La lucertola dei King Crimson
L’evoluzione continua nel terzo album della prima fase
Lizard è il terzo capitolo dei King Crimson. La formazione? Stranamente quasi uguale ad alcune parti del secondo, con purtroppo la dipartita di Michael Giles, batterista di finezza unica, sostituito dal meno raffinato Andy McCulloch.
Ma sempre i Crimson sono, e con questa formazione non andarono nemmeno in tour perché si era già sciolta! Alla voce c’è Gordon Haskell, che avevamo visto cantare Cadence and Cascade: francamente non era il cantante per loro, tanto che nella seconda facciata, nell’unica suite firmata King Crimson, c’é il grande Jon Anderson degli Yes, che però si guardò bene dall’abbandonare il proprio gruppo per una formazione così instabile. È poi da notare il ruolo interessante del pianista jazz Keith Tippett, anch’egli già visto nel secondo album, che qui lascia ancora più il segno, aiutato anche da una composita sezione fiati – con oboe, corno inglese, trombone… – che indica come la libertà compositiva ed improvvisativa fosse davvero molto ampia. Disco ancora più sperimentale dei primi due, vede la critica tuttora divisa tra chi, come la maggior parte dei fans (me compreso), lo ritiene un capolavoro, e chi lo vede troppo come un disco senza un senso e una direzione compiuti. Sono i King Crimson: prendere o lasciare!
Curiosità: chi è la Happy family “four went by and none come back” di cui si parla nella canzone omonima? E’ svelato dalla copertina, che nelle lettere miniate contiene riferimenti ai pezzi: sono i Beatles, che si erano sciolti da non molto. Nella lettera I di Crimson sono raffigurati loro (c’è anche Yoko…).
La rubrica 50 anni fa la musica
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