Besozzo, a “Casa Eolo” con Ivan Basso: “Struttura perfetta per il nostro team”

La nuova base operativa della squadra di ciclismo è nel cuore del Varesotto: "Vicini ai laghi e alle nostre valli: qui i ritiri con i corridori". Una sala dedicata al Cuvignone: "La mia salita-test per eccellenza"

Casa Eolo Kometa ciclismo Besozzo Ivan basso

La sala che porta il nome del Cuvignone è attrezzata con un grande schermo per permettere le riunioni in videoconferenza: una necessità in generale, un obbligo in tempo di pandemia. Di fronte ad essa, l’ufficio principale è intitolato allo Zoncolan mentre la grande sala conferenze che si apre sul fondo del corridoio è intitolata allo Stelvio.

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Casa Eolo, la base operativa del team Eolo-Kometa 4 di 13

Nomi, naturalmente, non scelti a caso per caratterizzare gli spazi di “Casa Eolo”, il quartier generale del team Eolo-Kometa che dopo qualche tempo di gestazione e di rodaggio è ormai operativa quasi a pieno ritmo. Siamo a Besozzo, e qui il Cuvignone è davvero a un tiro di schioppo: i primi metri di quella salita sfiorano la casa natale del grande Alfredo Binda e proprio a Cittiglio alloggeranno i corridori della squadra, quando arriveranno nel Varesotto per i ritiri e gli allenamenti alla vigilia delle prossime corse.

Anche la scelta dell’edificio è tutt’altro che banale: il capannone utilizzato è infatti quello in cui Luca Spada mosse i primi passi da imprenditore, la prima sede di quella che oggi è Eolo, lo sponsor principale del team e uno dei marchi più potenti del mondo economico del Varesotto. «Una storia industriale partita proprio da qui: l’augurio, la speranza e l’idea sono quelle che anche la nostra squadra di ciclismo possa essere altrettanto vincente. Siamo al lavoro per quello, e non molliamo di un centimetro».

Le parole sono di Ivan Basso, il team manager e l’uomo che più di tutti si è adoperato per la trasformazione di una squadra spagnola relativamente piccola in un team con licenza italiana che sogna in grande. «Come forse ricorderete, Casa Eolo era stata pensata all’interno della sede aziendale di Busto Arsizio – spiega Basso, 43 anni e due Giri d’Italia vinti – ma poi è emersa la possibilità di usare questa struttura e abbiamo preso questa decisione. Qui a Besozzo siamo proprio nel mezzo di quegli ambienti come i laghi e le salite che impreziosiscono la provincia di Varese, e inoltre abbiamo trovato un edificio già costruito con le nostre necessità e adatto alle idee che Luca e io avevamo in mente. La nostra volontà era quella di avere una base adatta alle esigenze della squadra ed eccoci qui».

Casa Eolo non sarà – e questo è l’aspetto più interessante dal punto di vista sportivo – solo un luogo per la direzione organizzativa o logistica del team, anzi. Con il tempo diverrà sempre più crocevia per i corridori, specie in vista dei grandi appuntamenti ciclistici: «Qualcuno è già venuto qui, ma è stato solo un assaggio. Ora, con l’arrivo del Tour of the Alps prima e soprattutto con il Giro d’Italia, il Varesotto diventerà sede dei raduni alla vigilia delle corse. Ci siamo dati questa regola, di trovarci insieme un paio di giorni prima della partenza, come avviene per i ritiri pre-partita dei calciatori – prosegue Basso – Abbiamo un accordo con un hotel di Cittiglio, la Bussola, per ospitare atleti e tecnici e potremo allenarci sulle strade della nostre valli e dei laghi. Tra il mese di marzo e quello di ottobre, in particolare, le condizioni qui sono ottimali».

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Basso nella saletta dedicata alle interviste

Il Cuvignone, insomma, è sempre lì nel suo ruolo di meravigliosa palestra a cielo aperto. «Da corridore, era la salita per me cruciale, perché tra quelle che usavo abitualmente per allenarmi era quella che non mentiva mai. Il Campo dei Fiori era adatta per valutare una serie di parametri, ma erano i tempi sul Cuvignone a dirmi che la mia condizione era ideale per un grande giro. Ora spero che i ragazzi battano quei miei crono: li aspetto». Per inciso, Basso confessa che negli anni di Aldo Sassi e del Giro (vinto) 2010 il suo test prevedeva tre salite consecutive in assetto differente: medio, da gara e da cronoscalata. E l’ultimo assalto era portato a termine in 28 minuti…

Intanto, sulla strada che porta al Giro d’Italia, Basso non si tira indietro nel tracciare un piccolo bilancio di questo avvio di stagione, pur senza entrare troppo nei dettagli. «Non sono ancora arrivati risultati “pesanti”, ma ritengo che la nostra scelta, quella di partecipare a molte corse importanti, sia quella giusta. In una fase di start up come quella in cui ci troviamo, il modo migliore di progredire è quello di competere contro i più forti: dobbiamo avere pazienza ma anche capacità di migliorare e di trovare continuità ad alti livelli. Dobbiamo ricordarci che al nostro livello non bastano le gambe e la testa, ma è necessario anche avere tanto cuore. Questo è l’unico modo per fare risultato in gare nelle quali i colossi – dalla Ineos alla Jumbo, dalla Trek alla Deceuninck e altri ancora – lasciano qualche spazio per inserirsi. Ed è necessario guardare con attenzione anche ai piazzamenti: uno come Edward Ravasi da troppo tempo non era abituato a concorrere per i piani alti. Il suo 14° posto finale alla “Coppi e Bartali” può sembrare banale e invece racchiude in sé tante note positive, tante indicazioni che mi hanno fatto piacere».

Nella gara dedicata a Indurain la Eolo-Kometa fa esordire Wackermann

Damiano Franzetti
damiano.franzetti@varesenews.it

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Pubblicato il 01 Aprile 2021
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