“Vivere felici senza plastica”

Chantal Plamondon e Jay Sinha, una coppia di attivisti canadesi che da 14 anni condivide consigli e suggerimenti per evitare di aumentare la “massa critica di plastica nel mondo”

posate plastica

“Perché questo polimero, la plastica, è così fondamentale nelle nostre vite?”. Con questa domanda Fabio Ciconte, di Terra! Onlus, apre la presentazione del libro “Vivere felici senza plastica” di Chantal Plamondon e Jay Sinha, una coppia di attivisti canadesi che da 14 anni ha creato il blog “Life without Plastic” nel quale condividono con il mondo consigli e suggerimenti per evitare di aumentare la “massa critica di plastica nel mondo”.

Al dibattito, a Ferrara nell’ambito del Festival di Internazionale, hanno partecipato Adriano Turrini, rappresentante di Coop (e quindi del mondo della grande distribuzione) e Giorgio Osti, professore di sociologia dell’Università di Trieste.

“Non si può evitare di venire in contatto con la plastica, essa è ovunque, nel cibo che mangiamo, nell’acqua che beviamo- esordisce Sihna- sotto forma micro e nano, ti troverà, che tu lo voglia o no. Pensate che alcuni studi hanno calcolato che solo nel 2021 si produrranno 580 miliardi di bottiglie di plastica in tutto il mondo. Si può piuttosto evitare di usarla quotidianamente, partendo da piccole azioni”.

Quando hanno incominciato questa battaglia, Jay e Chantal hanno messo in luce soprattutto i rischi che il materiale crea per la salute: “Quattordici anni fa- racconta Chantal- con nostro figlio di 2 anni, ci siamo accorti che la plastica che gli stava intorno poteva essere nociva per un bambino che passa la maggior parte del suo tempo masticando oggetti. Era un ambiente per noi preoccupante, e allora ci siamo detti”iniziamo nel nostro piccolo e in futuro riusciremo a sensibilizzare l’opinione pubblica”;. All’epoca la gente e anche le nostre famiglie ci prendevano per pazzi, ma oggi nostro figlio ha sedici anni e il mondo è consapevole dei pericoli, ambientali e per la salute, insiti nella plastica”.

Turrini testimonia la presa di coscienza da parte della grande distribuzione del problema che essa stessa ha contribuito a creare e ingigantire: “Mai come oggi noi della Coop siamo sensibili al tema, anche perché originariamente siamo nati per organizzare la domanda, e non l’offerta. C’è una grande richiesta da parte dei consumatori per sperimentare idee green, ma il problema con il quale ci scontriamo è che la maggior parte delle aziende non è allineato su questi valori. Solo il 16% di queste ha linee green, e la metà di esse riguardano prodotti per la casa, che sono marginali al problema per esempio del packaging dei prodotti alimentari. Un altro grande ostacolo è il fatto che la maggior parte dei consumatori non è disposta a pagare di più per la sostenibilità. L’abbiamo visto recentemente con la querelle sui sacchetti, i clienti credono che fare la differenziata li escluda dall’impegnarsi anche ad un consumo consapevole. La grande distribuzione ha una grande opportunità, è un sistema che permette di portare avanti questa grande battaglia, e il 2019 è l’anno in cui ogni bottiglia di plastica (di cui l’Italia è primo consumatore europeo e secondo mondiale, dietro il Messico) in Coop sarà costituita interamente da materiale riciclato”.

Vale la pena allora riportare alcuni suggerimenti dei due canadesi: iniziare dal piccolo, evitando soprattutto i SUPD (single use plastic device) come appunto bottigliette, posate, cannucce e sacchetti, sostituendoli con utensili pratici che il più delle volte sono disponibili in ogni casa. Il risvolto più importate di questo comportamento è poi il fatto di educare gli esercizi commerciali, a poco a poco, ad essere più attenti alla tematica, usando come leva il proverbiale “potere del cliente”.

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Pubblicato il 06 ottobre 2019
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