“Il Bradipo e la Carpa”: a teatro la storia di Kertész e Tóth, due allenatori contro i nazisti

Allenarono l'Ambrosiana-Inter e il Catania, quando tornarono in Ungheria fondarono un gruppo di resistenza per salvare tante vite innocenti. Il regista Antonio Carnevale racconta lo spettacolo dedicato alle loro imprese

Il Bradipo e la Carpa

«Come raccontare l’orrore nazista, l’irrazionalità di quegli eventi, senza cadere nella “cattiva” retorica?» È questa la riflessione che si è posto l’attore e regista Antonio Carnevale per il suo “Il Bradipo e la Carpa”, spettacolo vincitore di numerosi premi fra cui migliore Drammaturgia Settimia Spizzichino e gli Anni Rubati 2018, Migliore Interpretazione ConCorto 2018, oltre ad esser stato finalista al Palio Ermo Colle 2018 e al Minimo Teatro Festival 2018.

In occasione del Giorno della Memoria 2020, La “pièce”, che andrà in scena sabato 18 gennaio (ore 21) al Teatro dell’Olmo di Taino, ripercorre la vita di Géza Kertész e István Tóth-Potya, due allenatori ungheresi di fama internazionale, soprannominati per l’appunto “il Bradipo” e “la Carpa” e interpretati rispettivamente da Riccardo Stincone e Antonio Carnevale. «L’idea per lo spettacolo – spiega il regista e attore Antonio Carnevale -, è nata dopo la lettura di “Due eroi in panchina”, un piccolo volume del giornalista catanese Roberto Quartarone. Qualche anno fa andai quasi per caso alla presentazione del libro e rimasi molto colpiti dalle vicende di due affermatissimi allenatori della scuola ungherese attivi in Italia: Kertész allenò infatti il Catania mentre Tóth fu alla guida dell’allora Ambrosiana-Inter come successore del grande maestro Arpàd Weisz, il quale vinse tre scudetti prima di morire all’età di quarantotto anni nel campo di concentramento ad Auschwitz».

Sebbene il duo Kertész-Tóth possa contare nel proprio palmares quasi una decina di trofei, fra cui spicca una Coppa Mitropa vinta da Tóth nel ’28, il loro successo più grande fu quello ottenuto lontano dai campi da calcio: allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, i due ritornarono in Ungheria per unirsi alla resistenza con l’obiettivo di salvare perseguitati politici ed ebrei. Un gesto, anzi un’impresa, che costò la vita ai due amici, un tempo compagni di squadra magiara del Ferencváros. La mattina del 6 febbraio, a meno di una settimana da quella che sarebbe stata la liberazione di Budapest, un plotone d’esecuzione nazista li fucilò alle prime luci dell’alba.

«Erano cristiani e professionisti acclamati – commenta Carnevale -, potevano benissimo rimanere comodi sulla poltroncina a godersi i loro successi sportivi e, invece, hanno scelto di tornare in Ungheria dove hanno creato il “Circolo Melodia”, un piccolo gruppo di resistenza e sabotaggio contro le operazioni nazisti. Queste sono storie che meritano ancora grande attenzione. D’altronde in Italia il calcio è da sempre sport nazionale e ogni giorno crea nuovi miti tra i ragazzi. Kertész e Tóth sono stati degli eroi e possono essere ancora due esempi anche per i ragazzi delle nuove generazioni. È sempre bello notare la reazione dei più giovani tra il pubblico quando utilizziamo un pallone d’epoca come oggetto di scena, spesso rimangono colpiti».

Il Bradipo e la Carpa

Attraverso il teatro, Carnevale ha così preferito optare per “l’arma” dell’umorismo e della satira e raccontare una storia che, toccando diverse tematiche, diventa al tempo stesso una riflessione su come mettere in scena una produzione legato alla Giornata della Memoria. «A volte lo sport, in particolare il calcio – conclude il regista -, viene visto in contrasto con la cultura. Invece ne “Il Bradipo e la Carpa” abbiamo colto l’opportunità di unire i due mondi apparentemente distanti. Nella vita è importante unire, non dividere, soprattutto con i ragazzi che spesso si approcciano al nostro spettacolo nel periodo della Giornata della Memoria. Abbiamo optato per una rappresentazione che fosse in grado di divertire e far ridere ma senza nulla togliere alla tragicità dell’esito finale».

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Pubblicato il 14 gennaio 2020
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