Quattro anni fa perse un braccio in un incidente, oggi è pilota grazie ad Aidro

Un sogno reso possibile grazie al supporto dell’azienda tainese che ha realizzato il ServoFly T4/1 che consente la guida in autonomia

Mattia negusanti Aidro Taino

Una storia ricca di impegno e, soprattutto, di una grande forza di volontà, che vede protagonisti un giovane aviatore di Urbino e un’azienda tainese di stampe 3D a metallo. Mattia Negusanti, pilota con una sola mano, ha infatti ottenuto la licenza per pilotare un aeromobile ultraleggero. Si tratta del primo caso in Italia, reso possibile grazie al supporto dell’azienda Aidro che ha realizzato il ServoFly T4/1 per consentire al pilota di guidare in autonomia.

La vita di Negusanti, di professione carabiniere, è stata completamente stravolta un giorno del 2015 quando rimase vittima di un incidente stradale. In sella alla sua moto, venne investito da un camion, rimanendo sospeso in un “limbo” fra la vita e la morte, durato decina di giorni. Un coma irreversibile, con l’estrema unzione impartita per ben tre volte. Alla fine però, Mattia è fortunatamente sopravvissuto, nonostante le severe conseguenze lasciate dall’incidente che hanno obbligato il trentaquattrenne urbinate a modificare il proprio stile di vita dopo la perdita del braccio sinistro.

Una riabilitazione lunga e sicuramente non facile, frutto anche di quattro anni di terapie intensive e “numerosi interventi chirurgici all’avanguardia nel campo scientifico”. Di fronte a molte difficoltà, Mattia ha saputo trovare la forza per ricominciare a vivere, a lavorare e a trovare soluzioni che gli permettono di convivere con la sua disabilità, legata alla perdita del braccio.

«Il giorno in cui ho ripreso a lavorare dopo l’incidente – ricorda Mattia Negusanti – arrivo al mio nuovo incarico presso il Ministero della Difesa e il comandante Filoni, istruttore di volo, mi propone di andare a volare con lui: “Comandante io vengo, se poi mi piacesse dobbiamo trovare il modo di farmi pilotare un aereo da solo”». Mattia decise così di iscriversi all’Aero Club di Fano, dove prima è riuscito a ottenere l’idoneità medica e poi, all’inizio di questo mese, ha finalmente sostenuto l’esame teorico e pratico di volo VDS superandolo con ottimi risultati, seguito dal esaminatore Giannini.

Per riuscire in questa impresa, serviva tuttavia un’invenzione capace di fornire al pilota autonomia e sicurezza durante l’esperienza di volo. È nato così ServoFly, dall’idea iniziale del disegnatore Paolo Picchi e dal cugino Davide, espero meccanico e pilota acrobatico del aeroporto di Fano.

Ammirando la tenacia di Mattia, il progetto è stato accolta e sviluppato dall’azienda di Taino Aidro, su volontà di Valeria Tirelli e Alberto Tacconelli. L’azienda ha messo dunque a disposizione il proprio team di ingegneri e i macchinari dell’azienda per realizzare con la tecnologia additiva un oggetto unico, realizzato appositamente per il pilota disabile: il ServoFly T4/1, un attuatore elettrico prodotto con la nuova tecnologia di stampa 3D a metallo. Grazie a questo innovativo sistema di sviluppo, il servo può essere facilmente agganciato alla barra senza richiedere alcuna modifica all’aeromobile, come quello di Mattia, un Pioneer 200, che quindi non ha dovuto subire processi di revisioni e certificazione.

«Saranno più le volte che le cose sembrano impossibili – riflette Mattia – ma possiamo far ricredere gli scettici e chi non ripone fiducia nella possibilità di riuscita. Volare è già un progetto ambizioso per tanti, farlo con un solo braccio sembra impossibile, ma io ci sono riuscito. E questo è molto gratificante. Dico sempre che non bisogna sperare, ma bisogna avere la forza e la volontà di crederci. E la scienza, la medicina, e le nuove tecnologie, come la stampa 3D, ci possono essere di aiuto».

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Pubblicato il 20 agosto 2019
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