Cosa scorre nel sangue dei giocatori brasiliani?

Al giorno d’oggi, se si dice la parola: “calcio”, immediatamente si pensa ai grandi calciatori che hanno calcato il suolo delle arene di tutto il mondo

pallone calcio

Al giorno d’oggi, se si dice la parola: “calcio”, immediatamente si pensa ai grandi calciatori che hanno calcato il suolo delle arene di tutto il mondo. Ma, se più nel particolare, si cerca “il miglior giocatore”, nel cuore di tutti i tifosi inizierà a comparire l’immagine di uno o più calciatori provenienti dal Brasile. Che siano Kakà, Ronaldinho, Pelé, Melo poco importa, questi hanno reso il calcio e, soprattutto, la loro nazione (JogadoresFC) famosa in tutto il mondo. Una nazione travagliata da scontri interni, problemi politici e povertà dilagante ritrova nel calcio un motivo per “andare avanti”.

Ma perché i giocatori di calcio brasiliano sono così bravi? Cosa li spinge a diventare i migliori in circolazione dopo un certo periodo? In questo articolo cercheremo di dare una risposta a questa amletica domanda.

Il calcio è tutto per i brasiliani

Il prossimo concetto che si vorrà esplicare è un po’ pesante da dire. In Brasile, nelle favelas, non v’è molto svago al di là del riposo tra una mansione ed un altra. Non vi sono videogiochi, attività ludiche di qualche genere per i poveri ragazzini costretti a lavorare fin dalla tenera età per portare avanti una famiglia che grava anche sulle loro spalle. L’unico modo che questi ragazzini hanno di potersi slegare dal tedio della vita è proprio il calcio. Ecco che, quindi, per loro, giocare a calcio diventa, se si volesse fare un paragone azzardato, un motivo di libertà.

Tale libertà la provavano, per esempio, gli schiavi di colore che, tra una pausa ed un’altra durante le dure corvée nelle piantagioni, cantavano e componevano pezzi blues e gospel diventati, poi, patrimonio dell’intera civiltà occidentale ed umana. Ed è la stessa cosa per i brasiliani, il calcio è, per loro, un simbolo di libertà, qualcosa che nessun europeo o americano o asiatico potrà mai, pienamente, capire.

Alcuni nomi “dimenticati” del calcio brasiliano

Un eroe del calcio, un “ultimo romantico” del pallone, è stato, sicuramente, Socrates. Il calciatore brasiliano entrò nel cuore dei tifosi brasiliani ed, in seguito, italiani per la sua volontà di utilizzare il calcio come mezzo di protesta politica. Il Brasile era una dittatura negli anni ‘70 ed ‘80 e Socrates decise di trainare le redini del suo Corinthians assieme ad altri fidati compagni di squadra. Il risultato fu straordinario, la squadra di San Paolo vinse due titoli consecutivi. In seguito, acclamato come l’eroe del calcio dei due mondi, Socrates vestì anche la maglia della Fiorentina prima di tornare in Brasile dove morì nel 2011.

Il primo vero idolo del calcio brasiliano fu, però, El Tigre. Arthur Friedenreich era un giocatore di chiare origini tedesche. Il colore della sua pelle poteva essere un problema in un Brasile dove razzismo e segregazione dilagavano. Che dire, con 547 goal su 572 partite, il suo nome entrò negli annali del calcio e nessuno poté mai mettere in dubbio il suo talento di giocatore dal talento incredibile. La sua vita piena di eccessi, però, ne minerà la carriera ultima mettendolo, spesso, al centro di dispute di carattere giudiziario.

Il “Leonardo da Vinci dei dribbling”, come venne descritto dalla stampa brasiliana, fu un altro grande esempio del calcio brasiliano. Zizinho era, secondo Pelé, il miglior giocatore di calcio di tutti i tempi. Agile, veloce, preciso e, quanto mai, mortale per gli avversari, Zizinho divenne un altro esempio dell’emancipazione razziale dei neri in Brasile. Simbolo di un Brasile libero, si distinse in un calcio egemonizzato e monopolizzato dalla maggioranza bianca non solo in Sud America, ma in tutto il mondo.

 

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Pubblicato il 27 Dicembre 2019
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