I giovani e Busto Arsizio: “Questa città non ci parla”

Se ne è parlato venerdì sera in un incontro on line organizzato da PoliticaMente. I ragazzi chiedono cose semplici ma hanno bisogno di essere trovati lì dove comunicano e cioè sui social

giovani progetto

Da una parte la città coi suoi servizi, le sue aziende, i supermercati e una popolazione sempre più anziana, dall’altra i giovani che si sentono scollegati dal tessuto sociale cittadino. Emerge una mancanza di connessioni con la città in cui sono nati. Sembra essere questo il problema principale che sta alla base dello scollamento tra queste due entità e che fa dire di Busto Arsizio “non è una città per giovani”.

Eppure i luoghi per loro ci sono (basti pensare ai tre centri giovanili di Stoà, Comunità Giovanile e Gagarin), le strutture sportive abbondano (campi da calcio, il palazzetto della pallavolo, la casa della scherma, lo stadio dell’atletica) e continuano ad essere realizzate (palaghiaccio e palaginnastica) e anche la biblioteca continua a puntare sui ragazzi (aprendo di recente anche un’area dedicata al gaming). Presto arriverà anche un multisala nell’area ex-Mizar a far crescere l’offerta dell’entertainment.

Se ne è parlato venerdì sera in un incontro on line organizzato dall’avvocato Salvatore Loschiavo e la sua associazione PoliticaMente, un’associazione che mira a sviluppare un dibattito politico rivolto anche alle nuove generazioni. Alla discussione hanno partecipato il sociologo Giovanni Campagnoli, docente universitario allo IusTo di Torino, nonché presidente di Riusiamo l’Italia; l’urbanista Maurizio Carta, architetto e professore di Urbanistica all’Università degli Studi di Palermo, Rudy Collini, presidente di Confcommercio Busto Arsizio e Beatrice Cappone, studentessa. La conduzione è stata affidata a Francesco Anfossi, giornalista e caporedattore, nonché responsabile del sito online di Famiglia Cristiana.

Durante l’incontro sono state trasmesse le opinioni di alcuni giovani della città che hanno spiegato cosa manca a Busto per i giovani e cosa i giovani vorrebbero dalla loro città. Tra i punti di vista più interessanti quello di Sonia Haijlaoui che ha posto l’accento sulla mancanza di una comunicazione accattivante sui social che sono il mezzo più utilizzato dalle nuove generazioni per acquisire informazioni (al momento la comunicazione ufficiale del Comune passa soprattutto su Facebook e, in parte, su Instagram).

Opinione condivisa anche da Beatrice Cappone, studentessa dell’Ite Tosi di Busto, invitata tra i relatori: «Non la vediamo una città adatta ai giovani in parte per la mancanza di iniziative per noi ma quelle poche che ci sono non vengono pubblicizzate in modo accattivante attraverso i social, lo strumento maggiormente utilizzato in questa era, tra quelli della mia età».

La discussione ha toccato anche altri punti di vista, dalla questione sociale modificata dalla pandemia alla strutturazione urbana di Busto Arsizio. L’architetto Carta, ad esempio, ha portato l’esempio di una città come Nantes, capitale della Loira francese, che ha dedicato una zona della città (chiamata quartiere della creatività) ad una funzione multipla (di giorno incubatore di start up e di sera luogo di divertimento): «Questa molteplicità di funzioni permette l’interazione tra generazioni e tra diverse tipologie di persone (lo studente con il manager d’impresa, ad esempio) che non segrega i giovani dal resto della città, come a volte accade».

Stupisce, infine, la lista di iniziative per i suoi coetanei che la giovane relatrice ha presentato al termine dell’incontro: «Concerti, drive in, street food, cene condivise nei quartieri, un palio come a Legnano, mostre all’aperto di opere realizzate da giovani, spazi al chiuso per lo studio». Tante di queste richieste hanno trovato spazio in città, negli ultimi anni, e Rudy Collini le ricorda ma sottolinea anche come si possa e si debba fare di più per svecchiare l’immagine della città: «Con i giovedì sera in centro qualcosa è stato fatto» – ricorda.

Il sociologo Campignoli chiude con una riflessione proprio sulle parole della studentessa: «Non chiedono la luna ma aggregazione, sviluppo culturale, interazione con il resto della città – spiega -. Il problema non è solo di Busto Arsizio ma di tutta Italia dove per organizzare una cosa semplice servono permessi di ogni tipo, nonostante non si faccia altro che parlare di semplificazione. Questo è un tema enorme: come ridurre gli ostacoli alle comunità e la rigenerazione urbana che rimetta a disposizione luoghi e relazioni sociali».

L’incontro integrale lo trovate qui

 

Orlando Mastrillo
orlando.mastrillo@varesenews.it

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Pubblicato il 19 Aprile 2021
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