Gemonio, due convenzioni per la consegna di medicine e alimenti

Le ha firmate il Comune con la farmacia e un negozio del paese. Dal sindaco al parroco ai medici, tutti concordi: "Restiamo a casa, tranquilli ma attenti. La gente rispetta i divieti"

Gemonio: i luoghi (inserita in galleria)

Due convenzioni per assicurare i servizi basilari non solo agli anziani ma a tutta la popolazione. Samuel Lucchini, sindaco 40enne di Gemonio, parla (telefonicamente) a VareseNews con sul tavolo i documenti appena compilati con cui si dà il via a un’operazione che consente ai cittadini di ricevere cibo e medicinali senza muoversi da casa e senza volontari a fare da intermediari.

«Abbiamo appena firmato queste convenzioni con la farmacia della dottoressa Bianchi e con il negozio di alimentari “La Posteria” di Giuseppe Rinaldi, l’unico di questo tipo attivo nel centro storico del paese – spiega Lucchini – La farmacia riceverà le ricette telematiche compilate dai medici di base e consegnerà a casa i medicinali senza limitazioni di età; la “Posteria” invece gestirà gli ordini telefonici e porterà a domicilio le merci. In questo modo agiscono solo i professionisti, proprietari delle attività, in modo da salvaguardare la salute dei volontari che pure avevano dato la propria disponibilità».

«Ai miei concittadini dico anzitutto di rimanere a casa, di restare tranquilli e, per favore, di evitare la diffusione di notizie false che non fanno altro che peggiorare la situazione. Chiedo un sacrificio ai ragazzi: so che restare in casa è molto faticoso, ma è una prova necessaria di educazione civica».

Una preoccupazione che è anche del parroco, don Silvio Bernasconi: «Nei giorni scorsi ero molto preoccupato soprattutto per i più giovani. Per loro è una grande sofferenza restare chiusi in casa ma devo dire che da quando le norme più restrittive sono entrate in vigore, hanno iniziato a non uscire e non ritrovarsi. Ho pubblicato un video per loro su YouTube e, per quanto riguarda i gruppi di ragazzi attivi in parrocchia, attraverso le catechiste li raggiungiamo periodicamente». In questo scenario particolare, don Silvio cerca anche riflessi di speranza: «Mi pare che la gente stia rispettando i divieti e sta riscoprendo il valore dell’obbedienza, intesa come segno di solidarietà concreta verso il prossimo. Intendo dire che le persone capiscono che la limitazione della libertà è per un bene maggiore».

Tra i (pochi) negozianti, in diversi hanno scelto di chiudere ancor prima delle disposizioni di mercoledì sera, come nel caso del “Vertigo”, grande punto vendita di abbigliamento che ha avvisato i clienti attraverso i social. E chi può tenere aperto non nasconde i timori: «Fino a oggi lavoriamo ma c’è una questione anche etica: è giusto proseguire e mettere a repentaglio la nostra salute e quella dei clienti?» Giorgia Guerzoni gestisce con Kevin Frattini “L’Oltrepizza”, appena riaperto nella nuova configurazione: da semplice pizzeria da asporto a vero e proprio locale. «Abbiamo adottato le precauzioni: guanti e mascherina per il nostro personale che consegna a domicilio, grande attenzione al momento del pagamento. Ma forse è il momento che tutti noi ci sacrifichiamo – chiudendo o rinunciando alla pizza a casa – per il bene superiore. Fermiamoci 15 giorni, uniti nell’intento: così possiamo fare la differenza».

Sul fronte medico, sono tre i dottori “schierati” in paese: i due medici di base Tiziana Cotti e Salvatore La Sala e il pediatra Luca Marzullo. Da parte di tutti e tre c’è una constatazione positiva riguardo ai pazienti: «Vengono in pochi, utilizzo molto il telefono: più fermi le persone, più queste capiscono la necessità di non circolare» spiega Marzullo. «Serve la collaborazione di tutti anche perché gli ospedali sono allo stremo, come ben sappiamo».

«Da parte nostra proviamo a garantire la migliore assistenza possibile, cercando di non creare panico tra la gente ma al tempo stesso facendo capire la serietà della situazione – prosegue la dottoressa Cotti – Monitoriamo i pazienti comuni al telefono e diamo informazione, soprattutto sul fatto che non è nostra competenza eseguire i tamponi. Qui per il momento non ci sono stati casi, ma sappiamo che possono arrivare: chiediamo alla gente di rispettare le regole».
«In questi giorni la gente sta rispettando le normative – prosegue La Sala – C’è un afflusso razionale all’ambulatorio: spesso chi ha bisogno anticipa i problemi al telefono e viene solo in caso di bisogno, oppure in certi casi scelgo di visitare a domicilio con tutte le cautele del caso. Speriamo di superare questi 8-10 giorni nei quali si teme il picco dei contagi: intanto predichiamo la massima prudenza».

di damiano.franzetti@varesenews.it
Pubblicato il 12 marzo 2020
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  1. Scritto da Felice

    Nel 1943 si chiedeva ai giovani di abbandonare affetti ed amici per andare a combattere una guerra dove molti di loro non sarebbero mai tornati.

    Nel 2020 si parla di sacrificio se un giovane non si vede con gli amici per l’aperitivo o sta in casa per 15 gg e si annoia.

    POVERI NOI!!!

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