Politeama, perché non dedicarlo ad Antonio Ghiringhelli?

Fu sovrintendente della Scala nell'ultimo dopoguerra e contribuì alla ricostruzione del grande teatro milanese che tutto il mondo ci invidia

Avarie

Dopo una parentesi di maltempo… gestionale, il meteo della Casa di riposo Molina, tanto cara alla città, dà buone notizie a lunga scadenza.
Sole e prezioso vento nelle vele, come ai tempi, abbastanza recenti, della presidenza di un mastino della chiarezza e della concretezza come Guido Ermolli che aveva fatto una esperienza molto formativa come segretario del sindaco Ossola.

Il paragone..climatico mi è stato suggerito dalle notizie relative al rilancio del “Politeama” come teatro, progetto che ha uno spessore culturale e storico elevatissimo, conferitogli dall’ormai vecchissima demolizione del “Sociale”. Si trattava dell’unico teatro esistente in Varese nel secolo scorso, e la cui vicenda tempo fa Ambrogio Vaghi, ex consigliere comunale Pci, ha opportunamente ricordato su Rmfonline.it, mezzo di comunicazione franco e rispettoso della cultura, di plurimi pensieri di ambito sociale varesino e all’occorrenza anche nazionale.

La nostra città è ultima in classifica in provincia e forse in Lombardia per impianti e strutture teatrali ma è tra le prime per amore del teatro che ha coltivato con passione arrivando anche a … emigrare per tenere vivo il sacro fuoco. Abbiamo avuto eccellenti artisti, tra i più noti Santuccio e i Fo, ma è stata, preziosa sentinella e fervida promotrice Anna Bonomi, che in ambito scolastico ha fondato una eccellente scuola per attori.
Non deve meravigliare che le giovani leve di Palazzo Estense, utilizzando percorsi e collaborazioni che collegano più ambienti e istituzioni, vogliano restituire alla città un degno teatro.

E oggi saremmo stati nei guai, cioè in un vero deserto culturale, se uno dei sindaci leghisti meno amati non avesse rattoppato con il teatro tenda la Caporetto ultraventennale dei lumbard nella loro “capitale”.
Attendiamo la conclusione dell’acquisizione comunale del Politeama per fare bilanci e programmi, ma accanto all’intraprendenza della odierna Giunta civica certamente dovremo mettere la collaborazione dei nuovi vertici del Molina. Non va dimenticato che il Politeama, struttura all’altezza delle necessità di Varese, è dotato anche di un’acustica eccezionale, particolarmente adatta ai concerti- altra passione varesina- e a soddisfare anche le esigenze dei nostri giovani che studiano musica e che si stanno affacciando alla ribalta nazionale.
Ma il Politeama continuerà ad avere lo stesso scontatissimo nome? In Italia già sono troppi i Politeama, mentre il nostro teatro potrebbe essere dedicato a un nostro grande manager della musica, Antonio Ghiringhelli (nella foto mentre bacia l’attrice Maria Callas).

Egli nel dopoguerra ricostruì la Scala bombardata e la riportò ai livelli mondiali che le competevano.

Ghiringhelli nacque a Brunello, studiò e lavorò a Varese prima di incontrare l’angerese Greppi, primo sindaco della Milano liberata. Ghiringhelli , scelto dallo stesso Greppi, fu un sovrintendente eccezionale, guidò la Scala sino agli inizi degli Anni 70. Compenso? Zero lire! La famiglia era titolare di una piccola fabbrica, che tra l’altro nemmeno avrebbe avuto giovamento dalla ben diversa attività del più famoso di uno dei titolari.

E’ una grande storia ed è anche nostra quella di Ghiringhelli. Milano e la Scala la vicenda umana e culturale del grande sovrintendente l’hanno celebrata degnamente e più volte. Varese non lo ha ancora fatto ma si sa che spesso abbiamo bisticciato con la memoria degnissima di gente della nostra terra, nativa o..”adottiva”. Forse è soprattutto il tempo che fugge veloce a creare problemi ai nostri giovani civici amministratori, a giornalisti e cittadini.

Antonio Ghiringhelli riposa nel piccolo cimitero di Brunello, non ha mai voluto per sè onori e ricompense, in troppi lo abbiamo dimenticato , ma corre voce che su un importante taccuino di Palazzo Estense da qualche tempo ci sia il suo nome. Una coincidenza o un…programma che il suo nome sia stato scritto quando si è profilata l’opportunità, colossale, di ridare alla città il teatro.

Pierfausto Vedani

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Pubblicato il 31 luglio 2019
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