Un abbraccio rosa per l’ultimo saluto a Luciana Zaro, la Treccia di Gallarate

Non c'era il nero tipico del cordoglio funebre ma quella tinta che Luciana amava. Grande la partecipazione all'ultimo saluto della commerciante molto nota anche nel campo della cultura

Funerali Luciana Zaro

Non c’è del nero, ai funerali di Luciana Zaro, ma tanti rosa di mille sfumature. Il suo colore preferito ritorna in cento particolari diversi, vestiti, sciarpe, cravatte, persino mascherine. Un funerale non può essere gioioso, è lacrime e dolore, specie di fronte a una tragedia come quella che ha toccato Luciana Zaro, morta nell’incendio di casa sua ad Arnate di Gallarate.
Ma quel segno rosa è il  segno della gentilezza, dell’affetto per una personalità estroversa, gioiosa, amante della vita.

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I funerali di Luciana “Treccia” Zaro a Gallarate 4 di 13

“Amo la gioia del vento indorata dal sole”: questa breve poesia – scelta direttamente da Luciana Zaro – campeggia sul libretto funebre, in questa giornata di caldo e di brezza che cerca un varco tra le porte della chiesa di Arnate.

«Ora attende, insieme ai suoi cari che l’avevano lasciata, anche don Alberto che abbracciandola le dirà: ‘Ora finalmente siamo insieme per sempre’» dice il celebrante, don Mauro, ricordando il legame di affetto dentro all’esperienza del Teatro delle Arti, che da decenni – fin da giovanissima – contribuiva ad animare.

La salutano in tantissimi, moltissimi amici e anche le autorità della città, in chiesa e sulla piazza dedicata a suo zio, il partigiano Luciano Zaro (nella navata il gonfalone dell’Anpi guardava quello dei Lions).

Affettuosi i ricordi alla fine della celebrazione, degli amici, delle sue  amiche “treccine”, di chi – in questa città di provincia – ogni giorno la vedeva davanti all’oreficeria di Corso Italia, avviata dal padre Isidoro: «A Gallarate tutti parlano di te, del tuo modo di essere unico e raro», dice con affetto Cristina Mariani. L’hanno salutata quelli del Teatro delle Arti e di Filosofarti: «Aiutaci a portare avanti la nostra esperienza del teatro» aggiunge Riccardo Carù.

La ricordano «matta, incredibile, assurda, coltissima, estroversa, lieve, sopra le righe, umile». E la sintesi migliore forse la propone il professor Silvio Raffo: «Usiamo spesso il vocabolo straordinario fuori luogo, ma in questo caso è il vocabolo giusto: Luciana era stra-ordinaria».

Roberto Morandi
roberto.morandi@varesenews.it

Fare giornalismo vuol dire raccontare i fatti, avere il coraggio di interpretarli, a volte anche cercare nel passato le radici di ciò che viviamo. È quello che provo a fare a VareseNews.

Pubblicato il 04 Luglio 2022
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