Ecco come la ‘ndrangheta ha gestito Lonate Pozzolo per 15 anni

Dall'ordinanza di custodia cautelare contro la locale di Legnano-Lonate Pozzolo emerge come le due giunte Gelosa e quella di Rivolta fossero interamente nelle mani della cosca

Lonate Pozzolo municipio Comune

Questa volta emerge in modo chiaro come le famiglie di ‘ndrangheta di Lonate Pozzolo avessero in mano completamente l’amministrazione comunale.

Come per l’indagine Mensa dei Poveri è ancora una volta Danilo Rivolta la gola profonda che scoperchia la pentola del malaffare.

Se ai tempi dell’indagine Bad Boys i politici lonatesi vennero solo sfiorati (anche se nelle motivazioni della sentenza del processo di primo grado si prefigurava un coinvolgimento massiccio), questa volta nelle carte emerge la ricostruzione di 15 anni di potere politico-affaristico-malavitoso. In un interrogatorio del 19 luglio 2017 racconta come sia nelle giunte Gelosa che in quella in cui lui stesso era sindaco, i De Novara avessero un pacchetto di 300 voti, agevolato dall’aiuto di un importante esponente della locale come Cataldo Casoppero, che venivano cooptati tutti sul candidato da far eleggere.

L’INDAGINE

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Emerge, dalle confidenze  che Emanuele De Castro fa a Pietro Gangi (mai credute dagli inquirenti), che anche l’allora sindaco Piergiulio Gelosa avrebbe ricevuto proprio da De Castro una tangente da 120 mila euro mentre altri 110 mila sarebbero stati dati all’allora capo dell’Ufficio urbanistica, Orietta Liccati. La donna, come anche l’allora sindaco, non è mai stata coinvolta direttamente e indirettamente nelle indagini ma ha anche subito un attentato per mano di Ernestino Rocca (il mandante fu Emanuele De Castro) che lanciò una molotov contro la sua auto parcheggiata in Comune nel 2008, danneggiandola.

Rivolta dichiara che nella giunta di Gelosa gli assessori contigui alle famiglie di ‘ndrangheta erano Patrizia De Novara (cognata di Alfonso Murano, ucciso nel 2006), Francesco Lamazza (presidente del Lonate calcio e amico stretto di Emanuele De Castro) e Antonio Patera (di origini cirotane e sostenuto dalla famiglia cirotana dei Russo). Tra i consiglieri comunali di Gelosa risultava anche il 42enne Francesco Basile (cognato di Enzo Misiano), ex-poliziotto, condannato in via definitiva nel 2014 a 4 anni e 10 mesi di carcere per spaccio di stupefacenti e accesso abusivo al sistema informatico.

Anche l’elezione dello stesso Rivolta è stata condizionata dal pacchetto di voti della ‘ndrangheta (con l’intermediazione di un’altra figura politica molto nota nella zona, quella di Peppino Falvo, coordinatore regionale dei Cristiano Democratici). Come segno di riconoscenza l’esponente di Forza Italia concede l’assessorato alla Cultura a Francesca De Novara (nipote di Alfonso Murano), la quale si rifiuta anche di partecipare ad un incontro sulla legalità che lei non si è sentita di sostenere. In Comune la locale può contare anche sul dipendente comunale (e consigliere comunale a Ferno) Enzo Misiano e sull’agente di Polizia Locale Antonio Pella che qualche volta si accompagna a Cataldo Casoppero anche in auto (dove viene intercettato).

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Quando le cose cominciano ad andare male con Rivolta, subentra la figura di Giovanni Vincenzino, fondatore e titolare dalla Europa Investigazioni e consulente del Tribunale di Busto Arsizio. È lui a farsi avanti con l’amico Cataldo Casoppero per provare a far eleggere il figlio come sindaco o come assessore: «Da che parte mi devo mettere?», chiede a Casoppero che risponde «Con Forza Italia o dove vuoi tu. Parlo con l’ingegnere (Andreoli) e lui lo mettiamo al bilancio e tuo figlio (Marco) lo facciamo sindaco».

Le elezioni del 2018 vengono ancora fortemente condizionate dalla locale di Lonate Pozzolo con Enzo Misiano che assume il ruolo di intermediario tra i possessori di pacchetti di voti legati alla ‘ndrangheta e le forze politiche che compongono l’alleanza di centrodestra. Questa volta, però, a vincere è la lista dell’attuale sindaco Nadia Rosa.

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di orlando.mastrillo@varesenews.it
Pubblicato il 04 luglio 2019
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