“Diamo valore ai numeri” il bilancio spiegato ai cittadini di Varese

Intervista a Cristina Buzzetti, a poche ore dall'approvazione del rendiconto di gestione: dove si svela il reale ruolo dell'assessorato al bilancio, poco noto ma molto importante

Cristina Buzzetti

In consiglio comunale è tempo di votare il rendiconto di gestione 2018 del Comune di Varese. Uno dei documenti più importanti, insieme al bilancio preventivo, dell’attività dell’intera amministrazione, che sarà oggetto di votazione proprio questa sera, 11 aprile 2019.

Ma anche uno dei documenti meno conosciuti: per la maggioranza delle persone la sua importanza è poco palpabile, e l’attività dell’assessore al Bilancio quasi astratta, se non nei tempi in cui il bilancio preventivo o il rendiconto, appunto, vengono approvati. Dopodichè, nel corso dell’anno, l’attività dell’assessore tende a cadere nel dimenticatoio.

Ma qual è il “mestiere” di un assessore al bilancio? E in cosa consiste l’eccezionalità di un bilancio o di un rendiconto approvato per tempo, come avviene negli ultimi anni a Varese? Lo abbiamo chiesto alla  diretta interessata, l’assessore Cristina Buzzetti. Un assessore tecnico “fuori dal normale”, spesso di poche parole, per nulla politico ma molto chiaro nelle risposte: insomma, la persona giusta per capirne di più.

Innanzitutto: assessore o assessora?
«Assessore. Lo preferisco. Non è una questione ideologica: sono semplicemente sempre stata abituata a questo genere, anche come professionista».

Qual è il suo percorso professionale e politico?
«Dal punto di vista professionale, sono “figlia d’arte”: mio papà è un dottore commercialista, quindi questo mestiere lo faccio da sempre. Mi sono laureata in Bocconi, ma in realtà volevo fare tutt’altro: più precisamente la giornalista sportiva. Sono scesa poi a più miti consigli: ho fatto il test in Bocconi e ho cominciato a lavorare in studio negli ultimi mesi di università, mentre ancora preparavo la tesi. L’università l’avevo affrontata come una sfida: pensavo che non mi sarebbe mai piaciuta, dopo avere fatto il liceo classico, che ho amato tantissimo, ma che porta in un mondo un po’ lontano dalla realtà. In realtà pian piano mi sono appassionata, e alla fine mi sono specializzata in normativa giuridica e fiscale del terzo settore. Ora sono una dei pochi commercialisti esperti in questo campo, che seguo con passione. Questo è il mio taglio del lavoro, e forse è questo il motivo per cui hanno pensato a me come assessore al bilancio. Io non mi sono mai occupata di enti pubblici, ne mi sono mai occupata di politica: in questo caso specifico, mi è stato prospettato il fatto che i conti del comune di Varese avessero la necessità di una visione sopra le parti e dovessero essere condotti in modo piu professionale, più “tecnico”. Ed eccomi qui. Per padroneggiare il bilancio comunale ho comunque dovuto studiare parecchio, capire i meccanismi contabili, come si gestisce un ente pubblico. E’ molto diverso dal lavoro quotidiano».

Cristina Buzzetti
Cristina Buzzetti

Quando si è trovata davanti il bilancio del Comune, qual è stato il nodo piu grosso da risolvere?
«Garantire il mantenimento di un buon livello dei servizi senza aumentare tariffe e imposte »

Proviamo a farci spiegare un po’ meglio, visto che siamo un po’ tutti ignoranti in merito:
«Un bilancio comunale si divide in due parti : le spese correnti, e gli investimenti.
Le spese correnti sono per esempio tutte le utenze, i costi del personale, quelle per svolgere i servizi educativi o sociali e le manutenzioni ordinarie, che per Varese ammontano complessivamente a circa a 90 milioni all’anno. Si tratta di spese necessarie, di cui dobbiamo garantire livello e qualità ogni anno. Se non lo facciamo, per intenderci, siamo costretti a far uscire un anziano dalla casa di riposo, lasciare i ragazzi senza riscaldamento a scuola, tenere chiuso il cimitero perchè manca il custode… Negli ultimi anni della precedente amministrazione spesso si era fatto ricorso a entrate straordinarie per sostenere queste uscite; sapevo quindi di non poter contare stabilmente su questi introiti. Questa è stata la prima cosa che abbiamo affrontato: a luglio 2016 quando sono entrata negli uffici dell’assessorato, mi sono resa conto che si doveva lavorare sulla gestione delle spese in modo più ragionato. Il secondo obiettivo è stato dare maggiore veridicità ai numeri, e questo credo di averlo raggiunto con questo rendiconto».

Cosa significa “dare veridicità ai numeri”?
«Significa fondare i propri ragionamenti su dati certi e trasparenti, verificati nella loro esistenza e veridicità. In questi due anni abbiamo svolto un costante lavoro di verifica in particolar modo sui residui attivi, cioè sui crediti risalenti ad anni precedenti, spesso irrecuperabili. È un lavoro difficile da spiegare e da comprendere, che non ha risonanza esterna, ma assicura alla città un bilancio sempre più in ordine sul quale si possono costruire progetti sostenibili».

