Terra di leggende il regno delle bocce
Il ricordo dell'Umberto, i miti si perfezionano giorno dopo giorno e sono sempre pronti ad essere celebrati, perché le leggende possono solo crescere, non si estinguono mai
Appoggiati alla balaustra che delimita lateralmente il campo, intenti ad osservare le evoluzioni dei contendenti, si parlano. Evocano le gesta dei grandi giocatori che hanno attraversato il Regno delle Bocce, ubicate chissà dove, alterate dall’astuto labirinto della fantasia, che amplia a dismisura, o comprime, a seconda degli umori del giorno, il reale svolgimento degli episodi.
“Ti ricordi l’Umberto?” dice uno. “Chi il volista? Quello che andava a barbera?” risponde l’altro.
E lì prende corpo, parola dopo parola, l’immagine non più sbiadita, ma sempre più vivida, dell’Umberto. Veneto, di Rovigo, ma trapiantato in Lombardia, forse in occasione delle alluvioni che costrinsero molti di quella Regione ad emigrare, parlava indifferentemente i due dialetti – veneto, o meglio polesano, e lombardo – con proprietà, di gusto, quasi, senza disdegnare l’italiano, però. Falegname, anzi mobiliere come amava designare la sua professione, in effetti confezionava con maestria tavoli, panche, scansie e quant’altro fosse necessario sul lavoro, e la grande, inalienabile passione: le bocce.
Bocciatore, anzi tirava praticamente solo di volo, nelle gare domenicali al mattino era imbattibile, con l’immancabile caraffa di vino – “la tasa”, come la qualificava affettuosamente – appoggiata in qualche angolo del bocciodromo, purché vicino ai campi di gioco; colpiva con percentuali del cento per cento, in qualsiasi punto della corsia, di taglio a destra, a sinistra, a boccia piena, in funzione delle esigenze della giocata: una sinfonia da grande palcoscenico.
Al pomeriggio le cose sovente avevano uno sviluppo diverso, le percentuali scadevano e la perfezione si allontanava. “Ma come faceva a giocare così bene al mattino e poi, patapumfete al pomeriggio?” dice un altro ancora. “Qual era il segreto?”.
Senza voler scomodare “La leggenda del santo bevitore”, celebre film di Ermanno Olmi derivato dal racconto di Joseph Roth, le analogie ci sono e abbastanza evidenti.
Il segreto era lì, sotto gli occhi di tutti: la famosa “tasa” di barbera! L’Umberto con il barbera trovava il combustibile ideale, era il suo doping, ogni cosa nel campo si delineava in modo perfetto e la sua andatura sbilenca – già il nostro camminava a piedi in fuori, con un passo da papera – veniva minimizzata. Tutti si domandavano come potesse, con quei piedi a spatola, coordinare la rincorsa, il movimento del braccio, il rilascio della boccia, la sua parabola perfetta che la faceva ricadere sulla disgraziata boccia dell’avversario. Non capivano, non si capacitavano, non riuscivano a carpire il segreto. Ma poi, se il barbera superava il livello di guardia, l’estro si spegneva e le bocce sembravano aver perso la guida e si ritenessero libere di andare dove volevano.
“Grande giocatore l’Umberto, un volista come lui l’ho visto raramente, anzi, forse, mai. Ma come faceva, non sembrava neanche che si concentrasse! Tirava così e colpiva, colpiva. Una macchina era”.
Nel Regno delle Bocce è così: i miti si perfezionano giorno dopo giorno e sono sempre pronti ad essere celebrati, perché le leggende possono solo crescere, non si estinguono mai.
PILLOLE DI BOCCE
- Giovedì 18 luglio – Solbiate – Finale regionale individuale
- Molteni – Primavera Cucciago
- Barilani – Alto Verbano
- D’Altoè – F.lli d’Italia
- Macchi – F.lli d’Italia
- Venerdì 18 luglio – Reno – Finale regionale individuale
Categoria A
- Turuani – Possaccio (VCO)
- Bongio – Renese (VA)
Categoria B/C
- Riga – Malnate
- Martelli – Borgomanero
- Mercoledì 24 luglio – Cedrate – Finale individuale
- Giovedì 25 luglio – Brenta – Finali regionale individuale cat. A
- Sabato 27 luglio – Brenta – Finali regionale individuale cat. B/C
- Sabato 27 luglio – Cairate – Bocc. Cavallotti – inizio gara libera individuale
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