I sogni cinesi nell’energia e in un miliardo di smartphone

L'ultima tappa della techmission in Cina è a Shenzhen che in trent'anni è passata da un villaggio di pescatori a essere la quarta città del Paese e soprattutto la più avanzata tecnologicamente. Visite alla BYD e alla Tencent, l'azienda di Wechat

Techmission Cina

Arrivare in aeroporto a Shenzhen nel cuore della notte è un’esperienza. Corridoi che non finiscono mai, con un pavimento che luccica e riflette le luci quasi fosse giorno. Lo scalo parla italiano perché a realizzarlo è stato lo studio di Fuksas, l’architetto che ha disegnato la fiera di Milano, solo per citarne una.

La struttura, inaugurata del novembre del 2013, è lunga 1,5 chilometri e larga 80 metri. Fra le caratteristiche più affascinanti vi è la forma della copertura che ricorda una manta ed è rivestita da una doppia pelle a nido d’ape.

Il distretto di Shenzhen oggi è una delle zone con la maggiore concentrazione di aziende innovative non solo in Cina, ma a livello mondiale. La città è un esempio perfetto di cosa sia stato capace di fare questo paese negli ultimi trent’anni. Da villaggio di pescatori, faceva tra 20 e 30mila abitanti ancora nel 1979 quando venne nominata città, oggi ha un numero di residenti che oscilla tra i 12 e i 15 milioni.

“Shenzhen è una realtà unica – racconta Marianna, la guida della techmission di Confindustria Lombardia, Univa e del Digital Hub innovation – perché qui c’è apertura, capacità di accoglienza e arrivano tantissime persone per lavorare”.

Il dinamismo della città lo si avverte ovunque. In ogni area c’è una fortissima presenza di cantieri sia per costruire gli immensi grattacieli che per migliorare le strade. Shenzhen è il quarto centro della Cina, ma si sta sempre più caratterizzando per le aziende a forte contenuto innovativo.

La prima tappa è alla BYD che sta per “Build your dreams”. Quei sogni che, oltre a ricordare Martin Luther King, rischiano di trasformarsi in incubi per i tanti competitor di un’impresa che sta diventando sempre più globale. In Italia si inizia a conoscere per le forniture di bus elettrici a diverse città come Padova, Messina, Torino e Novara.

BYD fu fondata nel 1995 da un ex chimico del governo di nome Wang Chuanfu. Un uomo diventato miliardario, ma a detta di chi lo ha incontrato, di grande umiltà e semplicità. Oggi gestisce un impero nato da un’idea semplice che metteva a frutto la sua esperienza professionale in fatto di materiali. Il primo business infatti furono le batterie dei telefoni cellulari.

L’azienda dà lavoro a 220mila persone e sta concentrando gran parte della propria attività su prodotti elettrici. BYD è leader mondiale in materia di veicoli plug-in. La Cina sta puntando tantissimo sull’elettrico e – secondo un articolo di Bloomberg – rappresenta più della metà degli acquisti di questo prodotto nel mondo. Nel 2018 sono stati venduti più veicoli elettrici a Shanghai che in Germania, Francia o nel Regno Unito; la città di Hangzhou, piccola per gli standard cinesi, aveva vendite più elevate di tutto il Giappone. Praticamente tutti i 20.000 taxi di Shenzhen sono BYD elettrici, rispetto a meno di 20 di qualsiasi marca a New York. Più di 500.000 autobus elettrici percorrono strade cinesi, contro meno di 1.000 negli Stati Uniti.

All’interno della nuova sede di BYD corre una monorotaia di un treno, manco a dirlo, di nuovissima concezione. Un altro versante del business del colosso asiatico che ormai non conosce confini.

