Incendi, strade devastate e business sui migranti: gli affari degli ndranghetisti oltre Ticino

Uno degli arrestati nell'operazione Krimisa aveva avviato una speculazione immobiliare nel Parco piemontese del Ticino, rastrellando terreni e case. Mettendoci i richiedenti asilo, incassando e facendoli lavorare. Per poi buttarsi sull'agriturismo e sugli affitti per la prostituzione

Lonate Pozzolo generica

Incendi sospetti, strade sbarrate, minacce. Erano le tracce delle manovre degli ndranghetisti di Lonate a Oleggio, in provincia di Novara, confluite dall’inchiesta Krimisa: un modo per reinvestire nell’economia legale, costruire rendite.

Di interessi opachi al di là del fiume Ticino si era già parlato a inizio 2019: una serie di denunce ai carabinieri, finite in Procura a Novara, avevano fatto drizzare le antenne agli inquirenti. Dietro a episodi che potevano sembrare conflitti di vicinato o di ostilità con i ciclisti in mountain bike  erano infatti spuntati i nomi dei pregiudicati della locale Lonate-Legnano, seppur a volte occultati dietro a prestanome.

Al centro della vicenda c’è una delle figure centrali dell’inchiesta, Cataldo Casoppero, il 68enne considerato dagli inquirenti uno dei partecipanti all’associazione criminale di ‘ndrangheta di Lonate Pozzolo. Mentre altri investono in un “normale” bar, “Zu’ Cataldo” si spinge oltre Ticino. E punta sul più classico degli affari – la speculazione immobiliare – associata a un business nuovo, da sfruttare fino in fondo: Casoppero acquisisce alcuni edifici agricoli in zona del Parco (piemontese) del Ticino, in territorio di Oleggio, nella valle (nella mappa sottostante). Obbiettivo: riutilizzarli in una prima fase per ospitare migranti, affittando ad una cooperativa del torinese. I margini possono essere ampi: «Tu devi dare duecentocinquanta euro al mese, basta, tutto il resto ti vengono a te, ci guadagni già settecento euro a persona di loro».

Gli edifici e i terreni vengono acquisiti sul mercato (investimento da un milione di euro) e alle aste giudiziarie, anche attraverso un prestanome di Busto Arsizio, Roberto Maria Volpi  (che risulta poi denunciato a piede libero per il reato di “distruzione o deturpamento di bellezze naturali”).
L’operazione immobiliare-speculativa però trova l’opposizione di un locatario di uno degli edifici, gestore di un noto laghetto di pesca sportiva nella valle del Ticino sotto Oleggio: «Uno di Cosenza, tutto pieno di tatuaggi», lo definisce Casoppero in un’intercettazione ambientale. L’uomo si impunta, minaccia di denunciare tutto.

Ed è qui che gli ndranghetisti passano alle maniere forti. Le intimidazioni diventano pesanti: secondo gli elementi raccolti in indagine nella notte del 2 gennaio 2016, Casoppero va in via Isola Gola con una ruspa e procede arbitrariamente all’abbattimento di un chiosco-bar alla pesca sportiva (peraltro, costruito abusivamente dal locatario).
«Ci sono andato di notte con la terna, lì gli ho dato una botta, ho buttato giù il bar» confesserà Casoppero, senza sapere di essere intercettato, il 4 dicembre 2017. Non solo: per bloccarlo in campagna e garantirsi la fuga, Casoppero arriva al punto di devastare la strada bianca in località Isola Gola: «Poi per non farlo andare subito in caserma, ho fatto uno scavo all’uscita, ci è andato a finire con la jeep dentro il cornuto».

Generico 2018

Sarà anche quest’ultimo abuso, insieme alle denunce, a portare le manovre degli ndranghetisti all’attenzione degli inquirenti: viene sbarrata la strada bianca, usata come ciclabile («È tutto proprietà privata, adesso non passa più nessuno da qui»).
Polizia Locale di Oleggio,  Carabinieri e Forestale di Oleggio mettono insieme i pezzi.E appunto già a inizio 2019 la cosa inizia a fare molto rumore, finisce sulle pagine dei giornali (ne abbiamo parlato qui).

Nel frattempo, però, i richiedenti asilo sono già arrivati. E vengono usati come manodopera a costo zero, per sistemare terreni ed edifici: «C’era un bosco peggio di qui, l’ho fatto pulire da quelli… da sti mao mao qui», dice. Quando l’emergenza migranti finirà, Casoppero ha già in mente la conversione d’uso per la fase successiva: un agriturismo e non solo. I locali a disposizione sono tanti: «Qua ci faccio le camere… li affitto alle puttane, no?».

di roberto.morandi@varesenews.it
Pubblicato il 12 luglio 2019
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