votazione diretta ma sono frutto di una legittimazione democratica. Terzo, non  è vero che decidono: propongono, ma la decisione finale è degli stati».

«La sensazione che l’Europa sia un enorme e difficoltoso meccanismo burocratico, per certi versi è quasi comprensibile – sottolinea Cottarelli – In effetti le regole sui conti pubblici europei sono di una complicazione estrema. Ma sono regole che non sono state volute dai burocrati, ma dai paesi membri. Sono una prova di equilibrismo tra gli stati assurda».

Ma cosa vorrebbe, Cottarelli,  dall’Europa? «Cosa vorrei? un ‘Europa che conta qualcosa nel mondo: tra la potenza americana e quella cinese, l’Europa rischia di rimanere schiacciata se non diventa forte. E l’unico sistema per esserlo è restare uniti. Capisco: sto facendo un discorso da sovranista, ma da sovranista europeo. Chi fa il sovranista nazionale non sa di essere una formica, nel mondo. E una formica sovranista non va da nessuna parte»,

Per farlo l’Europa dovrebbe gestire più soldi: «Il bilancio dell’unione Europea comprende l’un per cento del Pil del continente. Negli USA il bilancio federale conta invece il 25% del pil: con cifre del genere lo Stato uò fare molto di più per i cittadini – sottolinea Cottarelli -C’è chi ha calcolato la giusta proporzione che può essere del  7-8% del Pil oppure del 10% compreso l’esercito. Un  bilancio centrale europeo di dimensione piu grossa potrebbe finalmente rendere visibile l’Europa per i cittadini, che riceverebbero la loro pensione o il  sussidio di disoccupazione dall’Europa, e avere servizi comuni più importanti. ma non ci spero molto al momento»

Il percorso però, è ancora giovane: «La UE ha solo 60 anni, che nei tempi di formazione di uno stato non sono molti. Continuando nel percorso intrapreso, abbiamo tutto il tempo per consolidarlo. Anche gli Stati Uniti hanno avuto bisogno di più tempo».

Cottarelli all'Insubria
All’arrivo del professore ed economista, un gruppo di rappresentanti del Movimento Federalista Europeo di Varese lo ha accolto avvolto nelle bandiere d’Europa

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 10 aprile 2019
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