Lunghi applausi al MIV per De Andrè e la PFM

Il musicista varesino della PFM Flavio Premoli sul palco con Diego Pisati racconta i retroscena del film di Walter Veltroni e del famoso tour con il cantautore genovese

Generico 2018

La sala Giove del Multisala Impero di Varese era piena in ogni ordine di posti fino alla prima fila. Per gli spettatori della prima proiezione del film di Walter Veltroni “Fabrizio De André e la PFM, il concerto ritrovato”, c’è una sorpresa in più: il duetto tra il musicista Flavio Premoli e il giornalista della Prealpina Diego Pisati.

“Proprio in questa stessa sala nel 1993 Fabrizio De Andrè tenne l’ultimo concerto a Varese – racconta Pisati – e nel 1979 al palazzetto ci fu una delle prime date del tour con la PFM”.

È l’unico momento un po’ amarcord, prima che partano le immagini del film. Veltroni alla regia fa una scelta netta. Il parlato con tutto il racconto all’inizio e poi le canzoni del concerto a Genova. Sulla carrozza del treno a binario unico, insieme con Dori Ghezzi ci sono Franz Di Cioccio, Patrick Djivas e Davide Riondino. Franco Mussida torna a parlare dal palco del teatrino di Corsico dove la band incontrava De Andrè per le prove. A chiudere il racconto iniziale proprio Flavio Premoli all’interno dell’area dismessa del mercato dei fiori a Genova.

Il tastierista del famoso gruppo è varesino ed ha accolto con piacere le sollecitazioni di Pisati dopo la proiezione del film.

“È un miracolo quello che si vede e si sente. Per fortuna che abbiamo dei dischi, ma in questi anni in tanti ci chiedevano delle immagini. Quello era il periodo delle prime tv private e un tizio ci chiese di poter girare. Si attaccò al nostro mixer. Per fortuna che c’era una piccola luce che serviva a Fabrizio di leggere la scaletta e così riusciamo a vederlo nel film. Il signore che fece le riprese aveva l’abitudine di conservare tutto. Così quelle tre cassette sono rimaste in un baule. Franz Di Cioccio non ha mai mollato ed è così siamo arrivati al film fatto con grande garbo da Veltroni”.

Le immagini sono molto rovinate, ma la voce di De Andrè è la vera protagonista. “Fabrizio ormai appartiene alla letteratura non è più solo un cantautore. – Prosegue Premoli – Questo film è privo di nostalgia e mi colpisce vederlo felice sul palco. Suonare in quell’ambiente fatto di lamiere era terribile, una acustica pessima, eppure lui appare sempre positivo in quel concerto. Lui di solito dopo due ore era ingrugnito. Si aiutava con alcol e fumo ma la sua voce restava notevole. Noi provavamo dalle quattro alle otto. Lui si svegliava alle due e aveva solo un paio d’ore di lucidità e così un giorno ci accapigliammo perché mi riprese per una nota. Gli dissi che lui sui testi era imbattibile ma sulle note no. Poi  dopo poco era come se niente fosse successo e scriveva le poesie per scusarsi. Lo amavi o lo odiavi”.

La PFM arriva da un lungo tour dove a una serie di date programmate se ne sono aggiunte sempre di più. “È stata una cosa non facile. Noi non ci aspettavamo che lasciasse così tanto. Noi lo scorso anno abbiamo fatto ottanta concerti e ora riprendiamo. Ricordo un ragazzino di quindici anni che ha cantato tutto il concerto dall’inizio alla fine”.

Dori Ghezzi e Di Cioccio all’inizio del film raccontano come nacque l’idea del tour e come riuscirono a convincere De Andrè. “Noi – spiega Premoli al MIV – non abbiamo rifatto gli arrangiamenti. Abbiamo fatto una rivoluzione e per questo Fabrizio accettò di fare quel tour. Aveva bisogno di protezione e ci siamo divertiti e vederlo così felice non era semplice. Trenta concerti in trentacinque giorni in inverno. In estate lui venne rapito e questo bloccò tutto però alcune canzoni musicalmente sono rimaste quelle del tour”.

Cinema

Diego Pisati è tornato a ricordare quegli anni Settanta quando si sperimentava, ma le contaminazioni musicali non erano facili. “In pochi ci sono riusciti. Uno fu Claudio Lolli con l’album Ho visto anche degli zingari felici dove ci sono arrangiamenti molto da band. Voi come decideste di muovervi con Fabrizio?

“La discografia già nel ‘78 era tanta e scegliere non fu facile. Ci dividemmo i pezzi e iniziammo a lavorarci. Il concerto era molto acustico e volevamo mantenere al centro la voce di Fabrizio. Con Davide Riondino si fece anche una scelta impegnativa. Lui era un bibliotecario molto colto. A noi serviva qualcuno che aprisse il concerto e in quel periodo chi lo faceva si prendeva insulti e addirittura veri e propri atti violenti. A Napoli c’erano diecimila persone e sparavano. Erano anni difficili.”.

Il film di Veltroni, ha raccontato Pisati in chiusura,  sta andando benissimo. A Varese dovevano essere tre proiezioni e sono diventate otto.

 

di marco@varesenews.it
Pubblicato il 18 febbraio 2020
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