In piazza per dire no al ddl Zan sull’omotransfobia

Sono diverse le associazioni, i partiti e i movimenti che questa mattina si sono trovate in piazza Santa Maria per protestare contro il ddl di Zan

Manifestazione contro il ddl Zan sull’omotransfobia

Sono diverse le associazioni, i partiti e i movimenti che questo sabato si sono riunite in piazza per dire “No” al disegno di legge sull’omotransfobia in discussione in Parlamento. Tra le cento piazze d’Italia, questa mattina, anche piazza Santa Maria a Busto Arsizio si è colorata di bavagli rossi per manifestare contro il ddl sull’omotransfobia proposto dal deputato e attivista LGBT Alessandro Zan.

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«Le proposte di legge attualmente in discussione in Parlamento prevedono di punire (anche con la reclusione) atti di discriminazione o di istigazione alla discriminazione motivati da omofobia o transfobia. Punire atti “omofobici” o “transfobici” senza definirli significa demolire la certezza della legge penale e minacciare la libertà di tutti. Inoltre, creare una specifica categoria di persone da tutelare in base al proprio comportamento sessuale costituisce una violazione del principio di uguaglianza di tutti i cittadini» hanno espresso i manifestanti.

La manifestazione si è svolta in silenzio, nel rispetto del distanziamento sociale, con un bavaglio sulla bocca, leggendo un libro o mostrando il volantino #restiamoliberi con «l’intento di simboleggiare una legge che vuole imbavagliarci».

Secondo i promotori di tali manifestazioni l’istituzione di un nuovo reato, quello di omotransfobia, appunto, che non viene definito dal legislatore, lascerebbe così «enormi spazi a interpretazioni e derive liberticide che colpiranno tutti coloro che si esprimeranno pubblicamente in modo non allineato al mainstream».

In caso di approvazione del testo, dicono gli organizzatori, si creerebbero dei vulnus che vengono sintetizzati con una serie di domande e, a parer loro, con una risposta certa: «Sarà possibile per chi gestisce una palestra vietare, ad un uomo che si “si sente donna”, l’ingresso nello spogliatoio delle donne? Sarà possibile per un genitore chiedere che il figlio non partecipi ad attività scolastiche inerenti temi sensibili sulla sessualità se sono realtà che gravitano nel mondo cosiddetto Lgbt?

Sarà ancora possibile per un sacerdote insegnare la visione cristiana del matrimonio? Sarà possibile dire pubblicamente che la pratica dell’utero in affitto è un abominio o dirsi contrari alla legge sulle unioni civili? Per tutte queste domande il ddl sull’omofobia ha una sola risposta, no».

Da qui la decisione di scendere in piazza: «Per la libertà di espressione, per la libertà di educazione, per la libertà di stampa, per la libertà di associazione, per la libertà religiosa».

Tutte le piazze in continuo aggiornamento su www.restiamoliberi.it.

Per sapere cosa concerne il disegno di legge è possibile consultarlo qui.

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Pubblicato il 11 luglio 2020
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