Un vitello è stato attaccato da un lupo in Val d’Ossola

È avvenuto nella zona all'imbocco della vallata, dove già c'erano state varie segnalazioni dell'animale, che sta alla larga dagli uomini ma attacca animali selvatici e greggi

Generico 2018

Pochi mesi fa nella zona un lupo era stato investito dal treno Novara-Domodossola. E adesso arriva un’altra conferma della presenza dell’animale in bassa Val d’Ossola: il 16 novembre infatti un pastore in trasumanza ha segnalato la presenza di un vitello sbranato, probabilmente dal lupo, nella zona di Migiandone, appena a Nord di Ornavasso.

La dinamica è stata confermata dai carabinieri forestali del Reparto Valgrande e del comando Forestale di Omegna, che hanno svolto gli accertamenti insieme alla Polizia Provinciale.

L’episodio è stato segnalato anche al veterinario dell’Asl di competenza, quella di Verbania. Non sono rari gli avvistamenti e le tracce del lupo tra Valgrande e Val d’Ossola: un esemplare era stato ritrovato morto ai margini dei binari della ferrovia, poco distante da Migiandone. E un altro era stato ripreso da un automobilista proprio nella zona di pianura (foto d’apertura dell’articolo tratta dal video, di Vco24).

Lupo investito sulla Domodossola-Novara
L’esemplare investito sulla ferrovia Novara-Domodossola

La presenza di lupi da un lato affascina, per la ricomparsa di una specie fino a pochi anni fa limitatissima, dall’altro preoccupa pastori e allevatori (anche se gli attacchi sono comunque relativamente limitati).

Il lupo, nell’arco dei secoli, ha invece imparato a diffidare dell’uomo e a considerarlo un pericolo, da cui tenersi lontani «Teniamo conto che la storia ci racconta di un fortissima persecuzione di questi animali. In Francia venne addirittura creato un corpo militare apposta per cacciare il lupo. È per questo che questi animali gli stanno alla larga: in tutta Europa da decenni e decenni non abbiamo nessuna notizia di alcun tipo di aggressione nei confronti dell’uomo e anche la convivenza con allevamenti di altri animali è dimostrato che si può raggiungere con alcuni accorgimenti», spiegava nel 2013 il professor Adriano Martinoli dell’Università dell’Insubria.

Frequenti negli ultimi anni anche le segnalazioni sulle due sponde della valle del Ticino, prezioso corridoio naturalistico e biologico. Le ultime tracce sono state trovate nella zona del Medio Novarese.

di roberto.morandi@varesenews.it
Pubblicato il 19 novembre 2019
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