Elena e Silvia: due amiche di Luino alla ricerca di un nuovo concetto di “inclusività”

Arte che ricerca arte, nella diversità, nell’accettazione, nel sentirsi bene con sé stessi. È questo quello che hanno costruito Silvia, make-up artist, ed Elena, ballerina di fama internazionale

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Due ragazze, una ballerina di fama internazionale e una ragazza che ha fatto del make-up la sua vita. Vi chiederete come due mondi così distanti si possano trovare, per costruire qualcosa di magico.

Fermiamoci all’apparenza, come molti di noi fanno, e partiamo da come si sono conosciute, prima ancora di scoprire la storia che si cela dietro le loro vite.

Silvia Gozzi ha 24 anni e per concludere il suo percorso professionale presso un’accademia di trucco le è stato chiesto di partecipare ad un concorso di body painting. Grazie a questo ha conosciuto Elena Travaini, la ballerina di fama internazionale. No, non hanno vinto quel concorso, ma quello che sono riuscite a costruire da quel momento in poi si può definire molto più che una vittoria, è stata una rivalsa.

Sulla partecipazione al concorso di Elena Travaini si avevano delle perplessità. Perché Elena, come in grottesco spesso si definiscono i corpi delle donne, ha un fisico pazzesco ma il suo viso non è per niente convenzionale, causa un raro tumore alla retina. A Silvia questo non è importato e con fierezza ha deciso comunque di portare su quel palco la bellezza di Elena e la sua arte.

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«È stato in quel momento che abbiamo deciso di unire i nostri due mondi – racconta Silvia Gozzi – Il compito di un vero make-up artist è quello di riuscire a non standardizzare la modella, ma evidenziarne i pregi e i difetti».

Arte che ricerca arte, nella diversità, nell’accettazione, nel sentirsi bene con sé stessi. È questo quello che hanno costruito Silvia ed Elena, anche tramite servizi fotografici. 

Uno dei più “forti” è forse quello dal titolo “sotto la corazza”: attraverso l’arte del body painting Silvia ha ricoperto i corpi di Elena e Gioele Ravizza con gli insulti che si sono ritrovati a subire durante il corso della loro vita, ognuno legato ad uno spillo pungente che lo trafigge e lo fa sanguinare. Elena insultata per il suo aspetto fisico e la sua disabilità; Gioele invece, per la sua omosessualità, è stato fatto oggetto di appellativi facilmente immaginabili.

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Solitudine, tristezza, dolore e poi voglia di rivalsa: un secondo set fotografico, realizzato da Barbara Fiorenzola, dove i corpi prima semi nudi si vedono ricoperti di tulle, in modo alternato di bianco e di nero. «In ogni scatto chi è ricoperto dal tulle bianco cerca di portare a sé l’altro, come ad avvicinarlo, verso la luce, la positività, l’accettazione di sé», racconta Elena.

«Ci sono tante idee in ballo, vorremmo creare shooting sempre più inclusivi – continuano Elena e Silvia – e parliamo di inclusività vera, che non sia riservata a soli disabili o normali, ma a diversi colori della pelle, forme o misure. L’obiettivo è quello di realizzare servizi fotografici non banali, che possano coinvolgere tutti quelli che hanno una storia positiva da raccontare».

Una battaglia partita dai social, quelli di Elena, dove con più e più commenti le persone cercavano di denigrarla e sminuirla per il suo viso. «E più loro rompevano – racconta la ballerina – e più io e Silvia ci “arrabbiavamo”. Una rabbia sana che ci ha portato a dare un’unica risposta a questi commenti: proporre progetti che potessero essere di spunto a chi soffre come noi».

Elena Travaini, ora insieme a Silvia, non ha mai smesso di portare avanti le sue battaglie. Attualmente collabora con “Amici miei singing group”, un’associazione del veneto che tratta di bullismo e cyber bullismo, «se possiamo essere noi la voce di tutti coloro che sono vittime di questo sistema, allora abbiamo il dovere di esserla», ha concluso Elena.

Ma non solo, attualmente Silvia ed Elena, insieme al due volte argento ai campionati italiani e cintura nera paralimpica di Judo Roberto Lachin, hanno avviato la sperimentazione del judo al buio, basata sui fondamenti della disciplina stessa, ovvero il rispetto e la fiducia nei confronti della persona con cui si andrà a lavorare. Sul desiderio di volersi migliorare prendendosi cura della persona che si ha di fronte, il superamento dei limiti, grandi o piccoli che siano, l’accrescimento dell’autostima e il miglioramento. Elena si occuperà della parte di comunicazione e crescita personale, farà danzare, fare percorsi e giochi al buio secondo il metodo che utilizza nel suo progetto di Blindly Dancing (testato da oltre 250.000 persone nel mondo).

Tolta la benda e superati i confini, i partecipanti dovranno riprendere consapevolezza del proprio aspetto e del proprio fisico. A coppie, secondo la tecnica del body painting, una delle due persone dovrà scoprire un pezzo del suo corpo e raccontare qualcosa di sé, lasciando che l’altra, in base alle proprie emozioni e sensazioni, ci disegni sopra, con le mani o con il pennello. «Si usa anche nell’ambito dei disturbi alimentari per prendere consapevolezza di dove la nostra pelle finisce, del nostro corpo», raccontano Elena e Silvia.

Una missione? Un modo per cambiare la visione comune? Non si sa, quel che è chiaro è che queste ragazze stanno facendo il giro del mondo con i loro progetti e le loro intenzioni, tanti di questi visionabili sui loro siti: Elena Travaini  SIlvia Gozzi 

«Diversità e diverso per noi sono parole che si riferiscono a ciò che la società/la moda ha imposto. Noi potremo ritenerci davvero soddisfatte quando di questa “inclusività” non bisognerà più parlarne».

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Pubblicato il 04 Febbraio 2022
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