Cuce e regala 2000 mascherine. Luigia, l’ex magliaia dal cuore d’oro

Una bella storia che arriva da Villadosia: sono in molti a ringraziarla per le sue mascherine fatte a mano. Le ha donate a Inarzo, Casale Litta e persino all'ospedale di Varese

Casale Litta

Luigia taglia e cuce tutto il giorno. Si prende una piccola pausa per pranzo e per cena, ma poi non si stacca dalla macchina che usa per produrre mascherine. Ha 67 anni e una vita passata a lavorare: ha cominciato a 12 anni, subito dopo la morte della sua mamma e da allora non ha più smesso. Una vita di sacrifici, passione e amore. Tanto amore, per i figli, Samantha e Davide, per il marito Giovanni e per il suo paese: la piccola frazione di Villadosia.

Quando il coronavirus è arrivato nelle nostre zone Luigia Tagliaferro ha pensato che poteva fare qualcosa di pratico: realizzare mascherine da regalare. Si è messa a cucire le prime per i vicini di casa, persone che non potevano uscire di casa senza protezione.

Luigia però non ne vuole parlare: ha paura di “essere sgridata” se racconta quel che fa, perché le sue mascherine non sono un presidio medico, sono di cotone spesso, lavabile. Preferisce non si faccia “clamore” intorno ad un gesto nato quasi per caso. Quindi è la figlia Samantha a parlare per lei: «Sono così fiera della mia mamma, esordisce. Lo siamo tutti in famiglia: io mio fratello, mio padre mia nipote Arianna, che ha fatto un post su facebook bellissimo.
Mia madre è una donna mite, buona: ha cominciato a fare l’operaia nei maglifici quando era poco più che una bambina, ma erano poveri e ci si doveva arrangiare. Oggi la sua esperienza è tornata utile. Usa la tagliacuci ogni giorni, tutto il giorno: in poco più di una mese ha fatto 2000 mascherine, 200 le ha regalate all’ospedale di Varese, le altre ai negozianti della zona e ai suoi compaesani. È una vera macchina da guerra».

Le ha donate a Inarzo e a Casale Litta, ricevendo i ringraziamenti dei sindaci Fabrizio Montonati e Graziano Maffioli: un riconoscimento che l’ha sorpresa e commossa.

«Adesso che si è sparsa la voce, tanta gente viene a chiederci le mascherine, – racconta ancora Samantha – in cambio ci portano uova, un sacco di uova, che lei fa avere anche ai vicini di casa. Non ha intenzione di smettere: finché ci sarà l’emergenza, lei continuerà a lavorare e a produrre le sue mascherine in cotone. Per buona pace di mio papà a cui piace gustare manicaretti e che da qualche settimana si deve accontentare di quel che si può cucinare tra una mascherina e l’altra»

 

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Pubblicato il 05 aprile 2020
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