Bruno Belli: “il mio progetto culturale e turistico per Varese”

Le considerazioni del "Giornalista- umanista" Bruno Belli, da anni animatore del dibattito culturale della città

Varese, la città vuota durante la quarantena

Pubblichiamo le considerazioni del “Giornalista- umanista” Bruno Belli, da anni animatore del dibattito culturale della città, sulle priorità culturali e turistiche di Varese nel prossimo futuro

Un mio concreto impegno con un progetto culturale preciso chiaro, ritengo anche incisivo, semplice e senza fronzoli per il 2021 a Varese? Sì, è vero, ci sto seriamente riflettendo da qualche tempo.

Sono stato interpellato, nei mesi scorsi, da più persone, peraltro (esponenti tanto della politica, quanto del civismo attuale o in fieri) – i quali mi hanno chiesto se sia disponibile a “disegnare”, o meglio, a tracciare, un progetto realizzabile in modo graduale per la cultura ed il turismo varesino del futuro.

Ci sto veramente riflettendo, anche perché sono alcuni anni che ho un’idea chiara e precisa, andatasi a formare sulla base delle esperienze ed in rapporto al nostro territorio, un’idea che in parte, avevo reso ben nota anni fa (2014 – 2016) non tentata, ovviamente, nemmeno dall’ultima amministrazione in carica.

Sto prendendo in considerazione, e senza fretta alcuna, chi possa essere, tra chi mi ha interpellato, la realtà cittadina più seria che concretamente non solo sia in grado di realizzarlo, ma soprattutto, di dare una vera fiducia al progetto stesso, in altre parole, al “progettista”. Altrimenti, sarebbe inutile anche soltanto farne conoscere le linee guida.

Però posso tracciare i punti che ne fanno parte.
Il progetto, ovviamente – che ho già completo nei dettagli ed anche, in determinati casi, verificata la fattibilità per non vendere il consueto «fumo» – ha come nucleo il patrimonio pubblico cittadino e della provincia.

In certi casi, per giungere al fine in modo serio e concreto, bisogna addirittura ripartire dalle fondamenta (e qui ho pensato ai Musei civici, alla Biblioteca, ai fondi pubblici non solo letterari, alle collezioni, agli archivi, ecc.) altrimenti ogni tentativo non potrà approdare a risultati concreti, come abbiamo avuto modo di toccare con mano anche negli ultimi quattro anni; in altri, tracciata la chiara linea guida, si dovrebbe far tesoro di quelle realtà che, con qualità e con serietà nei loro progetti, possono entrare a collaborare con l’amministrazione.

Ad esempio, se consideriamo i Musei Civici ed il «Castello di Belforte» (che giustamente sta a cuore a molti varesini per il significato storico che esso ricopre e che è tornato all’onore della cronaca negli ultimi giorni), vi è la possibilità di intervenire tramite investimenti non certo onerosi, come molti ipotizzano (perché vi sono diversi metodi e differenti strade per riqualificare), rifacendosi, con gli opportuni “aggiustamenti” del caso, ad esperienze simili effettuate negli Stati Uniti ed in Inghilterra, coinvolgendo anche, soprattutto per i primi la cittadinanza.

E resta il nodo del Teatro: se Varese realmente vorrà essere una città che guardi verso un futuro che punti sul rinnovato interesse per il patrimonio culturale e per un turismo non di massa, ma sempre presente, non dovrebbe accontentarsi di soli adattamenti (leciti, ma utili solo a determinate proposte), ma seriamente progettare un luogo che possa diventare epicentro di esperienze oggi poco più che «in nuce» (penso, ad esempio, alle produzioni liriche), ma che già stanno facendo circolare il nome della città fuori del territorio provinciale. Perché, il tipo di progettazione e l’utilizzo “remunerativo” di un Teatro è l’esempio concreto del grado di civiltà raggiunto da un territorio.