La filosofia totalizzante di BYD – si legge sempre su Bloomberg e come abbiamo sperimentato anche con la techmission  – diventa evidente quando ti avvicini al quartier generale della compagnia nella periferia orientale di Shenzhen. L’ultima tappa del viaggio scorre lungo la BYD Road, un corridoio a sei corsie diviso da file di standard di luce BYD alimentati a energia solare. Circa 40.000 persone lavorano nel campus, viaggiando nelle sue fabbriche e blocchi di uffici su autobus BYD. Le strade interne sono quasi immacolate, pattugliate a intervalli frequenti dagli spazzini della BYD. Di fronte al blocco centrale a forma di esagono, l’azienda ha costruito una pista di prova e una stazione per SkyRail, un sistema di monorotaia prefabbricato progettato per essere lasciato cadere sopra le strade congestionate della città: una siepe nel caso in cui la rivoluzione EV non tenga”.

Giusto per non dimenticare quanto potenti siano le contraddizioni anche a queste latitudini, il nostro bus non solo non è elettrico, ma deve mettersi in coda anche sulle grandi arterie e per rientrare in città ci vuole ben oltre un’ora.

La seconda tappa è nella sede di un altro colosso tecnologico: Tencent. Detto così, ad eccezione dei nerd e degli esperti del settore economico tecnologico, dice poco. Tencent è la “mamma” di Wechat, ovvero la app con cui i cinesi fanno tutto. È una sorta di somma di whatsapp, Facebook, Paypal e Skype. Questo parlando solo di quel servizio contraddistinto da quel simbolino che indica due persone che stanno chattando. Manco a farlo a posta verde come il cugino di oltre oceano.

La sede della società è imponente ed elegante al tempo stesso. La holding fu fondata nel 1998 da Ma Huateng e Zhang Zhidong. La missione – come ci hanno raccontato a più riprese – è “migliorare la qualità della vita attraverso i servizi a valore aggiunto di Internet”. Una filosofia che rispecchia quella dichiarata da tanti soggetti che hanno costruito imperi grazie al digitale. Basti pensare a Zuckrberg e prima di lui Steve Jobs e Bill Gates. Quello che lascia a bocca aperta ora sono i numeri e ancora una volta la progressione nella crescita e lo sviluppo. Wechat è utilizzata da oltre un miliardo di persone ed è solo uno dei servizi della Tencent. Il business più consistente è legato al cloud e ora a una serie di piattaforme per l’intrattenimento, la smart car, l’intelligenza artificiale e tanto altro.

Dopo una breve presentazione la visita permette di muoversi e testare tanti prodotti come si fosse in un vero parco giochi. Divertente e accattivante ritrovarsi in un concerto con la realtà aumentata, a sfidare robot in giochi meccanici o di intelletto. Oppure scoprire le nuove frontiere del medicale e restare a bocca aperta di fronte ad ambienti con materiali video a grande impatto emotivo.

Fuori da Tencent la vita scorre frenetica, ma tutti hanno in mano uno smartphone e la vita fluisce anche lì dentro mentre la natura si prende, come ogni giorno, il gusto di regalare scenari di colori e luci facendo capolino tra gli immensi e modernissimi palazzi.

Shenzhen continuerà a crescere, così come le nostre domande su quale sarà il mondo dei prossimi anni. Anni non decenni, perché ormai è chiaro che quel “tutto” di cui parla Alessandro Baricco nel suo ultimo libro The game, non può riferirsi solo alla globalità legata al mondo occidentale. La Cina sembra viaggiare ancora in un altro campo. Per chi non ci crede basti guardare quante poche righe dedichi Wikipedia in italiano alla Tencent. Per quanto tempo ancora?

Il viaggio della techmission aveva preso il via con le parole di Guido Giacconi che ci aveva messo in guardia: “non pensiate di conoscere la Cina. Non è possibile nemmeno dopo averci vissuto per dieci anni”. Ha ragione anche perché riflettere su questo continente e parlarne è un po’ come pensare di risolvere equazioni con un numero stratosferico di incognite e per di più su un piano tridimensionale.

di marco@varesenews.it
Pubblicato il 15 giugno 2019
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