Qualche breve considerazione sulla proposta di Bruno Belli

"Fa bene Belli a mettersi a disposizione, a metterci la faccia, ma sia consapevole che il suo è oggi solo un involontario stimolo alla politica perché si muova"

palazzo estense

Mancano nove o dieci mesi alle elezioni amministrative di Varese, ma del clima della campagna elettorale non c’è ancora alcun sentore. Il Centrosinistra al governo municipale, come da copione in queste circostanze, non ha fretta di accelerare i tempi della dialettica e del confronto mediatico e il sindaco uscente programmerà senza ansia il solito canovaccio di programmi e comunicazione di una qualsiasi amministrazione uscente: elenco dei risultati raggiunti, progetti da concludere, e per cui si chiede ai cittadini elettori di rinnovare la fiducia per altri cinque anni, qualche promessa impossibile e improbabile per creare emozione e attesa.

Il Centrodestra viceversa sembra ancora fermo ai box sicuro solo del perimetro della coalizione e dell’agenda senza sorprese che seguirà Galimberti, per il resto è tutto da inventare, dal candidato sindaco al programma. D’accordo, di tempo ce n’è ancora, ma è solo sulla carta. La pausa estiva incombe e soprattutto incombe l’incubo di un lockdown bis e di fare una campagna con mascherine e distanziamento sociale. La politica è una cosa seria anche nelle amministrative, meglio non fidarsi dell’onda lunga di una opinione favorevole come toccasana per qualsiasi magagna e i sondaggi stanno lì a dimostrarlo. Non rappresentano voti reali, ma sono pur sempre indicatori del vento che tira ed è un dato di fatto che dall’uscita dal governo di Salvini, la Lega e la coalizione siano stabili se non calanti.

Questo vuoto decisionale è colmato dall’attenzione creata da qualche ballon d’essai lanciato di tanto in tanto dagli ambienti più disparati, ma soprattutto dal cosiddetto civismo e da alcuni personaggi da ascrivere all’elettorato d’opinione, ma impegnato a fasi alterne. Personaggi di sicuro spessore e portatori quasi sempre di proposte intelligenti, di alto livello e comunque sensate. E’ il caso, da ultimo, di Bruno Belli che proprio dalle pagine di Varesenews manifesta l’intenzione di mettersi a disposizione di chiunque voglia condividere le sue proposte ovviamente in ambito culturale vista la sua provenienza. Probabilmente non è il primo a fare un passo del genere, sicuramente non sarà l’ultimo nel caso in cui la politica continui a latitare. Niente di nuovo sotto il sole, la storia varesina conta decine di tentativi del genere negli ultimi trent’anni. Tutti andati a vuoto: liste civiche che hanno sempre racimolato pochi voti, personaggi della società civile scesi nell’agone politico con enormi aspettative e finiti ben presto ai margini o stritolati dal tritacarne di una pratica politica lontana anni luce dalle loro consuete attività.

Perché? Perché manca la politica, ovvero i tempi e l’ambito, il partito, in cui le proposte e i programmi trovano la sintesi o la quadra con la rappresentanza degli interessi, gli equilibri e l’appartenenza ideale. Un processo che va oltre i nomi e i programmi che sono sempre una conseguenza. L’esponente della società civile rischia pertanto di portare acqua a mulini altrui o di fare la foglia di fico a vantaggio di ben altri interessi e strategie e di non ricavarne praticamente nulla. Fa bene comunque Belli a mettersi a disposizione, a metterci la faccia, ma sia consapevole che il suo è oggi solo un involontario stimolo alla politica perché si muova, perché faccia, perché decida. Ma stia tranquillo che chi di dovere lo farà anche senza di lui, perché una volta che la politica avrà deciso, arriverà e solo lì il momento di tirare fuori i nomi, farlo prima è solo un esercizio inutile e dispendioso. Per la coalizione e i partiti innanzitutto. Traduco: programmi e organigrammi si confezionano nelle segreterie, forse nelle primarie e nei congressi per chi riesce ancora a partire dal basso. Inutile illudersi, nessuna autocandidatura funziona, nessun salvatore della patria è atteso anche se portatore di idee importanti, di innovazione, di merito. Al limite in queste fasi preliminari a queste persone i partiti fanno fare una passerella in stile stati generali e poi tutto muore lì. E il purché se ne parli come alibi ad un impegno del genere significa solo bruciarsi a stretto giro. Guardate appunto la storia delle liste civiche.

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Pubblicato il 30 giugno 2020
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