La mia casa è diventata il luogo dove fare tutto

Il racconto di Samuele, consigliere regionale: "Il mio augurio è che questo senso di comunità che ci ha permesso di affrontare insieme l’emergenza, ci dia l’energia necessaria per ripartire come Regione e come Paese"

Memoria covid

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Di seguito la storia di Samuele.

L’esperienza di questi ultimi mesi ha cambiato all’improvviso il mio approccio con il tempo e con lo spazio. Un tempo che, giorno dopo giorno, è stato stravolto profondamente nelle abitudini della quotidianità. Uno spazio che si restringeva, come per tutti, entro le mura domestiche, ma che allo stesso tempo richiedeva uno sguardo ancora più attento a ciò che accadeva nelle nostre comunità. Spazio e tempo si sono allungati e ristretti, come una fisarmonica, a seconda del punto di vista con cui mi guardavo affrontare la nuova vita dopo il lockdown.

È questa la prima considerazione che mi sento di fare, cogliendo questa bella opportunità che ci dà Varesenews di raccontare questi giorni. Non è semplice cercare di trovare un senso a quanto è accaduto, tutti noi avevamo piani differenti per le nostre vite, quando una mattina di febbraio tutto è cambiato.

Ero in Consiglio regionale la mattina di fine febbraio in cui veniva annunciato il primo caso di Coronavirus in Italia. Un giovane di 38 anni di Codogno risultava positivo al test, finché in pochi giorni ci siamo trovati ad affrontare una situazione totalmente nuova, a riorganizzare le nostre vite.

La mia casa che in questi anni è sempre stata così lontana per gli impegni di lavoro, diventava ben presto il luogo dove fare tutto. L’impossibilità di incontrare colleghi, amici, le tante persone che mi chiamavano per raccontarmi ciò che succedeva all’interno delle loro famiglie o del loro territorio. Le tante telefonate, i meeting sulle piattaforme digitali. La telefonata con il mio amico e collega Giacomo alle 17 diventava un appuntamento “virtuale” fisso per l’analisi e i commenti sui dati dell’andamento del contagio. Perché senza un’analisi concreta, basata sui dati, tabelle e numeri, non avrei avuto la possibilità di capire veramente cosa stava accadendo attorno a noi. In un periodo così nuovo è assolutamente normale provare paura e studiare il trend epidemiologico, l’andamento dei tamponi e i numeri in generale mi è servito per capire a che punto siamo con la lotta coronavirus e cercare di stabilire se le contromisure adottate sono adeguate oppure si potrebbe fare meglio.

Lo studio e le letture (tante) per comprendere meglio una materia nuova, sconosciuta, imprevista… la necessità di tradurre nella pratica – che è uno dei compiti della politica – misure efficaci per dare risposte sanitarie, economiche e sociali. Ieri è iniziata una nuova fase dove siamo tutti chiamati a riprendere in mano la nostra vita in un mondo che è profondamente mutato.

Il mio augurio è che questo senso di comunità che ci ha permesso di affrontare insieme l’emergenza, ci dia l’energia necessaria per ripartire come Regione e come Paese.

Samuele Astuti, Malnate

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Pubblicato il 04 giugno 2020
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