La strada di mattoni gialli di Elton John
Titolo e copertina avevano come riferimento “Il mago di Oz"
La moda dei dischi doppi stava prendendo abbastanza piede ma non certo per i cantautori, a meno di non chiamarsi Bob Dylan. Il concetto stesso di cantautore era ormai cambiato: dall’iniziale chitarra (o piano) e voce eravamo passati ad esempio ad Elton John che suonava anche rock’n’roll. Ed essendo oramai una superstar mondiale, visto che i suoi ultimi due dischi erano andati al numero uno anche negli Stati Uniti, scelse la via del doppio album in studio. Quindi abbondanza di temi sia musicali che nei testi, con un po’ di malinconia nel ricordo di tempi passati (la title track, Roy Rogers, Candle in the wind), e con momenti più scatenati come Saturday night o Your sister can’t twist, senza poi dimenticare splendide ballate come I’ve seen that movie too. Un po’ uno chef che oramai conosceva bene il proprio pubblico e sapeva preparare un pranzo completo per soddisfare tutti. Inutile aggiungere che fu un successo straordinario: più di trenta milioni di copie vendute, otto volte disco di platino, e suo disco più venduto di sempre.
Curiosità: sebbene voglia essere in generale un discorso su fama e morte da giovani, i riferimenti espliciti di Candle In The Wind sono stranoti: Marilyn Monroe in questa prima versione e Lady Diana nel rifacimento. Ma il paroliere Bernie Taupin aveva mutuato l’espressione dal manager Clive Davis, che l’aveva usata per un’altra morta giovane: Janis Joplin.
La Rubrica 50 anni fa la musica
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