Non ultimo, nel progetto, contemplo, ovviamente, un’autentica riqualificazione del Sacro Monte (spesso inopportunamente citato, ma, per lo più, lasciato a se stesso, senza un’idea vitale che lo ponga dal punto di vista di monumento religioso ed artistico) in rapporto alla città stessa, al lago, ed alle realtà confinanti simili per nascita e per destinazione.

Bruno Belli

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 29 giugno 2020
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Commenti

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  1. Scritto da giuliomoroni

    Caro Bruno, passano gli anni e passano anche gli uomini, ma la nostra Varese resta sempre la stessa. Non ne faccio una colpa a qualcuno in particolare, ma nessuno di coloro che ha avuto le chiavi della macchina è ancora riuscito a metterla in moto e nemmeno ha voluto farsi aiutare a spingerla da qualche volonteroso. E quindi ci ritroviamo puntualmente ogni lustro a pensare a ciò che si potrebbe fare per dare valore a questa città attraverso un progetto culturale e/o turistico, che sia “bello” e concretamente realizzabile. Si accedono dibattiti che si spengono in fretta come fuochi di paglia, si lanciano idee che come aereoplanini di carta fanno poca strada, si intercettano personaggi potenzialmente utili alla causa che vengono lasciati in disparte al momento buono. Sto perdendo ogni speranza di vedere realizzarsi qualcosa che “sogno” come Te, prima che si spenga la luce. Ma perchè? Perchè la cultura è un territorio riservato, come i parchi Africani dove si vanno a vedere gli animali “liberi”, anche se l’Africa è piena di animali anche oltre i confini dei parchi. Ma credo che la cultura, allo stesso modo, sia dappertutto, anche fuori dagli spazi fisici ad essa riservati. Fuori dai teatri, dai musei ed anche dai libri, la cultura oggi la puoi trovare anche in rete, o in qualche, raro, canale televisivo tematico. Forse dovremmo ripensare ai progetti. Modernizzare il concetto abbinandolo alle tematiche ambientali, sincronizzare sistemi e luoghi arcaici con modernità e sostenibilità. Ti faccio due esempi che peraltro attengono a pensieri che Tu stesso hai riproposto nel Tuo intervento. Per prima cosa, per me resta imprescindibile ad ogni progetto turistico la definitiva pulizia del Lago di Varese. Solo un lago sano e balneabile potrà attrarre turisti e risorse. Credo di essere stato uno degli ultimi varesini a bagnarmi alla Schiranna e correvano gli anni 60; ebbene da allora sto ancora aspettando che il problema venga risolto. Delle due l’una, o la depurazione del lago è opera impossibile e quindi lasciamo perdere, oppure che venga fatto tutto quanto necessario per risanarlo. Lago pulito significa avere un biglietto da visita pesante a livello di appetibilità turistica. Secondariamente, sebbene la nostra città sia subalterna culturalmente alla metropoli qui vicina, nessuno è legittimato a pensare che la guerra per una Varese indipendente sia persa in partenza. Il nostro limite è la pigrizia. Pensiamo banalmente a mettere in rete le risorse che abbiamo: i musei, le ville, i parchi. E peccato che a Villa Milyus si vadano a fare gli arrosti. Sognavo qualcosa di meglio. Immaginavo una rete di musei e parchi tra quella, villa Panza, Mirabello, il Castello di Masnago e magari Belforte, con minibus elettrici che trasportavano i nostri turisti della cultura da un luogo all’altro senza inquinare la nostra città ed i suoi parchi. Ed alla sera, d’estate, qualche evento ai Giardini, mentre di inverno tutti a Teatro. Ma, aimè, il lago è ancora “sporco”, villa Milyus persa, Belforte cadente, ai Giardini un cinemino e del Teatro non si capisce più bene cosa ne sarà. Quindi, per tutto quanto sopra detto, mi auguro che Tu possa far sentire presto la Tua bella voce anche fuori dalla sala della signora Angela. Varese ha bisogno di Bruno Belli. Un caro saluto. G.M.

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