Dal Firenze alla Silicon Valley, il mondo ha bisogno di un rinascimento digitale

Ne hanno parlato sul palco di Glocal Nicola Zanardi, Marco Romualdi e Roberto Fuso Nerini

rinascimento digitale

Il Rinascimento storico è quel periodo storico collocato a Firenze tra le fine del Medioevo e l’inizio dell’età moderna. I tempi moderni invece, a centinaia di anni di distanza, stanno presentando un nuovo tipo di rinascimento, quello digitale. Questo è stato il grande argomento trattato a Glocal 2019 in Sala Campiotti della Camera di Commercio nell’incontro di venerdì 8 novembre. Il vicedirettore di VareseNews Michele Mancino ha moderato il tavolo con Nicola Zanardi, direttore della Digital Week di Milano, Marco Romualdi di DigiCamere e Roberto Fuso Nerini di Vortex. Tanti i giovani presenti all’incontro, un bel segnale di un cambiamento che deve essere rivolto alle nuove generazioni di lavoratori ma anche di cittadini.

A dare la prima pennellata, analizzando il tema, è stato Nicola Zanardi: «Rinascimento digitale in questi anni si può sintetizzare in chiave di futuro e speranza: negli ultimi 25 anni la più grande rivoluzione nella storia dell’uomo, dalla scienza alle nanotecnologie fino ai nuovi modelli di collegamenti. Questo ha costruito scenari diversi, un rinascimento che è stato favorito dal digitale».

Su temi più generali, Zanardi ha poi spiegato, aprendo un tema ancora più importante, le nuove generazioni: «Il digitale ha fatto saltare i confini politici e geografici. Il punto è: ci sono cose cambiate a livello planetario. Ci sono delle regole globali ma servono monitoraggi locali. L’ecosistema dei media ha bisogno di esempi come VareseNews per poter interagire e avere funzione di stimolo anche sulle aziende che incidono sul territorio. Bisogna però indirizzare il tiro verso le nuove generazioni e soprattutto con le nuove tecnologie».

Marco Romualdi di DigiCamere, ha invece raccontato il tema sotto un altro punto di vista: «Il Rinascimento è stata un’innovazione che ha rotto con il passato, che ha cambiato il mondo. Possiamo considerare i social qualcosa che hanno cambiato totalmente il modo di relazionarsi? Il punto importante è capire quante persone riescono ad essere coinvolte in questo periodo storico».

Romualdi ha poi analizzato l’argomento in base alla propria esperienza lavorativa, legata alle innovazioni tecnologiche che DigiCamere mette a disposizione degli imprenditori, ma che non sempre vengono sfruttate: «Il gap culturale certifica che avremmo davvero bisogno di un rinascimento digitale, i dati raccolti da InfoCamere lo dimostrano. L’Italia migliora ma rimane sempre indietro rispetto alla media dell’Unione Europea. Ci siamo inventati il “Cassetto digitale dell’imprenditore”, nel quale il soggetto ha tutte le informazioni sulla propria impresa. E’ gratis, c’è dentro tutto il suo mondo, ma su 6 milioni di imprese solo 400 mila hanno il “Cassetto”. Come pubblica amministrazione lo Sportello Unico Digitale (Suap) è un vero rinascimento che permette ai cittadini di fare imprese».

Roberto Fuso Nerini di Vortex, società che pianifica comunicazione, ha approfondito il significato di rinascimento digitale, portandolo però a un livello raggiungibile da tutti: «E’ rinascimento se riesce a portare un cambio culturale, altrimenti diventa elitario. Oggi tutti usiamo le nuove tecnologie, ma dobbiamo usarle per la diffusione della conoscenza che deve essere condivisa altrimenti rischia di essere un seme che non germoglia. Il digitale pesa sulla comunicazione, marcia per superare il 50 per cento degli investimenti e si sviluppa su Google e Facebook. Non si parla di fare strategie digitali, ma capire come integrare l’online e l’offline».

Studiando il fenomeno, Fuso Nerini ha concluso con un concetto fondamentale, condiviso anche da Zanardi e Romualdi, la capacità di essere malleabili a ciò che riserverà il futuro, un grande consiglio ai tanti giovani presenti in sala che in un prossimo futuro approcceranno il mondo del lavoro: «Bisogna avere la consapevolezza di cosa si sta creando. Il mondo del lavoro ci sta dicendo che c’è bisogno di competenze ma anche flessibilità e capacità di cambiare. Oggi per costruire valore serve questa doppia polarità. Fondamentale è studiare perché il cambiamento è continuo, costante e incessante».

Il futuro sembra quindi essere tracciato. Il Rinascimento fiorentino durò quasi trecento anni, le nuove tecnologie hanno però tagliato i tempi in maniera netta, in pochi lustri si è vissuta una rivoluzione che è ancora in atto, ma che dovrà coinvolgere le nuove generazioni per proseguire.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 08 novembre 2019
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