Cos’è un assessore al bilancio? Di solito lo si conosce, e si intervista, giusto due volte all’anno: alla fine e all’inizio dell’anno solare, quando presenta preventivi o consuntivo. E spesso gli argomenti di cui parla risultano ai più parecchio fumosi…
«Il lavoro dell’assessore al bilancio è un lavoro di seconda linea: non esce quasi mai allo scoperto, è un lavoro di tessitura, a favore degli altri assessori. Ciò che gli altri assessori riescono a concretizzare è perchè si sono trovate la coperture: quindi, perchè ha lavorato bene. Ma difficilmente compare: è un ingranaggio, un lavoro di retrovia. Tutti gli assessori portano le loro richieste; l’obiettivo è concretizzarle il più possibile valutando urgenze e tempi di realizzazione, e mantenendo gli equilibri di bilancio».

È un lavoro di gruppo?
«Sì. In questo assessorato più che in altri ritengo sia importante la collaborazione con gli uffici e il dirigente finanziario, che è depositario di una tecnica contabile che gli altri dirigenti non hanno. Inoltre, ci vuole molta trasparenza tra assessore e dirigente per collaborare: la materia è talmente complicata che se non c’è collaborazione il funzionario non può che fare da sè. La materia è davvero complessa»

Cosa significa per lei essere assessore al bilancio: si sente un po’ un “assessore degli assessori”?
«Non esattamente: mi sento però responsabile di quello che realizzano gli assessori. Devo necessariamente seguire tutti: i vari assessori possono anche conoscere solo il loro programma, ma io devo conoscerli e contemperarli tutti».

Andiamo sul pratico, ora: cosa significa per un cittadino che un bilancio preventivo sia approvato nei tempi?
«Che il bilancio preventivo e il rendiconto di gestione, i due documenti principe della vita contabile del Comune, siano approvati entro i termini, è un risultato che ha un impatto indiretto sulla vita della città e del cittadino, perché permettono agli uffici comunali di lavorare su dati certi a partire dai primi giorni dell’anno: il che significa impegnare la spesa immediatamente, e avere più tempo e più serenità per lavorare. Mi spiego meglio: per consentire i lavori, l’ufficio pubblico passa attraverso l’impegno di spesa. Se a preventivo ci sono, per esempio, 100mila euro da spendere per il decoro urbano, l’ufficio preposto, prima di indire la gara, deve impegnare – cioè “prenotare” – la spesa, che deve essere disponibile a bilancio. Più tardi si approva il bilancio preventivo, piu tardi si può indire la gara. Più tardi si indìce una gara e meno tempo si ha per realizzare l’intervento, visto che il tempo disponibile nell’anno, in qualunque giorno inizi, si chiude il 31 dicembre: nel ritardo del bilancio è possibile solo operare attraverso autorizzazioni contingenti. È come poter fare la spesa di tutto quello che mi serve in casa perché ho i soldi disponibili, o prendere le cose volta per volta, secondo urgenza e non secondo valutazioni più ragionate».

Cosa significa invece per i cittadini che i pagamenti del Comune ai fornitori siano in orario?
«Sono due i principali effetti: il fatto che il Comune abbia un rapporto sano con i suoi fornitori, che molto spesso sono della zona. Ridurre i tempi di pagamento è inoltre una manovra di rilancio dell’economia, perché dà fiducia a chi si propone come fornitore. Ma soprattutto stimola la concorrenza tra le imprese in sede di gara di appalto ».

Varese è appesantita da un grande debito. Ci spiega meglio di cosa si tratta?
«E’ un disavanzo, preciso, e non un debito: il Comune di Varese non ha contratto un debito con qualcuno in particolare; il disavanzo è uno squilibrio più generale. Quando ci siamo insediati abbiamo preso atto dell’esistenza di somme per oltre 10 milioni da ripianare.

Una problematica su cui bisogna stare continuamente attenti, perché incide sulle capacità e possibilità di investimento del Comune di Varese e che, per ripianarlo, vincola annualmente (e per molti anni a venire: l’impegno dura fino a 30 anni, ndr) risorse per oltre 300 mila euro per il suo ripianamento. Somme che, così destinate, non possiamo usare per i cittadini».

Quindi, anche quest’anno sul bilancio ci sono in famosi trecentomila euro:
«A dire il vero, a consuntivo, quest’anno siamo riusciti a recuperarne 650 mila, ci portiamo avanti».

Una bella notizia…
«Sì, sono soddisfatta. Questo rendiconto segna un deciso passo in avanti, adesso l’obiettivo è consolidare questo risultato anche per il 2019».

Qual è il prossimo obiettivo?
«Il prossimo obiettivo non sono le grandi opere, ma quelle piccole, quelle che la gente si aspetta. Le principali rigenerazioni sono partite, ora il problema sono le asfaltature, i marciapiedi. Ma ci stiamo arrivando: appena dopo l’approvazione del rendiconto infatti firmeremo la delibera di giunta e partiremo anche con quelle. Un altro motivo per approvare il rendiconto per tempo: perché le asfaltature hanno un periodo ben preciso per essere attuate, cioè l’estate, e per risolvere i famosi impegni o le gare bisogna essere “a posto” ad aprile»

Tra tutto quello che ha fatto finora, qual è la cosa che più l’ha più soddisfatta?
«Le rispondo sinceramente: non sono ancora soddisfatta. Perché vedo che ci sono ancora tante cose su cui possiamo ancora lavorare. Gli effetti delle cose su cui abbiamo messo la testa però, si iniziano già a vedere materialmente».

di stefania.radman@varesenews.it
Pubblicato il 11 aprile 2019
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