Il Ticino: un fiume da navigare, una pista per decollare

Nel corso dell’incontro “Il lido di Sesto, dalla Laguna al Lago” di sabato 7 dicembre si è parlato del rapporto della città col Ticino

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Per una città, il fiume rappresentava spesso la via di comunicazione più importante, ma per Sesto Calende il Ticino ha aperto la porta per il cielo. Per secoli gli abitanti di Sesto Calende hanno utilizzato le correnti del Ticino per viaggiare e commerciare, ma con l’arrivo della prima linea ferroviaria, le migliaia di barche che avevano da sempre animato il fiume sono sparite. Nonostante tutto, l’arte dei loro costruttori non è scomparsa, e dopo alcuni anni le loro “barche” sono infatti ritornate a solcare il Ticino dopo essersi trasformate negli scafi dei primi idrovolanti della storia.

Il legame particolare che da centinaia di anni lega la città di Sesto Calende al suo fiume è stato al centro dell’incontro “Il lido di Sesto, dalla Laguna al Lago” a cura dei due storici Pietro Lando e Matteo Maggioni, che si è tenuto presso la sala consigliare si Sesto Calende sabato 7 dicembre.

Ospiti di una terra poco fertile e difficile da coltivare, gli abitanti di Sesto Calende hanno sempre basato la loro economia sull’artigianato e sull’industria. La vera fonte di ricchezza per il territorio è stato però il Ticino. Per secoli, migliaia di navi hanno sceso e risalito la corrente del fiume, tanto da creare ingorghi degni dei centri abitati più congestionati. «Nei giorni di nebbia – ha raccontato Matteo Maggioni – si potevano sentire fin dalla piazza di Golasecca le grida lanciate dai barcaioli per segnalare la loro posizione».

Attraverso il commercio su barca si trasportavano verso Pavia i prodotti dei monti dell’Ossola (legname, bestiame e altro) e si importavano altri beni come sale e spezie. Tra questi scambi è curioso quello dei “coboli”, rocce bianche ricche di quarzo raccolte intorno al Ticino, che venivano trasportati fino a Venezia. Questi sassi ricercatissimi erano alla base della produzione del vetro nell’isola di Murano. Con la fine del commercio dei “coboli” nella prima metà del ‘700, gli abitanti del Lago Maggiore hanno iniziato la propria produzione industriale, con la fondazione di numerose vetrerie a Sesto, Castelletto e dintorni, e la costruzione delle industrie di ceramica a Laveno.

Con il completamento della prima linea ferroviaria che collegava il Lago Maggiore alle città di Alessandria, Torino e Genova, il traffico delle navi sul Ticino si era fermato. I maestri d’ascia di Coarezza, che costruivano le imbarcazioni nascosti nei boschi per non veder rubati i loro segreti, rischiavano di scomparire. Col tempo però, le loro abilità sono ritornate utili sia ad Arona, per la costruzione dei battelli in legno, sia a Sesto Calende, per la realizzazione degli scafi dei primi idrovolanti. Era infatti nata all’interno dello stabilimento della vecchia vetreria di Sesto la “Savoia idrovolanti”, che anni dopo si sarebbe trasformata nella “Siai-Marchetti”, una tra le più grandi aziende aeronautiche italiane e ora parte del gruppo “Leonardo”.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 07 dicembre 2019
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