Il pronto soccorso riparte dall’Università per superare i suoi problemi

Accantonata la "ricetta Maroni", per il PS è tempo di seguire una nuova via. La collaborazione con l'ateneo porterà più formazione e, si spera, personale

asst sette laghi

A quattro anni dalla “medicina di Maroni”, il pronto soccorso di Varese cambia ancora ricetta.

Le soluzioni introdotte dai saggi, portati dall’allora governatore che stilarono 12 regole di comportamento, non sono riuscite a risolvere una situazione che è andata complicandosi anche a causa della crisi del personale sempre più esiguo, subentrata nel frattempo.

Quindi, si cambia di nuovo e, ancora una volta, la soluzione individuata è rivoluzionaria. Il reparto dal primo agosto prossimo sarà affidato all’Università dell’Insubria.

A dirigere organizzazione e percorsi sarà chiamato il professor Walter Ageno che già è a capo della struttura di degenza breve di Varese, che nacque proprio in occasione della rivoluzione dei saggi di maroni, al posto del “repartino” del pronto soccorso che fu così smantellato. 

« Stringiamo un accordo importante con l’ateneo in un settore molto delicato – ha commentato il direttore generale dell’asst Sette Laghi Gianni Bonelli – Il pronto soccorso di Varese, con i suoi 70.000 accessi annui, è un centro nevralgico. L’arrivo dell’università ci permetterà di creare anche un percorso di formazione e di ricerca che, si spera, possa suscitare l’interesse degli specialisti a venire o rimanere a Varese».

L’ateneo, quindi, oltre al direttore porterà anche 8 borse di specialità appena assegnate dal Ministero, un numero di medici in formazione importante che fa ben sperare nello sviluppo veloce della medicina di emergenza urgenza varesina, avviata lo scorso anno con due borse di specialità.

E che sia un’ottima occasione per formare i futuri medici di pronto soccorso lo ha ricordato il preside del corso di laurea in Medicina Giulio Carcano: « Già oggi, molti studenti chiedono di svolgere il tirocinio in pronto soccorso che viene visto come una terra di frontiera. Sfruttare, appieno, le competenze del personale medico che ci lavora, sotto la direzione del professor Ageno , che è anche direttore della scuola di specialità in medicina d’urgenza, permetterà di migliorare la formazione dei nostri studenti».

Dal primo agosto, quindi, il pronto soccorso volta pagina e da ospedaliero diventerà universitario dove l’integrazione con l’ospedale dovrebbe farsi più puntuale soprattutto attraverso quel reparto di degenza breve : « Un tempo, in PS i medici dovevano capire la causa del malessere e mandare il paziente nel reparto di riferimento – ha ricordato il dottor Massimo Bianchi, attualmente alla guida del PS varesino rimasto senza primario – poi l’opera del medico è cambiata: non più solo smistatore ma valutatore tra chi va ricoverato e chi no. L’evoluzione di questa figura ha richiesto un cambiamento continuo di approccio che va sostenuto da una formazione mirata».

Cosa cambierà per i pazienti? Praticamente nulla. Anche il professor Ageno non avrà una bacchetta magica con cui cancellare la famosa barellaia, non riuscirà a diminuire le attese di ore. La scommessa è quella di aumentare il personale e di avere trasferimenti in reparto più diretti attraverso un dialogo assiduo con tutte le unità operative.

Attualmente, i medici di pronto soccorso sono 19 ( a breve 18) anche se la mole di lavoro richiederebbe almeno 4/6 medici in più . In questi mesi difficili, i turni sono stati svolti da altri dottori reclutati nei reparti dell’ospedale, il servizio è stato sempre garantito. Presto arriveranno due chirurghi mentre un altro concorso per assumere personale è pronto.

Il nuovo assetto porterà miglioramenti? I miracoli non sono previsti, ma certamente al professor Ageno spetterà un duplice impegnativo compito: oltre al PS di Varese, a lui è stato anche affidata l’organizzazione del reparto di subacuti del Galmarini di Tradate, un altro ospedale con un PS in sofferenza. 

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Pubblicato il 19 luglio 2019
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