Se ne va un parroco speciale

L'annuncio qualche giorno fa che ha messo in agitazione la comunità

UN PARROCO SPECIALE CI LASCIA

Gentile redazione,

E’ una domenica come tante altre. E’ una S. Messa come tante altre. E’ il momento degli avvisi. Il nostro parroco, don Stefano, si avvicina al microfono e dice: “Negli ultimi sedici anni non ho mai fatto fatica a dare un annuncio e questo non avrei mai creduto di doverlo dare. Il vescovo, nella riqualificazione delle comunità pastorali della nostra zona, mi ha chiesto di farmi da parte e di occuparmi di Asnago di Cantù e Cermenate”. Un comunicato breve, secco, che ha suscitato nei fedeli incredulità, stupore, difficoltà ad accettare una realtà che sembrava non dovesse accadere mai.
Dopo questo primo momento di sgomento, di senso di abbandono, sentiamo che una comunità vera deve riflettere, interrogarsi e non lasciarsi prendere solo dalle emozioni. Certamente per noi nasce un periodo di orfanezza, ma come cristiani dobbiamo uscire dai nostri recinti, dalle nostre chiusure ed immedesimarci nel nostro don,“ standogli vicino, comprendendo che dire “addio”, dopo sedici anni vissuti insieme, è una sofferenza anche per lui.
Noi parrocchiani siamo spesso molto esigenti con i nostri sacerdoti e, quindi, gli chiediamo di perdonarci se gli abbiamo dato qualche “amarezza”, ma di ricordarsi dei tanti momenti gioiosi vissuti insieme e delle tante belle cose realizzate.
Fa parte della vita di un prete essere “pellegrino”, camminare, andare. E’ indubbio, però, che non è facile lasciare una comunità che si è servita ed amata, con la quale si è stabilito un legame reale, si sono costruite relazioni profonde, a volte anche di bella famigliarità e perfino di amicizia, che si sono estese a tutti, anche a chi non frequenta la chiesa.
I primi anni, dopo il suo arrivo, sono stati dedicati alla formazione di una “Comunità Pastorale” tra Bedero e Masciago, due paesi che allora erano completamenti separati. Ci vorrebbe un libro intero per raccontare le mille cose che don Stefano ha realizzato nei nostri due paesi: ricordarle tutte è veramente difficile. Ha lasciato una grande storia, proprio anche grazie al tessuto di collaboratori che è riuscito ad unire e coltivare intorno a sé.
Gli interventi sulle strutture parrocchiali ormai fatiscenti sono stati molteplici: dopo anni di incuria, per il servizio alla comunità e soprattutto dei giovani, con i quali ha sempre cercato di costruire un forte legame per avvicinarli alla fede, ha rimesso a nuovo la casa parrocchiale e l’oratorio con l’annesso campo sportivo.
Dopo l’incendio che ha devastato parte della Chiesa parrocchiale di Bedero, ne ha completamente rifatto la facciata e soprattutto l’interno, restaurandone le pitture, e arricchendolo con paramenti e suppellettili. Anche la chiesa di Masciago ha avuto importanti interventi: il rifacimento del tetto e la costruzione della nuova sagrestia e di nuovi locali in cui la comunità potesse ritrovarsi. La cosa bella è che questi lavori non li ha mai fatti da solo perchè i parrocchiani hanno sempre collaborato con lui. E chi c’era, ancora oggi, li ricorda come momenti di servizio umile, fattivo e gioioso.
In collaborazione con la Caritas Diocesana e gli enti locali ha realizzato l’ “Albergo della Carità”, creato in un vecchio stabile, che ora con la sua bella facciata rossa abbellisce anche la piazza e ne aumenta il decoro. Dai suoi locali sono passate tante persone, che nella maggior parte dei casi sono riuscite a ridare un senso alla propria vita e a camminare in autonomia. E’ anche sede dei gruppi caritativi della parrocchia, Caritas e Missioni.
Al suo arrivo, gli archivi parrocchiali erano un ammasso informe di documenti. Ora sono perfetti e facilmente consultabili: un lavoro che è durato anni!
Per non parlare degli altri mille progetti pastorali sognati e realizzati in collaborazione con tanti volontari: Gruppo Caritas, Gruppo Missioni col gemellaggio con il missionario don Angelo Invernizzi, catechismo sia per ragazzi che per gli adolescenti, Rete di famiglie, feste patronali, la corale… E poi gli eventi aggregativi: Tombolata di Ferragosto e i carri di Carnevale…
Il suo operato sociale più importante è stato il Grest, che richiamava ogni anno più di cento bambini e un folto gruppo di animatori: educativo per i ragazzi e sollievo per le famiglie, tutte, anche le più povere, che trovavano un’accoglienza gratuita.
Ora per il nostro don è arrivato il cambiamento di parrocchia, repentino e improvviso, a cui non può rispondere che “Obbedisco” perché il sacerdote sa di “appartenere” a Qualcuno, che gli rende tutto affrontabile e vivibile.
Davvero strana e bella è la vita del prete: chiamato ad amare le persone di cui è pastore ad una ad una, amarle fino in fondo, deve, però, amarle gratuitamente nell’amore di Dio e senza legarsi ad esse. Siamo certi che il nostro don, dopo essere stato per un lungo tratto della sua vita nostro pastore e compagno di cammino, troverà la gioia di rimettersi al lavoro e la forza di ricominciare. Auguri, don, auguri di cuore!
Cesi Colli

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 15 Luglio 2020
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